Go gatsu (il quinto mese, maggio) è molto importante nella cultura giapponese. Ed essendo questa fortemente assonante allo spirito marziale, è importante anche a questi effetti. La moderna kodomo no hi, festa nazionale dedicata ai bambini, corrisponde all'antica koi matsuri, festa della carpa. Venivano infatti associate a questo pesce molte delle virtù e molte delle fortune che possono capitare nel corso della vita ad un essere umano e particolarmente ad un guerriero. Nel giorno del koi matsuri venivano innalzati in cielo grandi aquiloni a forma di carpa, i koi nobori, immortalati anche in una celebre opera del grande Hiroshige. Speciali cerimonie venivano celebrate nelle dimore dei samurai. Il bambino, nella cui camera veniva collocata una immagine del leggendario erculeo bambino Kintaro, vestiva in questo giorno, il quinto del quinto mese, la sua prima hakama, e riceveva la sua prima spada.
Quanto segue non è la risposta ad alcuni articoli recentemente pubblicati che parlano del programma di esami adottato dall'Aikikai d'Italia, ma ne tiene comunque conto. Ne tiene conto perché lì sono state fornite ricostruzioni e spiegazioni che partendo da una mancata conoscenza dei fatti portano a conclusioni incongrue. Ma non vi risponde: perché la nascita di questo articolo e le sue motivazioni seguono una logica diversa: dare semplicemente testimonianza ai praticanti, da parte di testimoni diretti, di quanto avvenuto in passato.
Pubblicato nel 1975 il romanzo Shogun di James Clavell divenne in brevissimo tempo un successo mondiale, amplificato dalla riduzione per lo schermo con protagonisti di assoluto rilievo. Diffondeva per la prima volta tra il grande pubblico nozioni che ora sono pressoché di dominio pubblico (chi aveva all'epoca sentito parlare dell'esistenza dei ninja?) ma diffuse la sensazione forse ingiusticata di avere pienamente approfondito e compreso quel tormentato periodo della storia del Giappone e la vicenda personale del pilota inglese che ebbe agli inizi del 1600 la ventura di divenire consigliere dello shogun. Tentiamo di separare la realtà dalla attraente novella.
Sintesi e sincretismo nella Tradizione Giapponese
In Giappone si ritiene che animali, piante e perfino pietre abbiano un’anima. Secondo un’antica dottrina shintō, un essere divino può emanare parti di sé, producendo i così detti waki-mi-tama, "spiriti separati". Il kami dell’albero, chiamato kino o bake, può talvolta uscire dalla pianta, che rimane immobile e immutata, e andare errando assumendo, come nel caso che dovremo studiare, la forma di una bellissima donna. In condizioni normali, se qualcuno si avvicina allo spirito dell’albero, immediatamente esso si ritrae nel tronco o nel fogliame. E così si crede che se un vecchio yanagi (un salice) o un giovane enoki (fungo) vengono estirpati, del sangue sgorghi dalle loro ferite.
Kawabata Yasunari: Immagini di cristalloES, Biblioteca dell'eros, 2004
Se c'è erotismo in questi racconti di Kawabata (apparsi tra il 1926 ed il 1932) è tuttavia un erotismo sotteso, difficile da afferrare e talvolta anche da accettare, che richiede un lettore attento e disponibile se non addirittura predisposto.
Nel mondo dei conoscitori del nihonto, la spada giapponese, quando si parla del "Nagayama" tutti sanno di cosa si tratta. E' il testo fondamentale per affrontare la vastissima quanto affascinante materia. Disponibile da molti anni nella edizione inglese, The connoisseur book of the japanese sword, è stato recentemente tradotto in italiano e pubblicato, basandosi su questa edizione, a cura della INTK. Si tratta di una piacevole quanto importante novità, un vero e proprio passo avanti negli strumenti a disposizione di cultori e appassionati. Qui ne presentiamo la recensione.

Katsuaki Asai sensei, direttore didattico dell'Aikikai di Germania, ha tenuto il 10 ed 11 marzo a Roma il suo consueto seminario annuale, organizzato dal Dojo Nozomi in collaborazione con l'Associazione Aiko. Un'altra importante occasione di studio e di incontro. Troverete dettagli tecnici dopo la fotocronaca di Manuela Gargiulo ma anticipiamo già qualcosa: gyakuhamni il primo giorno, aihanmi il secondo. Mentre molti propongono un aikido sempre più "originale", i grandi maestri tornano al kihon.
Troppo forte è il dolore per la scomparsa del maestro Yoji Fujimoto, VIII dan, Honbu Dojo shihan, per 40 anni membro insostituibile e trainante della Direzione Didattica dell'Aikikai d'Italia, perché se ne possa parlare serenamente. E' però comprensibile che proprio in questo momento si abbia il desiderio di conoscere qualcosa di più sulla sua figura. E' doveroso tentare di tracciarne un profilo ora e subito.
Comune di Vicenza e Associazione Gohan presentano “Haru no Kaze (Vento di Primavera) – Il Giappone a Vicenza”. Un’occasione per conoscere, assaporare, vivere il Giappone, con la sua inestimabile Cultura e le sue Arti tradizionali e moderne, in cui traspare sensibilità, forza, eleganza e la ricchezza interiore di un grande Paese. Verranno dati giusto risalto e valore alle svariate forme espressive presenti in questa cultura e agli aspetti tradizionali - formativi che da secoli sono alla base di questo popolo. Ne riparleremo a breve.
Abbiamo preparato una breve presentazione del Dojo Musubi. Naturalmente l'indirizzo, gli orari e i contatti, ma anche una esposizione succinta - sperando che l'essenziale ci sia - di cosa sia l'aikido e delle ragioni per cui è così bello ma anche così proficuo praticarlo. Per leggerla cliccate qui.
C'è una nuova sezione nel nostro sito, all'interno di Storia e costume: Mesi, stagioni, feste. Un po' snella ancora, ma crescerà. Dovrà crescere per forza: ogni mese infatti il sito avrà una nuova testata, ispirata al ciclo dei mesi, delle stagioni, della vita. Le sintetiche schedine che accompagneranno ogni nuova testata saranno il nucleo di altrettanti articoli. Verranno poi anche le stagioni, ed altre schede sulle feste tradizionali che manifesteranno ai cultori dello spirito del Giappone quanta parte della tradizione si sia conservata intatta fino ad oggi attraverso queste periodiche e gioiose celebrazioni.
La prima recensione di Akira Kurosawa (I sette samurai) riscosse interesse, suscitando il desiderio di recensire tuttie le sue opere per onorare nel 2010 il centenario del maestro. L'impegno si dimostrò superiore al previsto. Per reperirle tutte e perché hanno richiesto - tutte - approfondimenti non preventivati. Ma c'è la tentazione di dire che ne valeva la pena. Sugata Sanshiro II (1945) e Nessun rimpianto per la mia giovinezza (1946) concludono la serie. E' finita... I nostri lettori hanno una idea anche delle opere - troppe - che in Italia non sono mai uscite. Suggeriamo due modalità di lettura: scegliere a caso senza inibizioni, jidai o gendai, o seguire passo passo nella filmografia il percorso artistico di Kurosawa. E' il metodo che lui consigliava, e che sembra suggerirci sornione, sotto il suo immancabile berrettino, in questa foto (dal set di L'idiota).