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I misteri su Miyamoto Musashi (宮本 武蔵) iniziano già dal titolo di questo articolo. Non è infatti certa la data di nascita, non conosciamo quale sia stato il suo vero nome avendolo, come la maggior parte dei personaggi storici di cui ci occupiamo, cambiato diverse volte nel corso della sua vita. Conosciamo invece con una buona approssimazione la data della sua morte. Scrisse infatti nel Gorin no sho (Libro dei cinque anelli), il suo testamento spirituale: Sono Shinmen no Musashi no kami Fujiwara no genshin, nato come bushi nella provincia di Arima, giunto all'età di sessanta anni.

E questo porterebbe appunto ad accettare come data di nascita il 1584, poiché gli ultimi capitoli del libro, scritti in punto di morte nella caverna Reigando abbarbicata in mezzo alle montagne, dove si era ritirato a vivere, portano la data del 1645. Alcuni testi precisano: Musashi cessò di vivere nel terzo anno dell'era Shôhô, nel trentesimo giorno del quarto mese (corrisponderebbe al 13 giugno 1645).

La tomba del padre Munisai porta però la data del 1580, quindi ben quattro anni prima della presunta data di nascita di Musashi, che avrebbe ricevuto alla nascita il nome di Takezo. Non conosciamo nemmeno con certezza chi sia stata la madre, e se fosse figlio naturale di Munisai o adottato nella famiglia dopo la morte del padre putativo per evitare l'estinzione della famiglia.

Questo getta ombre anche nella ricostruzione del suo percorso marziale. Secondo alcune ricostruzioni Munisai avrebbe trasmesso al figlio l'arte della spada del feudo di Shinmen e quella del jitte, un corto bastone metallico dotato di un gancio che funge anche da guardia, utilizzato fino a tarda epoca dalla polizia per intercettare i colpi di spada e spezzarne la lama con una brusca torsione del polso.

Ma questa tesi cade irrimediabilmente se dobbiamo accettare quella che Musashi abbia perso il padre in ancora tenera età, o sia stato addirittura figlio postumo se non adottivo.

Per comprendere appieno le ragioni del suo percorso di vita, rinunciando a ricostruirne il percorso tecnico, dobbiamo fare riferimento agli ultimi suoi anni di vita, e soprattutto al Dokkodo (独行道), che potremmo rendere con Cammino della solitudine oppure Via da percorrere da solo.

Si tratta di un breve elenco di precetti, diciannove o ventuno secondo le versioni (i precetti indicati con colore diverso non compaiono nelle versioni più antiche) rilasciati da Musashi al discepolo Terao Magonojo al momento di abbandonare ogni suo possedimento terreno per ritirarsi nel Reigando in attesa della morte.

 

 

 

 

 

 

Accetta ogni cosa cosi come è.

Non cercare il piacere per la tua propria soddisfazione.

Non dipendere, sotto alcuna circostanza, da impressioni parziali.

Pensa con leggerezza di te stesso e con profondità del mondo.

Sii distaccato dal desiderio durante tutta la tua vita.

Non rimpiangere quello che hai fatto.

Non essere mai geloso.

Non lasciarti mai rattristare da una separazione.

Risentimento e lamentele non si addicono né a te stesso né ad altri.

Non lasciarti guidare da sentimenti di lussuria o passione.

In tutte le cose, non avere preferenze.

Sii indifferente al luogo dove vivi.

Non ricercare il gusto del buon cibo.

Non attaccarti al possesso di quanto non ti serve più.

Non agire seguendo idee dettate dall'abitudine.

Non collezionare armi e non praticare con armi quando non sia utile.

Non temere la morte.

Non cercare il possesso di beni o feudi per la tua vecchiaia.

Rispetta Budda e gli dei ma non contare sul loro aiuto.

Puoi abbandonare il tuo corpo. Ma devi conservare il tuo onore.

Non allontanarti mai dalla via