VaffaBivio200pxUna delle tecniche più esoteriche dell'aikido esoterico non nasce all'ombra del Fuji Yama ma sorprendentemente nel popolare quartiere romano dell'Alberone, negli anni sessanta del XX secolo.

 

 

 

 

 

1965 UMDIl volenteroso quanto un po' scalcinato e un po' naïf gruppo di ragazzi che praticava sul tatami del Ueshiba Morihei dojo aveva qualche comprensibile lacuna culturale. Era il Giappone a quei tempi ancora molto lontano dall'essere conosciuto come lo è adesso (e se non ho detto compreso qualche ragione c'è).

Non poteva aiutare più di tanto perlomeno in questo campo la presenza carismatica di Tada sensei: era infatti una figura troppo importante per poter pensare di pressarlo continuamente con domande che esulassero dalla pratica pura e dura, e del resto la sua conoscenza dell'italiano era all'epoca ancora limitata, per quanto fosse perfettamente in grado di farsi capire sulle cose essenziali. Che erano per lui, all'epoca, in prima istanza l'aikido, in seconda l'aikido e poi, solo poi nel caso avanzasse un po' di tempo, l'aikido.

Non che la cosa avesse soverchia importanza: ove mancava l'informazione veniva in soccorso la fantasia, che non mancava a nessuno. Non si conosce l'inventore delle grandi scoperte che hanno cambiato nel corso dei millenni la storia e il percorso dell'uomo (il fuoco... la ruota...) e nemmeno questa formidabile intuizione sfugge alla regola. Del resto rimase confinata per comprensibili motivi a una ristrettissima cerca di iniziati, che la conservarono gelosamente e segretamente.

VaffaBivioMa i tempi cambiano, ed è giunta l'ora di rendere omaggio all'ignoto genio che partorì l'idea, e ai non pochi adepti che adottarono questa nuova tecnica di aikido, la perfezionarono e vi si applicarono con costanza e dedizione.

Da un lato corre l'obbligo di rendere omaggio allo spirito di quei lontani pionieri, che compresero immediatamente come l'aikido iniziasse e non terminasse al momento che si scendeva dal tatami. Andava applicato infatti soprattutto nella vita quotidiana, fino a permearla in ogni suo aspetto: una lezione non ancora oggi acquisita del tutto, da parte di molti e forse di troppi.

E che andasse utilizzatospesso come controproposta alle pressanti pressioni dei consiliori di turno, che non riuscendo a trovare la quadra nei loro affari ingannavano il tempo occupandosi di quelli altrui per inondare il prossimo di saggi consigli ovvero imperdibili precetti. Ed è sempre un momento arduo quando ci si trova davanti a questa sorta di bivio: seguire la propria coscienza, o quella altrui?

Dall'altro lato è doveroso rendere conto della già accennata naïvité di quegli innovatori: nelle incessanti discussioni sulla materia, che – voglio ricordarlo – andavano pari passo con lunghe quanto entusiastiche esercitazioni, si incorreva in un increscioso equivoco lessico.

La nuova folgorante tecnica, derivata inontestabilmente dall'esercizio ikkyo undo veniva coscienziosamente utilizzata in tutte le circostanze della vita quotidiana che suggerissero di rivolgere al prossimo tale vincolante raccomandazione.

VaffaUndoL'efficacia indiscutibile e i risultati lusinghieri che accompagnavano ogni applicazione alla vita quotidiana di questo principio dell'aiki erano evidenti: nessuno, nemmeno tra gli estranei ignari dell'arte, osava opporsi alla cogente esortazione cui lo invitava la tecnica segreta.

Veniva però erroneamente definita da quegli inconsapevoli - anche se non involontari - saggi: vaffa col tenkan. Non era raro nell'ambiente sentirlo evocare, al grido di "Qui ce ne vuole uno!".

Perdonateli: a loro dobbiamo molto. Ricordatevi innanzitutto di rendere loro grazie ogni volta che utilizzerete questa tecnica finora rimasta saggiamente segreta, ma che i tempi bui rendono necessaria e provvidenziale a tutti.

Ma poi, anche se saperlo non ne cambierà l'efficacia, ricordate anche che si tratta in realtà del vaffa undo.