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Nello sparuto gruppetto fa inaspettatamente la sua comparsa Kyuzo: un samurai taciturno ed infallibile, che aveva affrontato in confronto amichevole un altro samurai, utilizzando come spade dii fortuna dei bambu tagliati lì per lì, con esito apparentemente nullo. Ma Kyuzo aveva rivendicato la vittoria, avendo colpito per primo un impercettibile attimo prima di essere raggiunto dal colpo dell'avversario. L'altro samurai non aveva accettato la sconfitta, sfidando Kyuzo ad una tenzone mortale. L'impassibilità, la precisione nei gesti ed il tempismo di Kyuzo erano chiaramente inarrivabili dal contendente e Kanbei non ebbe il minimo dubbio: la sua sfida sarebbe stata senza speranza.

Dobbiamo qui aprire una parentesi, non breve ma che non sarà priva di interesse per i praticanti e gli studiosi di arti marziali. Essendo la prima opera in cui doveva fare un uso intenso di scene di combattimento, Kurosawa chiese al Ministero della Pubblica Istruzione che gli consigliassero un tateshi ossia un maestro d'armi di scena, e vennero interessati i maestri Yoshio Sugino e Junzo Sasamori, allora soke della antica scuola di spada Ono ha Itto ryu, che dovette però rinunciare dopo poco tempo essendo stato incaricato dal Ministero di una missione all'estero.

Yoshio Sugino aveva cominciato il suo percorso nelle arti marziali dal judo, arrivando in breve tempo ad essere uno degli allievi migliori del fondatore, il maestro Jigoro Kano. Fu per questo che venne inviato a studiare altre arti per completare la sua formazione. Fu allievo del maestro Ueshiba Morihei da cui apprese l'aikido, che praticò per tutta la vita assieme allo stile di spada Katori Shinto ryu. Arrivò ai massimi livelli in entrambe le arti, e scomparve a 94 anni nel 1998. Il suo insegnamento viene continuato dal figlio Yukihiro Sugino e dal maesto Goro Hatakeyama, che spesso sono presenti anche in Italia.

Nell'opera si raggiunse, non senza grandi sforzi dall'una e dall'altra parte - Kurosawa e Sugino - un ottimo compromesso tra le esigenze di spettacolarità e quelle di aderenza alla realtà. Fino ad allora le scene di combattimento erano simboliche e non cercavano effetti realistici, ma Kurosawa avendo ricevuto critiche favorevoli per il combattimento anticonvenzionale e brutalmente realistico del bandito Tayomaru in Rashomon,, ed essendo oltretutto di discendenza samurai ed avendo praticato il kendo con intensità e passione, iniziando da bambino nel dojo di Ochiai Magosaburo, ogni mattina prima dell'alba prima di recarsi a scuola, aveva chiesto al maestro Sugino una vera e propria consulenza in materia di cultura samurai. Che iniziava come vedremo già molto prima di arrivare al combattimento.

Tutti gli artisti erano rimasti profondamente impressionati dal portamento di Sugino, e Kurosawa aveva ordinato loro di osservarlo attentamente in ogni suo atteggiamento e di emularne il modo di camminare, di guardarsi intorno, di porsi in seiza. Sotto l'influenza di Sugino l'atmosfera stessa all'interno della troupe cambiò drasticamente, al punto che Seiji Miyaguchi, che voleva rinunciare ad impersonare l'infallibile Kyuzo essendo totalmente estraneo al mondo delle arti marziali, non solo accettò ma divenne perfettamente credibile nel ruolo.

Chi invece dimostrò fin dall'inizio grandi attitudini fu Toshiro Mifune, che continuò a praticare kendo in tutto il corso della sua vita. Disse di lui lo stesso Sugino: "Era fisicamente potente. Manteneva basse e ben piantate le sue anche, e aveva una grande stabilità". La collaborazione tra il maestro ed il mondo artistico continuò anche dopo, Sugino istruì Mifune anche nella triade dedicata da Hiroshi Inagaki a Miyamoto Musashi e - tra le opere di Kurosawa - in La fortezza nascosta e Yojimbo. In realtà anzi in quasi tutte le foto di backstage in cui appare Sugino la didascalia fa riferimento a I sette samurai, mentre è evidente dall'ambientazione e dai costumi di scena di Mifune che si tratta di Yojimbo.