Tsuji Gettan (1648-1728). Il maestro in incognito

Tsuji Gettan Sukemochi (辻月丹資茂 1648-1728) è un maestro di spada sulla cui biografia le fonti non dicono molto e non sempre sono univoche. Proveniente da famiglia altolocata, fu discepolo di Yamaguchi Bokushinsai fondatore del Yamaguchi ryu e ne ricevette intorno al 1674 il certificato menkyo kaiden ma in seguito si ritirò nel monastero di Kyukoji per perfezionarvi gli studi letterari e quelli interiori.

Altre fonti riportano che abbia seguito il Jikyo ryu del maestro Taga Jikyosai Morimasa, trasponendone i principi nel Mugai ryu per non lasciarli perire, essendo Taga sensei scomparso senza lasciare eredi.

Tornò in seguito ad Edo per insegnare la sua arte chiamando la scuola da lui fondata Mugai (senza esteriorità) ryu. Il termine venne attinto dal poema che gli fu consegnato da Sekitan Ryouzen roshi per attestare la sua illuminazione.

Ne abbiamo rintracciato una copia con la translitterazione, ma non abbiamo le capacità di decifrarne il contenuto.

Ippo jitsu mugai

Kenkon ichijoo e

Suimo masani mitsuni osamu

Dochaku sureba hikari kiyoshi

In una conversazione tuttavia, richiestogli quale fosse lo stile che adottava ed insegnava, lo definì piuttosto, forse scherzando e forse no, essendo come tutti gli uomini zen abituato a risposte sconcertanti che mettevano in crisi i preconcetti degli interlocutori, Mugei ryu: L'unico stile.

Sembra - i registri della scuola scomparvero nell'incendio della sua casa - che abbia insegnato la sua arte a numerosi signori feudali di alto livello oltre che ad un migliaio circa di vassalli di grado intermedio. In età già avanzata il signore Kageyu Tadataka di Sakai - uno dei suoi discepoli - lo raccomandò per una udienza e presumibilmente una dimostrazione di spada di fronte allo shogun Tsunakichi Tokugawa, evento che avrebbe probabilmente cambiato i destini della scuola facendone una di quelle ufficialmente riconosciute e promosse dal governo centrale, ma lo shogun scomparve prima che l'udienza avesse luogo.

Non si sposò e non ebbe figli, ma la sua scuola è ancora oggi attiva. Come spesso avviene è divisa in diversi ha (correnti o branche) di cui il principale sembra essere quello che si riconosce nel Mugai Kai. Ha lasciato il testo Mugai Shinden Kempō Ketsu che gode di alta reputazione non solamente per il valore di testo di riferimento nella filosofia marziale ma anche per il suo valore letterario.

Si dice di lui che sia stato il solo uomo di zen passato alla spada, quando normalmente succede l'inverso, ma questo contrasta come abbiamo visto con la sua biografia che indicherebbe un percorso inverso.

Sicuramente era solito ripetere che solamente apprendendo i segreti dello zen i suoi discepoli avrebbero potuto ricevere il menkyo kaiden, in quanto solo lo zen libera l'uomo dalle sue illusioni. E va da se che le illusioni in un uomo di spada possono essere e spesso sono fatali.

Morì come altri grandi personaggi della spada e dello zen (ad esempio Yamaoka Tesshu) assumendo la posizione di meditazione del loto.

 

 

 

 

Si tramanda che sia stato un uomo dall'aspetto ordinario e vestito in modo dimesso per quanto curato, in cui nulla faceva sospettare il grande guerriero. La sua guardia appariva debole e rinunciataria, ma i tentativi di violarla si risolvevano quasi sempre in uno smacco ed uno dei suoi avversari riferì di essersi sentito come un insetto invischiato nella resina di un maestoso albero, avvinto dalla lama di Tsuji Gettan ed incapace di sottrarvisi.

Riporta Richard Kim (The classical man, Rising Sun, 1999, p. 85 e seguenti) che il celebre maestro zen Omori Sogen (1904-1994), che fu anche grande maestro di spada della scuola Jikishinkage ryu abbia visitato il museo dedicato a Tsuji Gettan nella prefettura di Kochi rimanendo enormemente impressionato dall'esaminare il suo shinai, la spada di bambu che utilizzava nelle esercitazioni e nei combattimenti: mostrava segni di uso solamente nella zona corrispondente al monouchi, ossia la parte terminale con la quale si vibrano i colpi. Il resto dello shinai era come nuovo, e questo provava le eccelse capacità del maestro che ne aveva fatto lo strumento della sua arte.

Era tuttavia come abbiamo visto persona schiva che non amava mettersi in mostra, e durante la sua vita evitò per quanto poteva competizioni e duelli.

La stessa fonte riporta che un samurai ignoto gli rivolse la parola mentre era intento a tagliare della legna da ardere, chiedendo con insistenza di conoscere i principi della sua scuola e della sua scherma. Gettan infine rispondendogli  semplicemente 'Qualcosa come questo.' si limitò a vibrargli un colpo fulmineo con uno dei tronchetti che stava tagliando.

Quando il malcapitato si riebbe dal colpo, che lo aveva mandato fuori conoscenza ma non aveva causato gravi danni, Gettan lo invitò a non cadere preda delle stesse illusioni che avevano già causato la rovina di molti, come la famosa scimmia che vedendo il riflesso della luna del pozzo credeva di poterla prendere con un secchio per portarsela a casa.

Durante un viaggio di ritorno da un periodo di meditazione nelle montagne Tsuji Gettan venne a sapere che un gruppetto di sette ronin si era autoproclamato signore della strada ed importunava o depredava addirittura i viaggiatori che avevano la sfortuna di imbattersi in loro.

Prese la decisione di percorrere deliberatamente quella strada per incontrare gli sfaccendati, e quando la strada gli fu bloccata da loro li apostrofò invitandoli a non comportarsi come se fossero i padroni di tutto quello che vedevano, avendo ognuno diritto di vivere la sua vita senza essere importunato.

Uno dei ronin lo invitò a toglersi il cappello da viaggio per mostrare il suo volto, e Gettan non ebbe esitazione ad accontentarlo.

Ai sette malintenzionati apparve un volto maestosamente corrucciato, contornato da una massa di capelli incolti che andavano in tutte le direzioni. Uno di essi riferiva di avere avuto l'impressione di trovarsi al cospetto di Fudo Myo, il dio protettore dei guerrieri, tradizionalmente raffigurato uscente dalle fiamme, col volto corrucciato e la spada sguainata. Tanto bastò a scoraggiare il gruppetto di sconsiderati dall'affrontarlo.