Stampa di Yoshitoshi (1870 circa)

Un impossibile duello tra Miyamoto Musashi (1584-1645) e Tsukahara Bokuden (1489 - 1571), che si difende impugnando il coperchio della pentola con cui si stava preparando il pasto.

 

Tsukahara Bokuden (塚原 卜伝 1489 - 1571) nacque nell'omonimo villaggio di Tsukahara, nella attuale prefettura di Ibaraki e non lontano dal Kashima Jingu, un tempio in cui venivano coltivate da secoli le arti marziali. Il suo primo nome era Yoshikawa Kotaro e fu in seguito conosciuto anche come Urabe Tomotaka.

Era figlio di un monaco del tempio, Urabe Kakuken, e venne addestrato all'uso delle armi fin dall'infanzia rivelandovi grande interesse e spiccate capacità. Il tempio di Kashima e quello di Katori più al sud, ove Iizasa Choisai Ienao (1387-1488) dopo un ritiro spirituale aveva fondato la scuola Tenshin Shoden Katori Shinto ryu, erano entrambi dedicati agli dei delle arti marzial ed erano all'epoca i centri nevralgici per l'insegnamento della spada.

La scuola del Kashima Jingu era  conosciuta come Kashima Shin ryu, o Kashima no tachi e si crede che Bokuden abbia praticato sia questa che la scuola di Katori. Assunse il nome Tsukahara Takamoto all'età di 12 anni quando venne adottato dal daimyo locale Tsukahara Shinzaemon Tosa no kami, su raccomandazione del maestro d'armi del feudo Matsumoto Naokatsu, che aveva meritata fama di grande guerriero.

In breve tempo Tsukahara divenne noto come esperto delle "sette scuole del Kantô, la regione in cui si colloca Tokyo, e quindi "scuola dell'est" che rivaleggiava con le "otto scuole di Kyoto" o "scuola dell'ovest" e gradualmente la sua fama crebbe al punto di riferirsi a lui come "il genio del Kantô". Trovando arduo progredire ancora, il giovane discepolo chiese al padre adottivo e al maestro Matsumoto di scrivere ognuno in segreto il nome di un maestro da seguire,  e quando le due scelte vennero confrontate si vide che entrambi avevano identificato il maestro Kamizumi Ise no kami Nobutsuna, della scuola Shinkage ryu. Era stato allievo di Matsumoto, si era poi ritirato nella città natale di Minowa dove aveva aperto la sua scuola, che fondeva tecniche e principi del Kashima shin ryu con quelli della scuola Aisu Kage ryu, fondata circa 20 anni prima  e diffusa nel suo ambito familiare. Aveva acquistato in tempi relativamente brevi una grande reputazione e un gran numero di allievi, al punto che si dice il suo dojo assomigliava piuttosto ad un castello.Tra i suoi discepoli va ricordato Yagyu Muneyoshi, da cui derivò poi l'importante scuola Yagyu Shinkage ryu.

I progressi di Tsukahara  furono rapidi e si riporta che già all'età di 20 anni avesse battuto in un incontro cortese il maestro Nobutsuna, del quale rimase assistente per gli anni che seguirono.

Nota: Molti testi sono concordi nel riportare queste notizie, ma va notato che Kamizumi Nobutsuna nacque l'anno prima del suo presunto insegnamento a Bokuden, ed il suo curriculum marziale presso il maestro Aisu si creda che inizi intorno all'anno 1530. Il  suo insegnamento e la fondazione dello Shinkage ryu sono ancora posteriori, al termine di un periodo passato come ufficiale alle dipendenze del condottiero Uesugi Kenshin. Non è possibile al momento precisare se ci sia semplicemente uno scambio di persona (probabilmente Kamiizumi Hidetsugu, il padre di Nobutsuna), o se si tratti di fatti non veritieri.

Due anni dopo, nel 1511, lo shogun Ashikaga Yoshitada chiese di inviare a Kyoto il miglior campione delle sette scuole per confrontarsi con il campione dell'ovest. Venne organizzato un torneo per selezionare il rappresentante, ma la forte posta in gioco causò gravi  tensioni: due dei campioni si uccisero a vicenda in duello prima ancora di scendere ufficialmente in lizza e Urabe Tsunetaka, fratellastro di Tsukahara, rimase vittima di un attentato cui sopravvisse ma menomato per sempre. Tsukahara chiese ed ottenne di subentrare al suo posto e si crede che proprio in questa occasione abbia scelto il nome definitivo di Bokuden.

Un secondo attentato notturno prese di mira Tsukahara, che venne tuttavia messo sull'avviso dalla percezione di odio mortale (saki) intorno a lui e riuscì ad evitare un colpo di lancia fatale riuscendo a ferire l'aggressore in fuga, lanciando il suo wakizashi là dove gli era parso di intuire una presenza ostile. Il giorno del torneo la sorte gli assegnò come primo avversario Ogano Sadamichi, visibilmente ferito alla gamba sinistra quindi identificabile come l'attentatore. Tsukahara chiese che l'assalto si svolgesse con lame affilate e non con i bokken da allenamento: Ogano fu gravemente ferito all'avambraccio destro, e si sottrasse al disonore compiendo seppuku. Nel seguito del torneo Tsukahara sconfisse il maestro di lancia Kamei Shinjuro, che ebbe l'arma fracassata e usò lo spezzone come asta per sottrarsi all'assalto con un balzo, venendo però squalificato dai giudici. In finale si trovò ad affrontare il suo antico maestro Matsumoto che quasi subitò spezzò con un colpo il bokken di Tsukahara, che chiese il ricorso al kumiuchi - corpo a corpo - nel quale ebbe la meglio sull'avversario, che aveva il doppio dei suoi anni. L'incontro venne giudicato pari ma Matsumoto riconobbe la vittoria a Tsukahara, che divenne così il campione dell'est.

Il torneo dell'ovest, svoltosi nel giardino della dimora degli Hosokawa, aveva visto vincitore Okamoto Shungo, un maturo guerriero che affrontò dunque Tsukahara, alla presenza dello shogun e di numerosi notabili, nel tempio di Kiyomizu. Tsukahara vinse, e si trattenne diverso tempo a Kyoto per insegnare.

Si pensa che sia stato lui in questo periodo ad elaborare la spada da allenamento e combattimento per il kendo che conosciamo oggi, lo shinai assemblato con strisce di bambu, che sostituendo il bokken di legno di quercia avrebbe evitato molti infortuni, anche mortali.

Atre leggende infondate vogliono invece che sia stato proprio lui ad inventare il bokken, che avrebbe anzi preso da lui il nome. Non mancano nella sua leggenda episodi chiaramente rielaborati dalla fantasia popolare e poi tramandati dai cantastorie erranti (kodan), che non hanno alcun riscontro nella realtà storica. Ricordiamo fra tutti un presunto duello col grande Miyamoto Musashi, nato in realtà quando la lunga vita di Tsukahara si era già conclusa.

Si tende invece ad accettare l'episodio che lo vorrebbe vittima di un ennesimo attentato ad opera di Ochiai Yoshitugu, eliminato da Shungo nel torneo dell'ovest con un verdetto contestato, e che non accettava nemmeno la vittoria di Tsukahara. Ochiai si era occultato dietro un paravento di carta (shoji) per colpire  a tradimento Tsukahara al suo passaggio, ma questi avvertendo una presenza ostile aveva estratto il wakizashi - giudicando istintivamente inadatta in uno stretto corridoio la lunga spada - e squarciato il paravento uccidendo con un sol colpo Ochiai. Era ormai conosciuto come un kenshi, un santo della spada, e una promettente carriera lo avrebbe atteso a Kyoto. Decise tuttavia di ritornare a Kashima.

La leggenda riporta come conquistò la mano dela sua sposa Yuki, che era corteggiata anche da Okamoto Toshinao, figlio di quell'Okamoto Shunko sconfitto nel torneo finale da Tsukahara, e quindi a lui comprensibilmente ostile. Durante la stagione della fioritura dei ciliegi, venne tenuta una festa all'aperto. Okamoto si recò ai piedi di un albero, recise con un forte grido (kiai) un ramo con la sua spada, rimase un attimo tra i petali flottanti nell'aria, scossi dal colpo di spada, il ramo nella sinistra e la katana nella destra, ed andò poi ad offrire il ramo fiorito ad una bella dama. Dopo lunga esitazione, sembra che fosse contrario a manifestazioni vistose della sua maestria, Tsukahara si avvicinò ad un altro albero ed emise un sommesso kiai. I presenti non riuscirono a scorgere il movimento della spada, già rinfoderata nel momento in cui Tsukahara si voltava con un ramo fiorito in mano. Nessun fiore o petalo era stato scosso dal taglio al punto da cadere e l'omaggio venne offerto alla giovane Yuki. La notte stessa, ma è lecito dubitare di questi continui attentati ripetutisi in circostanze simili e sempre risoltisi grazie a presentimenti miracolosi, venne aggredito in un parco da Okamoto Toshinao: l'aggressore venne falciato dalla mano sinistra di Tsukahara, che aveva fulmineamente estratto l'arma mentre con la destra continuava ad accarezzare il capriolo che gli si era avvicinato fiducioso.

Tralasciando altri episodi sensazionalistici, vale la pena di menzionare le presunte ragioni del suo ritiro in meditazione. Aisu Iko, anziano samurai fondatore della scuola Kage ryu (scuola dell'ombra), arbitro dei combattimenti di Kyoto, pur felicitandosi con lui sia per la vittoria che per essere scampato all'attentato di Ochiai aveva osservato che un ulteriore avanzamento nello stato di illuminazione di Tsukahara gli avrebbe consentito di prevenire l'agguato riuscendo ad evitarlo senza togliere la vita all'aggressore. Colpito da questa affermazione, che non riusciva a dimenticare né assimilare, Tsukahara abbandonò il mondo ritirandosi nel tempio di Kashima per un periodo di allenamento intenso che sarebbe durato 1000 giorni (sennichi-gyo).

Ogni tentativo di ricostruire cosa veramente Tsukahara Bokuden abbia realizzato durante questa sua ricerca è futile. Il suo metodo, al termine del ritiro, venne denominato Hitotsu no tachi, una sola spada ma i suoi discepoli preferirono in seguito chiamarlo Bokuden ryu o Shinto ryu. Nel resto della sua vita Tsukahara Bokuden fu prevalentemente un samurai errante, ma non solitario: viaggiava incessantemente per il Giappone, ma seguito da centinaia di allievi fedeli, con un corteggio che eguagliava quello dei grandi signori. Lo spingevano a questa vita erratica il dolore per la perdita della moglie, scomparsa dopo circa 20 anni di matrimonio, e le continue richieste dei feudatari per avere il suo appoggio in questa o quella guerra; si contano a 37 le guerre a cui participò, oltre 200 i guerrieri da lui uccisi in combattimento, 20 circa i duelli all'ultimo sangue da lui sostenuti.

Non si può per questo concludere che fosse un sanguinario. In uno degli episodi più celebrati della sua vita risparmiò la vita ad uno sciocco samurai, Kajiwara Ryumon, che lo aveva sfidato per futili motivi mentre si trovavano entrambi ad attraversare il lago Biwa su un traghetto. Tsukahara qualificandosi come praticante di Muto ryu (scuola senza spada) o secondo alcuni Mutekatsu ryu (scuola senza agire) propose allo sfidante di attraccare ad un isolotto per combattere con comodo, cedendogli cortesemente il passo al momento di scendere dal battello. Ma appena l'avversario fu sbarcato Tsukahara con un colpo di remo fece allontanare il traghetto dalla riva, abbandonando il samurai sull'isolotto a riflettere sui tanti modi di avere ragione degli oppositori senza mettere mano alle armi.

Col passare degli anni Tsukahara Bokuden si fece più attento alla trasmissione del suo insegnamento, e ebbe tra i numerosi discepoli numerosi generali passati alla storia e lo stesso giovane shogun Ashikaga Yoshiteru, ma negli utlimi momenti della sua lunga vita si ritirò di nuovo in meditazione sulle montagne. La sua tomba sorge nella città di Kashima, che gli ha anche dedicato un monumento, accanto a quella della moglie Yuki. Fu forse uno dei primi guerrieri ad attribuire grande rilevanza alla ricerca interiore, ma la prematura morte dei suoi primi discepoli scomparsi nelle cruente guerre che furono il preludio dell'epoca Edo, rende difficile stabilire con certezza in che modo gli siano debitrici le scuole di spada che vennero dopo di lui. E' probabile che la tecnica sia andata persa, rimane sicuramente intatto il suo ammaestramento morale anche se è difficile stabilire cosa attribuirgli con certezza.

Le cento regole della guerra, di Tsukahara Bokuden (recensione)