Molti si sono avvicinati alla cultura giapponese attraverso la pratica delle arti marziali, comprendendo ben presto che era solo un punto di passaggio, una porta aperta anzi spalancata verso un mondo magico ed affascinante. E' il percorso della maggior parte di quelli che si sono lanciati nell'avventura di questo sito, provenienti dall'aikido.
L'aikido è allo stesso tempo la più nuova ed una delle più antiche arti marziali giapponesi: venne fondata intorno al 1925 dal grande maestro Morihei Ueshiba (1883-1969) che vedete nella immagine, affondando le sue radici in una storia più che millenaria e traendo il suo nucleo tecnico da un'arte conosciutra come Daito ryu aikijujutsu, codificata nel XII secolo dal maestro Minamoto Yoshimitsu e tramandata nei secoli dalla famiglia Takeda, ramo cadetto dei Minamoto.
Molte altre sono le scuole sviluppatesi in Giappone, nel corso dei millenni e ad opera di una classe guerriera, quella dei samurai, paragonabili per etica e valore all'immagine ideale dei nostri cavalieri medioevali, che rifiutò di arrendersi al "progresso" e decise di tramandare fino ai nostri giorni ed oltre lo spirito guerriero del Giappone, mettendolo però a disposizione di obiettivi da tutti condivisibili e rifiutando ogni confronto inutile.
La maggior parte delle arti marziali antiche (koryu) prevede il maneggio di armi, e soprattutto quelle tipiche del samurai: la lunga spada ricurva (katana), la daga da fianco (wakizashi) da cui mai si separava, il pugnale, tanto, da portare in battaglia come estrema risorsa.Anche in aikido si studia l'uso delle armi, ma come completamento di una complessa ed affascinante serie di tecniche - originalmente di difesa - da eseguire a mani nude. A titolo di approfondimento culturale però molti praticanti di aikido dedicano parte del loro studio alla cultura delle armi, viste non come strumenti per offendere ma come strumenti per la costruzione ed il mantenimento del proprio livello interiore.
Sono 400 anni circa che si scrive sul Giappone, ma per certi versi sembra di essere appena agli inizi e che i piatti forti debbano ancora venire. Cercheremo di orientarci in questo mare magnum destinato a crescere ancora, innanzitutto sufddividenso le opere in un numero ragionevole di macrocategorie: opere letterarie storiche come il Genji Monogatari, o Racconto del Principe Splendente, opere di saggistica storica come i vari compendi di principi morali o tecnici ad uso del samurai: dal Budo Shoshinshu (codice del giovane samurai) di Daidoji Yuzan al Gorin no sho di Miyamoto Musashi, per fare solo due esempi.
Ci sono poi i libri degli scrittori giapponesi moderni, e ce n'è per tutti i gusti: da Yukio Mishima a Kenzaburo Oe, da Banana Yoshimoto a Ryunosuke Akutagawa, l'uomo che indirettamente ha aperto alla letteratura giapponese le porte del mondo occidentale: sua è la storia che venne portata sullo schermo da Akira Kurosawa in Rashomon, film che fece scalpore quando presentato al festival di Venezia.
I libri di chi in passato ha scritto del Giappone visto con gli occhi di un occidentale sono forse stati ingiustamente trascurati fino ad adesso: hanno il vantaggio incommensurabile di essere molto più vicini alle fonti di quento potremo essere noi: quale dotta ricostruzione bibliografica della cerimonia del seppuku può uguagliare il racconto di un testimone oculare come Lord Redesdale, chi può illluminarci sulla nascita ed evoluzione del judo meglio di E.J. Harrison, che ebbe la ventura di praticarlo in Giappone nel 1800?
Ci sono poi innumerovoli libri tecnici che ci aiutano ad entrare timorosi nel mondo dell'arte e della cultura giapponese,e più avanti a trasformare i nostri passi incerti in quelli decisi dell'esploratore.
Personaggi in cerca di lettore
Dietro ogni arte c'è un maestro, e a volte ce ne sono tanti. Certamente ci sono anche artisti, allievi, estimatori, ammiratori ma nessuno può percorrere le strade dell'arte senza una maestro; pareremo dunque soprattutto di loro, dei maestri.
Presentare solamente le loro opere non basta: vorremmo qui raccontarne le vite; quelle dei grandi maestri di spada, dei grandi maestri di pittura, dei personaggi chiave insomma che hanno reso grande la cultura giapponese, che hanno aperto e resi proficui i rapporti tra Giappone ed Occidente; vogliamo rendere omaggio a questi uomini e a queste donne, raccontando le loro vite e riportando i loro pensieri
Abbiamo per ora identificato, o scelto, alcune categorie di personaggi; abbiamo in programma di aggiustare le nostre scelte e di aggiungerne altre, contando sul vostro aiuto
Yoshiiku, Makoto no tsuki hana no sugata-e (La vera luna con l'ombra di un fiore). Ritratto dell'attore Nakamura Icho - autore della poesia che dà il titolo all'opera - intento a prepararsi per andare in scena (1875 circa)
Ogni attività umana ha un suo linguaggio e un suo vocabolario specifico. Troverete in un glossario le parole che difficilmente si trovano in un dizionario o che difficilmente dentro al dizionario vengono interpretate correttamente: all'interno della cerchia inevitabilmente ristretta degli addetti ai lavori le parole si trasformano, si trasfigurano come se assumessero le caratteristiche dell'ambiente in cui vengono pronunciate, assumendo significati specifici che sfuggono o possono sfuggire sia all'osservatore esterno che a coloro che muovono i primi incerti passi nell'arte.
Abbiamo iniziato con un glossario di aikido, allargheremo in seguito i nostri orizzonti. A voi di stimolarci con suggerimenti e proposte.
E' difficile tracciare una linea di demarcazione tra le arti figurative giapponesi e quelle applicative: una scatola di lacca destinata a contenere del cibo è indubbiamente un oggetto di uso comune, ma cosa dire se è finemente decorato con splendide figure? La cultura giapponese ci presenta poi una ulteriore indecifrabile categoria d'arte: quella effimera legata al gesto.
Certamente è un genere artistico conosciuto anche da noi, basti pensare al teatro, alla danza, opere d'arte irripetibili che si esauriscono nel momento stesso della loro nascita, che coincide con quello della morte: nessuo udirà mai più le note di quello strumento come sono state emesse in quell'attimo, da quella mano; che non sarà mai più la stessa, come non sarà mai più lo stesso né l'animo dell'artista né quello dell'ascoltatore.
Quando si parla di arte giapponese immediatamente vengono alla mente di tutti, o quasi, alcuni nomi: Hiroshige, Kuniyoshi, Utamaro, Hokusai...
Furono tutti artisti che produssero prevalentemente stampe; sarebbe estremamente riduttivo dire o pensare che l'artista giapponese abbia preferito esprimersi nelle stampe, dobbiamo comunque riconoscere che è in questa espressione artistica che il Giappone ha manifestato una assoluta originalità e ha prodotto varie generazioni di artisti incomparabili.
A differenza dell'arte nostrana che si esalta nella rappresentazione di temi alti, basti pensare alla Cappella Sistina, al David o al Mose di Michelangelo, l'artista giapponese ama rappresentare la realtà; sia esaltandola ed idealizzandola, sia caricandola fino a farla diventare appunto caricatura, sia rappresentandola fedelmente, o andando a cercare in fenomeni apparentemente trasscurabili come lo scorrere di un ruscello di montagna, le tracce dell'armonia dell'universo. Le stampe giapponesi avranno quindi una parte molto importante nel nostro sito.

Hokusai: Kanagawa-oki nami-ura (Sotto l'onda al largo di Kanagawa) dalla serie Trentasei vedute del monte Fuji, visibile in mezzo tra le onde. Quando si parla di stampe giapponesi quasi tutti materializzano nel loro immaginario questa celeberrima opera. Questo esemplare in particolare proviene dlla collezione di Claude Mone, grande pittore francese molto legato allo studio della cultura giapponese, e che ne trasse continua fonte di ispirazione.
La nostra ambizione è di allargarci man mano a macchia d'olio fino a ricoprire tutti i campi in cui l'artista giapponese ha scelto di esprimersi. E non sono certamente pochi: la fantasia dell'artista nipponico si esprime anche attraverso oggetti di uso quotidiano, ovviamente raggiungendo le vette più alte quando la committenza è di rango elevato. E' così che sono nati oggetti quotidiani di ogni tipo considerati tuttavia tesoro nazionale, come scatole di lacca, tazze da té, guardie ed accessori di spade.

Hiroshige: Sumidagawa Sujijin-no mori Massaki (Il quartiere Massaki e il santuario Sujiin-no mori sul Sumidagawa) dalla serie Cento vedute di Edo. Un albero di sakura, fiore simbolo del Giappone e del samuraii serve da quinta al paesaggio. I fiori, doppi, sono della varietà yaezakura e questo giustifica l'inserimento dell'opera nella sezione del libro dedicata alla Primavera (questo albero fiorisce tardivamente rispetto al sakura tradizionale). Il fiume Sumida domina maestosamente la scena, ed il santuario di Sujijin-no mori è seminascosto dal tronco dell'albero: l'arte giapponese non ama le ostentazioni, preferisce obbligare l'occhio e l'animo dell'osservatore ad una ricerca attenta.
La pratica di un'arte richiede l'uso di strumenti appropriati, e sicuramente la condiziona: l'uso di strumenti inadatti o inadeguati può compromettere ogni progetto. A parte questo, l'utilizzo regolare del giusto mezzo, includendo in questo ogni cosa, dall'attrezzatura stessa di un dojo che dovrebbe rispondere a regole precise consolidate nei secoli fino al più umile degli strumenti quotidiani, contribuisce a stabilire quella atmosfera di armonia che è necessaria per ogni produzione artistica.
Dovremo dire anche di più: tra l'artista ed i suoi strumenti si sviluppa una forma di empatia, come se da essi l'uomo traesse vigore ed esperienza, come se lo strumento raccogliesse nel corso degli anni le conoscenze di chi lo adopera, del tutto comprensibile e condivisibile: pensiamo al rapporto che ha un guerriero con la sua spada, celebrato dalle mitologie di ogni cultura e di ogni tempo.
Il progetto Dojo Store ha come obiettivo la fornitura degli strumenti adatti per la pratica e lo studio della cultura tradizionale giapponese. In questa sezione del nostro sito troverete informazioni sullo stato di avanzamento di questo progetto ed infine il collegamento per a quello che in fondo ci dispiacerà chiamare negozio virtuale.
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I più anziani avranno vaghi ricordi di una storia molto simile, che protervi professori tentarono invano di far memorizzare in prima media, ai tempi che vi si studiava ancora la mitologia greca. Va da sé che furono ingloriosamente respinti - con gravi perdite - dalla granitica resistenza delle menti di noi allievi. Ma qualcosa nonostante tutto penetra, qualcosa rimane. La memoria ve la rinfreschiamo subito lasciando la parola al nostro collaboratore, che così si presenta:
Tanti, tantissimi anni fa, il re Midaru no kami tornò dalla gara di canto tra gli dei con un vistoso eboshi sulla testa che gli celava completamente la chioma: spiegò che si trattava del dono degli dei assegnatogli per la competenza mostrata nella giuria: non lo poteva quindi levare per nessun motivo. Tempo dopo dovette ricorrere però alle cure di un barbiere, essendogli i capelli cresciuti ormai a dismisura. Ero io.
Dopo aver giurato di non rivelare nulla di quello che avrei visto ad anima viva, gli tolsi il berretto e mi trovai al cospetto di uno spettacolare paio di orecchie d'asino: era quella la ricompensa, e allo stesso tempo il voto, che gli dei avevano attribuito alla capacità di giudizio del re Mida.
Avevo giurato, resistei finché fu possibile. Poi un giorno scavai una buca sulla riva di un ruscello, chiamato Pattoro (sì, lo so: sono un pignolo). Spifferai tutto dentro la buca, la ricoprii accuratamente e me ne andai per i fatti miei, tirando un grosso respiro di sollievo. Malauguratamente dei giunchi nacquero dalla buca, ed ancora oggi, chi passasse per quel ruscello, li sentirebbe ad ogni refolo di vento sussurrare la storia delle orecchie d'asino del re Midaru. E nulla arriva lontano come i sussurri, mentre gridare al vento non è elegante né efficace.
Sono passati come detto tanti, tantissimi anni, vivo sotto mentite spoglie nel timore di essere scoperto ed azzittato finalmente una volta per tutte. Ma ormai ci ho preso gusto. S¡, la verità occorre seppellirla dentro una buca profonda, e ricoprirla accuratamente. Il resto, lo faranno un seme capitato chissà come nella buca, ed un refolo di vento. E questo posto non è male per seppelliire ogni tanto qualche piccola verità... ogni tanto ci ripasserò.
Fikaromoto (Il barbiere di Sendai)

Non andremo in giro per internet dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina per cercare dei link; cercheremo di averne pochi, ma buoni e stabili, mentre internet è il regno dell'effimero e quello che c'è oggi potrebbe non esserci domani, spesso non ci sarà più dopodomani. Se poi saranno tanti e buoni, meglio per tutti.
Un elenco ristretto di link verrà selezionato dal gruppo di lavoro di questo sito, ma in seguito verrà accompagnato dai siti segnalati da lettori e frequentatori. Sarà sufficiente registrarsi per avere accesso ad una sezione dove inviare le proprie segnalazioni.
La pubblicazione sarà "quasi" garantita. Dipenderà dalla presenza o meno di una breve presentazione che indichi quale vantaggio per il navigatore, non effimero, possa venire dal fatidico colpo di mouse. Buona fortuna nella vostra ricerca.
Ecco intanto i primi risultati della nostra.
L'aikido è allo stesso tempo la più nuova ed una delle più antiche arti marziali giapponesi: venne fondata intorno al 1925 dal grande maestro Morihei Ueshiba (1883-1969) che vedete nella immagine, affondando le sue radici in una storia più che millenaria e traendo il suo nucleo tecnico da un'arte conosciuta come Daito ryu aikijujutsu, codificata nel XII secolo dal principe Minamoto Yoshimitsu.
Agli inizi del 1900 Morihei Ueshiba apprese il daito ryu dal maestro Sokaku Takeda, all'epoca caposcuola. e nel decennio successivo sentì il bisogno di adattare quanto aveva appreso alla sua personalità e ai suoi scopi profondi. Iniziò così la nascita di quello che venne chiamato nel 1942 aikido, e che il fondatore continuò ad elaborare e perfezionare fino al momento della sua scomparsa.
In Italia l'aikido venne prima saltuariamente insegnato da alcuni maestri provenienti dalla Francia e più raramente dal Giappone, si diffuse poi dal 1964 dopo l'arrivo del maestro Hiroshi Tada, inviato dallo Zaidan Hojin Aikikai di Tokyo, che fondò alcuni anni dopo l'Aikikai d'Italia che è ancora oggi l'organizzazione di aikido più rappresentativa, strutturata non come gruppo o federazione sportiva, ma come associazione culturale senza fini di lucro.