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FondazioneIl 10 aprile del 1970 si radunarono, presso lo studio del notaio Italo Gazzilli in Roma, Hiroshi Tada, Masatomi Ikeda, Sergio De Giorgio, Danilo Chierchini e Gianni Cesaratto, per registrare la fondazione della associazione denominata Accademia Nazionale Italiana di Aikido – Aikikai d'Italia.

I presenti chiesero che tra i fondatori venisse annoverato sia pure assente Toshio Nemoto. Lo scopo della associazione nascitura veniva precisato nello Statuto che veniva allegato all'atto costitutivo.

All'articolo 4 del detto atto costitutivo “I signori comparenti, in piena unanimità tra di loro, danno mandato al signor avvocato Paudice Giacomo … di espletare tutte le pratiche comunque occorrenti ai fini del deposito dello statuto della associazione presso le competenti Autorità, nonché tutte le pratiche comunque occorrenti al fine di conseguire il riconoscimento dell'associazione”.

La pratica venne aperta presso il Ministero della Pubblica Istruzione, raccogliendo però perplessità sulla richiesta di annoverare tra le attività culturali una disciplina del tutto sconosciuta che sembrava a prima vista collocata nel filone definito genericamente quanto sbrigativamente all'epoca col nome di “lotta giapponese”.

 

 

 

 

 

 


Spirito1973Per dimostrare l'effettivo collocamento dell'associazione in ambito culturale e facilitare così il riconoscimento da parte delle autorità si decise di attuare quando già previsto nell'art. 2 dello statuto:

“Conservare intatto e diffondere in Italia il patrimonio culturale, spirituale e filosofico tramandato da quelle arti peculiari che costituiscono il patrimonio squisitamente tradizionale della cultura giapponese, attraverso idonee e qualificate pubblicazioni periodiche e monografiche”.

Le pubblicazioni periodiche furono due: Aikido, dedicata principalmente ad approfondimenti sull'arte marziale che costituiva l'asse portante dell'associazione, curata da Giovanni Granone, e Spirito del Giappone maggiormente focalizzata sulla cultura tradizionale giapponese e seguita da Giacomo Paudice.

Venne registrata al tribunale di Roma il 1. febbraio 1972. mentre la testata Aikido fu registrata il 29 gennaio.

Spirito del Giappone aveva periodicità semestrale e un numero di pagine, in formato 17x24, mediamente tra le 30 e le 40.

In copertina figurava una immagine della dea Kwanon o Kwannon, che ora viene translitterata più frequentemente come Kuanyin.


Spirito1976L'immagine era sempre la stessa mentre cambiava talvolta il colore di fondo. Si trattava di una rappresentazione in ceramica, che si diceva fosse stata donata da Tada sensei al Dojo Centrale, era depositata quindi in quei locali sede dell'associazione.

Disponibile di conseguenza ad essere fotografata, e in un periodo in cui il reperimento di qualunque tipo di informazione o di documentazione visiva doveva superare notevoli difficoltà, parve particolarmente adatta per il senso di serenità che trasmetteva a rappresentare l'immagine della pubblicazione e ad evocare la calma imperturbabile dell'uomo d'arte colto nel momento della creazione ma anche in quello della riflessione che lo precede, della contemplazione che lo segue o lo accompagna .

Ma terminiamo questa digressione con un'ultima curiosità: la dea Kwanon, proveniente dal pantheon buddista ove viene chiamata Guanyin e poi introdotta in Giappone, ha ispirato non solamente la pubblicazione di cui ora tratteremo. Una industria ottica nipponica produsse nel 1934 il primo prototipo giapponese di fotocamera moderna in formato 35mm, chiamandola Kwanon. In seguito la difficoltà di pronuncia da parte degli stranieri portò a una nuova denominazione: Canon. Questo nome ebbe successo, tantevvero che l'industria nel 1947 decise di rinominarsi appunto Canon; è tuttora una delle maggiori ditte attive nel campo della registrazione e conservazione delle immagini.

La copertina venne rivisitata a metà degli anni 70 da Stefano Serpieri, mantenendo la dea Kwanon ma portandola a coprire l'intero formato,

Spirito1983Negli anni 80 si decise di aggiornarla per avvicinare la grafica a quella dell'altra pubblicazione sociale Aikido; qui la copertina dell'ultimo numero, dicembre 1983, che venne curata da Paolo Bottoni. Dopo di che cessarono le pubblicazioni, per sovravvenute difficoltà economiche dell'associazione.

Va detto che era anche sopravvenuto in qualche modo un allontanamento della dirigenza dell'epoca dagli scopi della pubblicazione, considerata non più necessaria essendo già stato raggiunto da tempo il riconoscimento della personalità giuridica dell'associazione, di cui l'aspetto culturale costituiva secondo alcuni non un elemento portante ma un semplice alibi abilmente sfruttato ma orami inutile.

Fu quindi decisa la morte di Spirito del Giappone, ripromettendosi in cambio un potenziamento di Aikido.

Questo venne poi concretamente realizzato con un incremento nel numero delle pagine, una  consulenza grafica, considerata un investimento necessario nonostante il difficile momento economico e che effettivamente diede ad Aikido maggiore personalità, il reperimento di nuovi collaboratori: in Aikido XIV, Aprile 1984 compaiono 14 firme tra cui quelle prestigiose di Moriteru Ueshiba e Kensuke Watanabe..

Ma dobbiamo accingergi ora a un deciso passo indietro.    

Va precisato che nel 1974 una proposta di legge - che non venne però in seguito approvata dal parlamento - aveva l'intento di riservare il titolo di Accademia a enti già riconosciuti dalle autorità, e l'associazione non era ancora in quelle condizioni, e ricadenti per giunta in ben precise categorie.

DojoCentraleVenne allora modificata la ragione sociale dell'associazione, che divenne Associazione di Cultura Tradizionale Giapponese – Aikikai d'Italia. Più o meno contemporaneamente, nel dicembre 1974, veniva istituito il Ministero dei Beni Culturali, che assorbiva parte delle competenze del Ministero della Pubblica Istruzione tra cui la pratica per il riconoscimento della personalità giuridica dell'associazione.

Riconoscimento che arrivò infine con il Decreto del Presidente della Repubblica n. 526/1978, registro 11 dei Beni Culturali, foglio 355, pubblicazione sulla G.U. del 9 settembre 1978. Determinanti furono l'opera costante e professionalmente ineccepibile dell'avv. Paudice e l'interessamento della d.ssa Carla Vitrano, funzionario della Pubblica Istruzione e praticante di aikido presso il Dojo Centrale.



Spirito1973 7Ma è ora di entrare in corpore vili iniziando a parlare dei contenuti di Spirito del Giappone, che diede un importante contributo, purtroppo dimenticato da molti se non da tutti, a quel riconoscimento.

Troviamo nel n. 3 anno terzo, marzo – settembre 1973, la trascrizione di una conferenza tenuta dal prof. Kenjiro Okamoto presso l'Istituto di Cultura Giapponese in Roma, il 4 ottobre dello stesso anno: “L'arte giapponese” pensiero tradizionale ed età moderna.

Era infatti frequente all'epoca la collaborazione tra l'associazione e l'Istituto nonché l'ambasciata del Giappone, che espressero anche parere favorevole al rinoscimento da parte delle autorità italiane.

In occasione dei seminari tenuti presso il Dojo Centrale di Roma il maestro Tada non mancava mai di raccomandare un contatto sia con l'Istituto che con l'ambasciata per ottenere materiale illustrativo e informativo a riguardo della cultura e della società giapponesi, da distribuire ai partecipanti.

In particolare l'Istituto mise spesso a disposizione dei filmati selezionati dalla sua ricca cineteca. In occasione della restituzione del filmato era necessario allegare una relazione in cui venivano illustrati il numero dei partecipanti, oltre a sommarie informazioni sulla loro estrazione, e soprattutto le loro reazioni e i loro commenti sul documentario che era stato proiettato.

 

 

 

 

GiapponeItaliaA titolo di esempio, venne messo ai disposizione dei partecipanti al seminario di primavera del 1983 l'opuscolo Giappone Italia oggi, redatto a cura del prof. Tetsuo Sakamoto.

L'anno successivo venne proiettato un documentario sulla vita quotidiana in un monastero zen, con un interessante intervento a commento di Fujimoto sensei: la realizzazione del documentario, che vedeva per la prima volta, aveva suscitato in Giappone un acceso dibattito sui mezzi di comunicazione, di cui gli era giunto l'eco.

La sua realizzazione aveva infatti comportato in realtà uno sconvolgimento nella vita dei monaci, sottratti ai protocolli di vita quotidiana consolidati nei secoli per dover invece recitare una parte a beneficio delle cineprese.

A detta di Fujimoto sensei alcuni ne avevano tratto in Giappone la conclusione che le discipline tradizionali non possono e non debbono essere volgarizzate per diffonderle, pena una loro irreversibile perdita del legame con la tradizione.

Ne seguì una interessante discussione che coinvolse attivamente molti dei partecipanti al seminario.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Spirito1973 20Tornando alla rivista, l'articolo successivo era la seconda puntata di un Sommario di Storia del Giappone redatto dal prof. Merge' che in 11 pagine iniziava la trattazione dal periodo Asuka (552-664) per arrivare fino alla insurrezione Jinshin (672-714) che precedette il periodo Nara.

Salvatore Merge' nel periodo della sua permanenza in Giappone a cavallo della seconda guerra mondiale praticò aikido – primo italiano in assoluto – con il fondatore Ueshiba Morihei.

Dopo il suo rientro in Italia insegnò e diffuse l'arte, sia pure saltuariamente a causa dei suoi impegni accademici.

Intorno a lui si radunò un gruppo non numeroso ma estremamente coinvolto di praticanti, che confluirono poi dopo l'arrivo in Italia di Tada sensei nella nuova associazione, che il professor Merge' seguì con interesse e simpatia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Spirito1973 30Seguiva, dalla penna e dalla matita dell'architetto Piercarlo Righetti socio dell'associazione, La Casa Giapponese,

Trattava naturalmente quella tradizionale, che risponde a canoni ancestrali di sorprendente profondità, e che superano la prova dei millenni.

Dalla parte che tratta del tokonoma, elemento irrinunciabile anche nel dojo tradizionale:

“Il Tokonoma è il luogo in cui il giapponese si ritempra nel perseguimento del fine ultimo e più elevato della sua esistenza, nel ripensamento delle leggi eriche della civiltà giapponese, e nella riverente meditazione di fronte alle cose della vita”.

Chiudeva questo numero un articolo apparentemente – ma solo apparentemente - slegato dal contesto della cultura giapponese, occupandosi di “Gioacchino Belli e il colera” e firmato Il calabrone, pungente pseudonimo del pungente Giacomo Paudice:

“... è tuttavia innegabile che qualunque terapia medica, se non sorretta dalla fiducia, dalla volontà di vivere, in definitiva dallo spirito del paziente, finisce per ottenere ben pochi risultati”.

Esempio lampante di recepimento del palese messaggio contenuto nell'insegnamento di Tada sensei, fondatore, direttore didattico e all'epoca Presidente dell'associazione e della capacità di riconoscerlo anche nell'insegnamento di altri grandi, non necessariamente provenienti dall'estremo oriente.

 

 

 

 


Spirito73 ProveDa una copia del numero successivo, Settembre – Febbraio 1974 sono sorprendentemente emerse alcune prove di stampa dei piombi della rivista Aikido, Anno V n. 1 (1976).

Evidentemente era una copia di lavoro, l'estensore di queste note infatti per quanto non avesse ancora iniziato a proporre suoi articoli collaborava comunque all'epoca con Stefano Serpieri che curava la redazione, la composizione e la stampa di entrambe le pubblicazioni,.

Queste operazioni comportavano infatti procedure inimmaginabili nel tempo della digitalizzazione. Il testo veniva composto a mano mediante l'inserimento di caratteri in piombo all'interno di un telaio, veniva poi tirata una bozza da inoltrare ai correttori, da restituire poi in tipografia..

Le correzioni richiedevano la sostituzione materiale del carattere o delle parole errate, con eventuali aggiustamenti di tutta la pagina nel caso che la lunghezza del testo subisse variazioni anche non rilevanti; veniva poi tirata una seconda bozza da verificare ancora, e si capisce già da questo che erano necessari numerosi andirivieni presso la tipografia, situata nel pressi della basilica di San Pietro quindi lontana dalla sede dell'associazione.

Le immagini venivano riportate invece con un procedimento fotochimico su matrici in piombo applicate su un supporto in legno, e al termine della stampa venivano riconsegnate all'editore mentre la pagina veniva scomposta e i caratteri in piombo riutilizzati per altre pubblicazioni, senza che rimanesse traccia di quanto composto. Prima dell'inserimento delle immagini venivano tirate alcune prove delle dimensioni richieste (indicate nella parte inferiore dei provini), da sottoporre ai responsabili che decidevano dove inserirle nella gabbia del testo; questo andava nuovamente adattato di conseguenza, prima di arrivare al fatidico visto, si stampi, ma i provini non era necessario restituirli alla tipografia ecco quindi spiegato la loro "miracolosa" riapparizione..

Le matrici fotografiche di tutte le pubblicazioni di quegli anni erano depositate nel magazzino del Dojo Centrale di Roma e furono presumibilmente e irrimediabilmente disperse quando il Dojo Centrale venne chiuso nel 1994, a causa della revoca della concessione demaniale.

In questo numero venne per la prima volta pubblicata la composizione del Consiglio di Redazione, segno che Spirito del Giappone era ormai una realtà consolidata.

72Cesaratto

Direttore responsabile di Spirito del Giappone era come per Aikido il prof. Aurelio Tommaso Prete, noto e apprezzato critico d'arte.

Facevano parte della redazione il dott. Hiroshi Tada, il dott. Claudio Bosello e l'avv. Giacomo Paudice, mentre il consigliere dirigente era il dott. Gianni Cesaratto.

La scaletta di questo numero comprendeva.

Storia dell'acquarello parte III di A.T. Prete, Zen e Budo di G. Cesaratto, Appunti di storia giapponese parte III di S. Merge', Lo zen penetra nell'occidente di Gianni Bortolaso S.I., una intervista di Prete all'addetto culturale dell'Ambasciata giapponese in Roma e la traduzione dal francese di un articolo sul gagaku (musica di corte), per gentile concessione dell'Ambasciata giapponese e curato da G. Paudice.

SpiritoScalettaCitando a caso in numeri differenti possiamo trovare:

L'amore nella poesia orientale di A.T. Prete, Architettura giapponese dell'architetto Osvaldo Lilliu che collaborò a lungo in seguito con entrambe le pubblicazioni associative,

Respirazione e spiritualità di G. Paudice (Anno V inverno 1976), Divagazioni sull'essenza della poesia lirica sia giapponese, che Universale di G. Paudice, Cultura in Giappone: ieri ed oggi di G. Di Morigerati (Anno VI agosto 1977), Ritmo e modulo nel mondo tradizionale di O. Lilliu, Toyotomi Hideyoshi di Giovanni Granone (Anno VII-VIII autunno 1979).

Da non dimenticare anzi da sottolineare, del maestro Yasunari Kitaura, docente di storia dell'arte all'Università di Madrid e direttore didattico dell'Aikikai di Spagna: "Il pensiero e il sentimento del Giapponese medievale riflessi nell'arte"

E infine, nel numero che concluse le pubblicazioni.

Kawabata a dieci anni dalla scomparsa di A.T. Prete, Il verismo di Masuya Kyomen di G. Di Morigerati, L'arte dello tsutsumu in Giappone di Simone Chierchini, La mostra di reperti d'arte giapponese al Castello Sforzesco di Milano, di Paolo Bottoni.

Fu quello come già detto il canto del cigno della pubblicazione.

 


 

TribunaleRegistrato al Tribunale di Roma il 1. febbraio del 1972 Spirito del Giappone uscì nello stesso anno con il primo numero. La ricostruzione della sequenza storica presenta però alcune difficoltà.

Nominalmente semestrale la pubblicazione doveva rispettare questa periodicità pena la revoca automatica dell'autorizzazione da parte del Tribunale, all'epoca molto puntuale nelle verifiche. Inizialmente non ci furono troppe difficoltà, presumibilmente sulle ali dell'entusiasmo di chi si accinge a una nuova importante impresa, che moltiplica o perlomeno incrementa le energie sia dei promotori che dei loro collaboratori.

In seguito, per un alternarsi di difficoltà economiche, tuttavia sempre superate se non altro con uno sforzo di volontà e di difficoltà editoriali dovuti all'esaurimento della vena di alcuni autori o al cessare della loro collaborazione, talvolta episodica, non fu altrettanto facile.

Non è quindi agevole ricostruire la sequenza storica, essendo talvolta le annate e le numerazioni attribuite per soddisfare formalmente le esigenze di periodicità - soggette a controllo del tribunale - ma non rispettando l'effettiva data di pubblicazione. Ricostruire a distanza di tanti anni non è facile, ecco comunque una sequenza che ha molte probabilità di rispecchiare la realtà.

 

ANNO DI PUBBLICAZIONE ANNATA NUMERO
1972 I 1
1972 II 2
1973 III 3
1973 III 4
1973 III 5
1974 III 4
1974 III 5
1975 IV 7
1976 V 7-8
1977 VI 9-10
1979 VII-VIII 11-12
1980 IX-X 13-14
1983 XI 15-16

 

SpiritoN7Il lettore avrà immediatamente notato le incongruenze di queste datazioni e numerazioni. In parte come abbiamo detto frutto degli arrangiamenti fatti per rispettare la periodicità nominale, anche accorpando diversi numeri e annate, come era del resto consentito. In parte probabilmente frutto di meri refusi della tipografia di cui non ci si accorse o che furono notati soltanto dopo la stampa. La copertina infatti, essendo sostanzialmente quasi sempre la stessa, non veniva nemmeno inviata in redazione per le correzioni.

Secondo questa ipotesi di ricostruzione nominalmente vennero pubblicati 18 numeri, dal 1972 al 1983, in realtà materialmente ne furono pubblicati probabilmente 13. Non è mai esistito verosimilmente il n. 6, o meglio potrebbe trattarsi in realtà del n. 4-1974 numerato erroneamente in copertina. Nessuno degli ex redattori o delle persone che conservano delle copie ha fino a questo momento ritrovato infatti questo misterioso n. 6; ma non è detta ancora l'ultima parola.

Lo scrivente per quanto abbia collaborato materialmente, a partire dal 1978, alla realizzazione di Spirito del Giappone, ha contribuito ai contenuti solamente in occasione dell'ultimo numero uscito nel 1983. Da un sopralluogo in tipografia emerse infatti che Spirito del Giappone sarebbe uscito a breve come programmato, ma con un numero di pagine molto ridotto e con scarsi contenuti. Venne quindi reperito in gran frettta altro materiale per inserirlo in extremis.

 

 

 

 

Spirito1983 24Iniziò in questo numero anche la collaborazione di Simone Chierchini con un articolo sullo tsutsumu (arte tradizionale giapponese di preparare involucri e pacchi). In seguito divenne direttore responsabile dell'altra pubblicazione dell'Aikikai d'Italia, Aikido, che portò a livelli apprezzati e di cui si occupò fino agli inizi degli anni 90.

Non c'erano tuttavia le condizioni per avere  risultati soddisfacenti in questo ultimo numero di Spirito del Giappone e infatti non ce ne furono, o perlomeno non abbastanza.

Nella successiva riunione del consiglio di amministrazione dell'associazione venne quindi decisa la cessazione delle pubblicazioni, lasciando decadere la registrazione in tribunale.

Fu però contemporaneamente deciso di potenziare la rivista Aikido, dandone incarico come già detto a Simone Chierchini e allo scrivente, che di Aikido aveva curato da solo il numero di novembre 1983, anchesso in emergenza tuttavia di qualità tollerabile.

Il primo numero del nuovo corso di Aikido uscì nella primavera del 1984 e le 2 uscite annue proseguirono regolarmente negli anni successivi, in primavera e autunno in coincidenza con i rispettivi seminari, per consegnare direttamente le copie ai responsabili di dojo presenti limitando così le spese di spedizione.

Aveva una nuova veste grafica curata dallo studio Job Design di Roma. E chissà che un giorno non valga la pena di parlare anche di questo.