Si è svolto il giorno 3 Ottobre presso il Museo dell’Arte e della Scienza di Milano, il primo di sette incontri dedicati alla katana e al kris, rispettivamente la più famosa “spada ” del mondo - di origine giapponese - e il coltello di mille favole orientali, tipico dell'arcipelago indonesiano e dichiarato patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO nel 2005.

All’interno di una sala sotterranea, con poca luce di penombra, che la faceva sembrava piuttosto una cantina vinicola, non per la presenza di oggetti relativi al vino ma per la struttura che la caratterizzava, Luca Piatti ha inaugurato questo ciclo di mini-conferenze con la sua esposizione: “ Tachi e katana: le spade maneggiate dai samurai ”.

L’incontro è durato circa due ore ed era articolato su sei punti:

  • Definizione di tachi e katana

  • Katana come elemento centrale della vita dei samurai

  • La katana come forma artistica

  • La tecnica della forgiatura

  • Classificazione in base alla lunghezza

La principale differenza tra la katana e il tachi consiste in due elementi, l’uno strutturale l’altro ornamentale. Strutturalmente parlando la katana ha la curvatura della lama più verso il centro della stessa (torii zori), il tachi più verso il collo, l’impugnatura (koshi zori).

La differenza ornamentale è che la katana viene portata con il filo della lama verso l’alto ed infilata alla cintola degli abiti civili, il tachi viene portato appeso in orizzontale al fianco dell'armatura e con il taglio verso il basso. Inoltre la katana era usata per i combattimento tra due “appiedati”, mentre il tachi nei combattimenti a cavallo o dal cavallo contro la fanteria ed è per questa ragione normalmente più lungo (si considera misura normale per un tachi una lunghezza di lama (nagasa) superiore a 75 cm. 

 

 

 

La nuova spada, la nuova tipologia chiamata katana, iniziò a manifestarsi intorno al 1480, nel periodo Muromachi, quando ancora questo periodo di produzione viene classificato come Koto o vecchia spada. Tale periodo viene stimato durare fino al 1600, quando nella storia del nihonto iniziò il periodo Shinto o della nuova spada e storicamente parlando iniziò il periodo Edo, dal nome della nuova capitale ove la dinastia Tokugawa stabilì la sua sede. Inizia allora un lungo periodo di pace, che comporta profondi cambiamenti anche nell'armamento del samurai. Sostanzialmente possiamo dire che le differenze tra il pre e post Edo sono da ricercare soprattutto nell'adozione del wakizashi (la spada più corta portata dai samurai insieme alla katana) al posto del tanto (pugnale) e dall'adozione di una spada meno lunga e dalla curvatura (sori) meno pronunciata.

Quindi dall'inizio del periodo Tokugawa (1603) fino al XIX secolo inoltrato (1868, inizio del periodo Meiji) la combinazione daisho, formata dalla katana (dai to, spada lunga) e del wakizashi (sho to, spada corrta), fu oggetto di attenzione perfezionista sia utilitaristica che ornamentale, armando la mano di innumerevoli samurai - famosi e non - che si potessero permettere i servizi di un armaiolo stimato o di “periferia”. Nell'ultimo quarto del XIX secolo il daisho venne proibito per legge (con l'emanazione dell'haito rei, 1876) e per non perdere la tradizione l’arte della spada giapponese divenne più ornamentale, senza scopi bellicosi, pur non perdendo la sua potenziale efficacia.

 

hamonPer valutare la bellezza di una katana una delle caratteristiche che viene maggiormente presa in considerazione è la sua punta o kissaki (vedi la terminologia della lama su questo sito). Pur non avendo mai incontrato Fidia, Fibonacci o Pacioli, gli armaioli giapponesi arrivano a stabilire delle proporzioni tra le parti della punta di una katana, o tra la punta e la lunghezza delle katana stessa, che sono quelle della sezione aurea, stabilendo così una proporzione di bellezza ed efficacia che dura da secoli.

 

Si passa poi alla linea di tempra o hamon, cioè quella parte tagliente della lama dove si possono vedere complessi disegni, accuratamente classificati dagli esperti e che forniscono importanti informazioni per l'identificazione dell'epoca (jidai), della scuola (den) e del maestro spadaio (kaji).

 

Anche in questo caso compare l’eterno simbolo del giappone, il monte Fuji o Fuji-san, tipico della scuola Hosokawa.

Nella immagine a lato vediamo infatti l'oshigata di una lama di Hosokawa Masayoshi, in cui il disegno dell'hamon, in direzione del kissaki, richiama effettivamente il profilo del monte Fuji.

 

Nella fabbricazione delle lame gli spadai si confrontavano anche con le fasi lunari, perché ritenevano che potessero influire e infondere nella katana uno spirito diverso a seconda della fase in cui si cominciava.

Non solo, ma questo poteva incidere anche nella scelta della spada da parte di un samurai.

Una leggenda narra di una sfida tra due armaioli, Muramasa e Masamune nella costruzione di una katana.

Immerse nell’acqua di un torrente per valutare chi riusciva a tagliare cosa e pur essendo molto taglienti entrambe, la lama del il primo tagliava qualunque cosa l’attraversasse mentre la lama del secondo non tagliò nulla, le foglie trascinate dalla corrente sembrava evitassero di proposito il taglio della lama. Nella valutazione la seconda venne preferita con la seguente giustificazione : “La prima spada è senza dubbio una spada tagliente, ma è portatrice di sangue, una spada malvagia che non fa differenza fra ciò che taglia. Può essere buona per tagliare farfalle così come teste. La seconda è notevolmente più tagliente delle due, e non taglia senza motivo ciò che è innocente". (da wikipedia)

Le caratteristiche che contraddistinguono una lama vanno ricercate nella sua rigidità, infrangibilità e capacità di taglio.

Oltre che la lavorazione e alla scelta del “tempo“  (la lama si forgiava nel mese più freddo o nel più caldo) anche il materiale è importante, sia in qualità che in quantità.

Da circa tre tonnellate di materiale di ferro acciaioso con varie percentuali di carbonio, si arriva, dopo un periodo di miscelatura, fusione e raffreddamento della durata di 72 ore nel forno tradizionale tatara a circa una tonnellata di materiale su cui lavorare e forgiare la lama. Scelta di tempo, esecuzione della tempra, temperatura dell’acqua, del fuoco e colore della lama incandescente: questi sono gli ingredienti da misurare per la riuscita di una lama, ma gli ultimi tre sono quelli segreti che un mastro spadaio non rivelerebbe mai.

Analizzata in sezione la lama di una katana del tipo sanmae ossia composta mediante l'unione di tre diverse barre presenta al centro una parte di acciaio morbido, detto shingane, che fornisce alla lama flessibilità e infrangibilità. Questo nocciolo morbido è avvolto da un involucro esterno di acciaio più duro, detto hagane, che rende la lama tagliente e rigida. E presente in varie percentuali e in varie parti della lama, normalmente sui lati, anche una parte di kawagane, o acciaio semi morbido. La miscela e suddivisione nelle differenti parti della lama di queste tre componenti rende la lama personalizzata, a seconda del materiale utilizzato e delle tecniche costruttive adottate nella scuola, nella località di produzione o dal mastro spadaio che la forgerà.

Questa struttura viene raggiunta con la lavorazione della lama in fase di forgiatura, quando l’acciaio viene lavorato, battuto, tagliato e ripiegato fino a 20 volte per raggiungere lo stato desiderato, creando anche centinaia di migliaia di strati di damascatura talmente fine che è difficile apprezzarla ma che costituisce comunque un'altra delle firme del kaji sulla lama.

Caratteristiche della lama e capacità taglio sono quindi le caratteristiche fondamentali per la  valutazione di una katana. Anche la lunghezza della lama (nagasa) viene quindi analizzata e non è una misura a piacimento ma deve rispettare determinati standard. L’unità di misura adottata è lo shaku (piede, circa 30cm). Il tachi è lungo normalmente più di 2,5 shaku, la katana più di 2,  la lama del wakizashi misura tra 1 e 2 shaku, quella del tanto meno di 1 shaku.

Nel valutare il taglio, caratteristica ricercata poiché la katana era essenzialmente un'arma (ed era usata!) la lama veniva provata sui cadaveri o sui prigionieri condannati a morte, misurando sul metro della sezione anatomica più ampia che era possibile tagliare la maggiore o minore efficacia del filo della lama.

L'efficacia della lama naturalmente dipendeva anche dalla manutenzione, che veniva curata non solamente dopo ogni duello od operazione di taglio, pulendola per rimuovere qualunque cosa potesse ossidarla e far perdere la qualità di taglio.

Quando ne fu proibito il porto per legge la katana sopravvisse come oggetto d’arte e di collezionismo e quindi si diede più risalto all’esteriorità della spada, cosa che prima di allora non era presa in grande considerazione dalla maggioranza dei samurai.

Al termine di questa esposizione, durata circa una ora e mezza, il relatore ha risposto alle domande dei presenti, seppur già lo avesse fatto in precedenza.

Ed è qui che ho apprezzato la preparazione di Luca Piatti e il guadagno in termini di comprensibilità, passionalità e capacità di appassionare sull’argomento che ha saputo apportare. Fino a questo punto aveva seguito la traccia dello schema che si era preparato, ma quando ha iniziato ad andare a braccio e misurarsi con l’interesse degli ascoltatori è emersa la preparazione e la grande passione dell’uomo.

Consiglio vivamente di partecipare a questo ciclo di mini conferenze. La prima è stata perduta, ma non del tutto:per quanto sia impreciso e risicato questo resoconto.

Buona katana a tutti!