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Quanto segue è un estratto della conferenza tenuta da Paolo Bottoni nel mese di febbraio 2015 presso il dojo Aikikai di Caserta, al termine di un seminario di aikido. Si tratta del testo che accompagna le immagini proiettate nel corso della conferenza e non esaurisce ovviamente tutto l'argomento, che viene sviluppato di volta in volta a seconda del pubblico cui è rivolto, delle loro domande e delle loro reazioni. Chi è interessato a repliche della conferenza può contattare Paolo Bottoni per Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

 

 

 

Il termine samurai () deriva dall'antico giapponese saburau (侍ふ) che ha il significato di scortare un nobile. Veniva utilizzato per i guerrieri che scortavano durante viaggi e spostamenti i nobili di grado uguale o inferiore al sesto (vediamo nella immagine alcune categorie di nobili di corte).

Col passare del tempo iniziò ad essere pronunciato saburai e infine samurai.

La prima apparizione di questo termine viene fatta risalire all'epoca Heian (平安時代- Heian jidai, 794-1185) nel Kokin Wakashū, opera letteraria composta tra il 905 e il 914.

 

 

 

 

Gli appartenenti alla nobiltà erano identificati dal termine kuge¸ i membri della classe guerriera, cui appartenevano i samurai, erano invece i buke (武家), termine da cui derivano poi bushi (武士), bushidô (武士道) ed altri ancora.

Nella immagine, proveniente da una ricostruzione storica contemporanea, il nobile è impegnato nel gioco di corte definito emari, consistente in esercizi di destrezza con una palla.

Il guerriero, in abiti civili, è armato del tipico arco asimmetrico giapponese.

 

 

 

 

In seguito, in una lunga epoca di guerre di successione, due diverse fazioni della corte si appoggiano alle famiglie di aristocratici guerrieri dei Taira e dei Minamoto.

Questi ultimi arrivano infine a prevalere sul finire del XII secolo con la nomina di Minamoto no Yorimoto a shogun (将軍) ossia comandante in capo.

Il lungo ed ininterrotto periodo di guerra porta alla creazione di una nuova aristocrazia dedita prevalentemente alle armi, che governerà il paese lasciando alla corte imperiale funzioni puramente simboliche. Il governo della classe guerriera assume il nome di bafuku (幕府governo della tenda).

Nella immagine la battaglia navale di Dannoura, nello stretto che separa il Giappone dal continente, in cui il generale Minamoto no Yoshitsune debellò la flotta dei Taira.

 

In epoca Kamakura (Kamakura jidai - 鎌倉時代- 1185-1333) la parola samurai inizia ad identificare invece proprio prima quei nobili cui venissero di solito conferiti incarichi militari, e più tardi ogni personaggio che venisse selezionato o avesse scelto di incamminarsi sul kyuba no michi (弓馬の道 via dell'arco e del cavallo).

Quella che noi definiamo "via del guerriero" e che viene resa a fine 1800 da Inazo Nitobe con il termine bushidô.

Per distinguerlo dai combattenti di rango inferiore il cavaliere nipponico era infatti anche chiamato yumi tori (portatore di arco).

 

 

 

L'adozione generalizzata di un termine nuovo modifica spesso anche la percezione degli avvenimenti passati.

Uno dei personaggi che maggiormente viene identificato come archetipo del samurai infatti è il principe Minamoto no Yoshitsune (義経, 1159-1189), che non potrebbe a rigore essere definito tale.

Sia perché vissuto in epoca precedente sia perché appartenente alla più alta nobiltà.

 

 

 

 

 

 

E' leggenda il principe Minamoto Yoshimitsu (義光 1045-1127), appartenente anche esso alla dinastia che prendeva in quel periodo il dominio del Giappone,  abbia derivato dalla antica arte del tegoi una nuova disciplina chiamata Daitô ryu (大東scuola di Daitô) dal nome del castello sede della sua residenza.

I suoi discendenti presero il nome di Takeda (武田) e si trasferirono nello han (provincia)del Kai (Yamanashi), che abbandonarono per Aizu (Fukushima) dopo la sconfitta del clan contro Oda Nobunaga nella battaglia di Nagashino (narrata nell'epilogo del film Kagemusha di Akira Kurosawa).

Nella stampa di Tsukioka Yoshitoshi (1879) vediamo Minamoto no Yoshimitsu intento a istruire Toyohara no Tokiaki nell'uso dello strumento musicale chiamato shô (non dissimile dal flauto di pan).

Agli inizi del XX secolo il depositario della scuola, Takeda Sokaku, trasmise le sue conoscenze a Ueshiba Morihei, che ne trasse ispirazione e i fondamenti tecnici per la creazione dell'aikidô (合気道).