Indice articoli

Il bokken utilizzato da Bokuden era per quanto ne sappiamo praticamente dritto e molto robusto, mentre oggigiorno si utilizzano nelle scuole derivate dai suoi insegnamenti vari tipi di armi da allenamento ma tutte di peso e dimensioni nella norma, e molte delle sue tecniche erano originariamente destinate a guerrieri coperti da pesanti armature che affrontassero avversari ugualmente in assetto di battaglia.

Bokuden visse infatti nel periodo dei Regni Combattenti, uno dei piú infuocati della storia del Giappone, pertanto le sue tecniche miravano particolarmente all’efficacia sul campo di battaglia o nelle sfide all’ultimo sangue. Lui stesso sostenne 37 duelli, vincendoli tutti ed uccidendo 17 dei suoi avversari

Ulteriori conferme vengono dalla insolite - per noi - lunghezze dei bokken di Miyamoto Musashi (che vince 64 duelli uccidendo la metà circa dei suoi avversari, utilizzando quasi sempre il bokken) e Muso Gonnosuke. Il bokken di Musashi, la cui replica figura nel catalogo della Tozando, arrivava a 130 cm.

Il bokken “moderno” nasce sul finire del 1600, quando lo Shogun emanò alcune direttive dirette alla standardizzazione delle armi; emula il tipo di katana chiamato kanbun-to dal nome dell’epoca Kanbun in cui ne vennero definiti i parametri. La “lama” è lunga 2 shaku e 4 bu; lo shaku (piede) corrisponde a 30,3 cm ed il bu è un suo decimale, la misura corrisponde quindi a circa 72 cm, misurati sulla linea che va dalla estremità della punta all'estremità del manico. Questo tipo di bokken è leggermente koshizori cioè con curvatura maggiore nel primo terzo della lama a partire dal manico, e con raggio di curvatura medio.

Oltra a questa tipologia di bokken che potremmo definire di uso generico, molte scuole di kenjutsu tradizionale hanno conservato l’uso di tipi particolare di bokken. Il loro peso va dai 600 gr scarsi nelle scuole in cui si privilegiano i movimenti rapidi e le tecniche dinamiche ai 1200 delle scuole che preferiscono una maggiore conformità al peso reale di una spada da combattimento. Va ricordato infatti che nemmeno gli iaito, spade prive di filo ed in lega di zinco utilizzate per la pratica nel dojo, superano normalmente i 900 gr; e anche gli shinsakuto – spade costruite in acciaio ai tempi odierni ma secondo gli antichi canoni, però destinate agli allenamenti – arrivano difficilmente al peso di una spada da combattimento, che andava mediamente dai 1200 ai 1500gr.

I bokken utilizzati per il suburi cioè per la pratica solitaria della forma, sono invece normalmente più pesanti, e ci sono esemplari utilizzati per tecniche di potenziamento che arrivano perfino agli 8 kg.

Non servono però a fortificare polsi e braccia come si potrebbe pensare, ma la spina dorsale. Vengono caricati con un grande movimento circolare che porta il corpo ad arcuarsi vistosamente all’indietro, e il colpo viene portato con tutto il corpo, mentre normalmente viene insegnato ad adoperare l’arma come se fosse indipendente dal resto del corpo.

L'esemplare che vedete nella foto è invece assolutamente fuori misura, anche se non insolito come forma,  e non abbiamo informazioni certe su un suo eventuale utilizzo reale e sulle scuole che ne farebbero uso.

 

 

 

Come già detto un bokken di tipo generico riprende la forma e le dimensioni di una spada di dimensioni jusen - ossia normali - dell'epoca Kanbun. Qui ne vediamo uno messo a raffronto con uno iaito. A differenza del bokken lo iaito va adattato necessariamente alla statura del praticante: uno iaito con lama di 72 cm è la misura appropriata per una persona alta intorno ai 175 cm. In realtà sarebbe preferibile anche per il bokken ma è quasi impossibile fuori dal Giappone trovarne di lunghezza diversa dallo standard.

 

 

 

 

 

 

Dai-sho (lunga-corta) in legno di palissandro;

il wakizashi in alto ha le misure raccomandate per l'esecuzione dei kata dalla Zen Nihon Kendo Renmei. In molte scuole di kenjutsu ancora viene studiato l'utilizzo del wakizashi.

Anche il bokken è di misura canonica.

 

 

 

 

 

 

In alto, bokken del tipo utilizzato nella scuola Jikishinkage Ryu per la pratica del kata Hojo, eseguito in legno di carrubo nostrano e costruito dal maestro Pasquale Aiello; è del tutto privo di sori ossia curvatura (ma ne esistono tipologie differenti con leggero sori); il suo notevole spessore è giustificato sia dalla necessità di resistere a colpi vibrati con la massima energia, sia da quella di avere un peso corrispondente ad una vera spada, tra i 1000 ed i 1500gr, contro i 500/700gr di un bokken normale.

In basso, bokken utilizzato nella scuola Katori Shinto Ryu, eseguito in quercia bianca giapponese e molto leggero.Diverse scuole preferiscono utilizzare bokken con punta mozza, per limitare al massimo il rischio di incidenti

 

 

A sinistra, un bokken di tipo normale, in quercia rossa. Riprende come si vede la sezione pentagonale della spada: un dorso (mune), due costolature ai suoi lati (shinogi) e due fianchi che in una lama di acciaio si dividerebbero a loro volta  in due diversi settori con tempra differenziata: l'hira, dal lato dello shinogi, temprato con l'obiettivo di dargli flessibilità e resistenza, e l'ha, il tagliente, temprato per dargli la massima capacità di taglio.

Al centro il bokken della scuola Katori Shinto ryu già visto prima; è possibile notare che oltre ad avere una sezione pressoché ovoidale, che lo rende meno suscettibile di ammaccarsi o addirittura fratturarsi in seguito ai colpi, non si rastrema verso la punta ma mantiene un diametro pressoché costante.

A destra la sezione di un bokken della scuola Jigen ryu; la forma insolita, è in realtà molto razionale: un bokken non deve tagliare, meglio quindi che abbia il massimo della sezione nella zona dove è sottoposto agli impatti; i lati con profilo inverso inoltre facilitano bloccaggi e parate.

La venatura del primo è particolarmente inadatta: è praticamente ortogonale alla lama, causa quindi di fragilità e distorsioni destinate ad accentuarsi con il tempo; è un bokken infatti conservato praticamente per ragioni affettive, ormai si è deformato al punto di essere quasi inutilizzabile. Quello di centro ha una venatura quasi perfetta, in verticale ed anche gli anelli di accrescimento assecondano il profilo. Quello di destra ha una venatura leggermente inclinata, che in un legno meno compatto potrebbe causare distorsioni.

Roma, 1979: il maestro Tada, nel cortile del Dojo Centrale (alle sue spalle le sostruzioni dell'acquedotto romano). Sta utilizzando un bokken della scuola Jigen Ryu; secondo la sua testimonianza il maestro Ueshiba Morihei conosceva, praticava ed insegnava tecniche di questa scuola. Il bokken della foto dopo una lunga quanto onorata carriera si ruppe irreparabilmente negli anni 80. In seguito il maestro ha spesso utilizzato bokken Katori Shinto ryu, ultimamente ha adottato anche modelli in stile Keishi ryu, che viene frequentemente utilizzato dai corpi di polizia.

Il bokken di cui abbiamo mostrato prima la sezione è stato eseguito in Italia con legno di leccio calabrese, e sottoposto all'esame del maestro che l'ha trovato conforme ai requisiti richiesti. Attualmente, dopo circa 30 anni, è ancora in servizio sia pure saltuario. Occorre dire che molto raramente è possibile trovare legno nostrano che possa essere utilizzato per la fabbricazione di un buon bokken. Le essenze che si presterebbero, essendo troppo dure e pesanti per la fabbricazione di mobili od altri oggetti, non sono reperibili sul mercato.