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TantoSeppuku alias Harakiri – Harakiri alias Seppuku

Una pratica samurai d’altri tempi (ma non tanto)

... Dov’è finito lo spirito dei samurai!? ... E’ bene avere così cara la vita da lasciare morire lo spirito? ... Non c’è nessuno tra voi che desideri morire per sbattere il proprio corpo contro quella Costituzione che ha evirato il Giappone? ... Se c’è, che sorga e muoia con noi! Abbiamo intrapreso questa azione spinti dall’ardente desiderio che voi, che avete uno spirito puro, possiate tornare ad essere veri uomini, veri samurai! ...

(dalle ultime parole di Yukio Mishima, suicida per seppuku il 25 Novembre 1970)

 

In Giappone la morte viene indicata con vari termini:
- yamagakuru = ritirarsi sulla montagna
- kumogakuru= sparire nelle nuvole
- iwatagakuru= addentrarsi nella grotta

Comunque si voglia indicare la morte, il seppuku è argomento intrinsecamente legato alla cultura del paese del Sol Levante, caso esemplare della cultura samurai, nato e cresciuto in Giappone, sviluppatosi e diffusosi in nessuna altra parte nel mondo se non, da nord a sud, nell’arcipelago nipponico.

Le radici culturali

Seppuku01Cominciamo dal suo significato: seppuku viene scritto con i caratteri kanji 切腹 e significa orientativamente tagliare il ventre, sventrare. Talvolta viene anche indicato con il termine harakiri 腹切りche ha lo stesso significato. Seppuku è un termine principalmente usato nella letteratura accademica, quindi quando si vuole dare spessore culturale alla discussione, parlata o scritta, in cui viene usato. Harakiri - stesso significato - viene scritto con gli stessi kanji ma in ordine inverso e con l’aggiunta di una delle particelle chiamate okurigana (ri, ta, ru, e così via....), usate spesso nella lingua giapponese quando si vuole forzare la lettura di termini cinesi con inclinazione giapponese, la cosidetta lettura kun. Il termine harakiri è usato principalmente nella lingua parlata ma lo si ritiene sconveniente. Per rendere piu’ percebile la differenza possiamo pensare anche a quando si usa il latino in situazioni accademiche, istituzionali o per così dire “acculturate” invece dell’italiano, per dare importanza o asetticità alla citazione.

La radice di tale pratica va ricercata nel profondo senso dell’onore presente nella cultura nipponica e le cause scatenanti del rituale sono fondamentalmente due: il disonore percepito dalla persona che decide di togliersi la vita o l'imposizione da parte dell'autorità. Ci sono anche stati più rari casi di harakiri avvenuti in seguito alla morte del signore del proprio feudo, quindi non per disonore percepito ma per onorare il proprio signore; viene denominato in tal caso con le parole oibara o tsuifuku, a seconda che lo si voglia leggere alla maniera giapponese o cinese. Casi infine di seppuku autoinflitti per protesta contro le decisioni del proprio signore, quindi disonore sopraggiunto per aver contestato l'autorità, da cui la decisione di commettere suicidio salvando l’onore.

Se è vero com’è vero che il disonore viene percepito in maniera diversa da persona a persona e quindi diverse cause scatenano il suicidio, altrettanto varie possono essere le cause quando imposto per autorità: sanzione per offese gravi, delitti contro lo stato o la legge, oppure risoluzione politica di controversie o ancora mezzo per raggiungere la pace dopo una guerra. Un esempio famoso è quello di Toyotomi Hideyoshi che impose il suicidio a Hojo Ujimasa e suo figlio Ujinao dopo aver vinto la battaglia di Odawara nel 1590, al fine di indebolire il potente clan Hojo in maniera definitiva. Ma è evidente che poteva capitare per i motivi piu’ diversi, magari solo per ribadire la propria autorità.

Va sottolineato che tale pratica faceva sì parte della cultura nipponica ed era diffusa, ma solo tra la casta dei samurai, non tra le persone comuni. Tuttavia il samurai, se colpito dal disonore, doveva chiedere il permesso al proprio signore per commettere suicidio, a meno che non fosse in battaglia e si volesse togliere la vita per non cadere in mano al nemico.

Seppuku03Per i giapponesi, l’anima ha/aveva sede nel ventre, circa quattro dita sotto l’ombelico. Questo giustifica il modo in cui il rituale del seppuku ha il suo apice: un taglio profondo nel ventre, sotto l’ombelico eseguito da sinistra a destra, mentre ci si trova in seiza, forzando così il corpo a cadere in avanti conservando l’onorabilità del guerriero. Il suicidio, l’auto-determinazione, o jiketsu, attraverso il taglio del ventre, sede dell’anima, delle emozioni, dell’essenza dell’uomo, aveva lo scopo di rivelare chiaramente, a tutti, l’onorabilità dell’essere umano che lo eseguiva, liberandone l’anima e conservando così il rispetto degli altri per la sua vita, le sue azioni e il suo ultimo atto.

Essendo il Giappone una società alimentata e sviluppatasi sulle orme dello scintoismo e del buddismo e taoismo provenienti dalla Cina, il seppuku veniva visto come un semplice e onorevole modo per morire, null’altro che un semplice tassello nell’infinito ciclo della vita: per il buddismo infatti la morte non è null’altro che il passaggio da una forma di vita all’altra. Non promettendo una vita dopo la morte e non vietando il suicidio, il buddismo aiutò moltissimo la diffusione del harakiri; non temendo la morte, la pratica del seppuku veniva perseguita per mantenere l’integrità dell’individuo, preferendo la morte ad una vita poco onorevole come avrebbe potuto essere quella del ronin, un samurai che non aveva più un padrone o da questi reso reietto o che non lo avesse seguito nel cammino con la morte. Come si vede una visione completamente opposta a quello che il cristianesimo proclama. Se poi si tiene conto che si sviluppò tra la casta dei guerrieri samurai, governata dalle regole del bushido, possiamo comprendere come e perché il seppuku fosse così osservato e rispettato.

Il libro Hagakure (1716), versione scritta del codice del bushido, o via del guerriero, così come fu trasmesso da Yamamoto Tsunetomo a Tashiro Tsuramoto che gli fece visita nei primi anni del 1700, riporta l’essenza del samurai: “ L'essenza del bushido, della via/vita del samurai è la morte; mattina e sera, in ogni momento della giornata il samurai si prepara alla morte. Quando un samurai è sempre pronto a morire padroneggia la via.” Yamamoto Tsunetomo (1659 – 1719) (più informazioni disponibili qui).

Volontario o imposto che il seppuku fosse, non necessariamente l’atto assolveva al mantenimento dell’onore del suicida o della propria famiglia. Si poteva assistere, in porporzione alla gravità dell’accaduto, alla confisca in tutto o in parte dei beni, alla degradazione del rango della famiglia, alla vendita dei suoi membri come servitù o anche alla loro esecuzione capitale.