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I misteri su Miyamoto Musashi (宮本 武蔵) iniziano già dal titolo di questo articolo. Non è infatti certa la data di nascita, non conosciamo quale sia stato il suo vero nome avendolo, come la maggior parte dei personaggi storici di cui ci occupiamo, cambiato diverse volte nel corso della sua vita. Conosciamo invece con una buona approssimazione la data della sua morte. Scrisse infatti nel Gorin no sho (Libro dei cinque anelli), il suo testamento spirituale: Sono Shinmen no Musashi no kami Fujiwara no genshin, nato come bushi nella provincia di Arima, giunto all'età di sessanta anni.

E questo porterebbe appunto ad accettare come data di nascita il 1584, poiché gli ultimi capitoli del libro, scritti in punto di morte nella caverna Reigando abbarbicata in mezzo alle montagne, dove si era ritirato a vivere, portano la data del 1645. Alcuni testi precisano: Musashi cessò di vivere nel terzo anno dell'era Shôhô, nel trentesimo giorno del quarto mese (corrisponderebbe al 13 giugno 1645).

La tomba del padre Munisai porta però la data del 1580, quindi ben quattro anni prima della presunta data di nascita di Musashi, che avrebbe ricevuto alla nascita il nome di Bennosuke, in seguito Takezo. Non conosciamo nemmeno con certezza chi sia stata la madre, e se fosse figlio naturale di Munisai o adottato nella famiglia dopo la morte del padre putativo per evitare l'estinzione della famiglia.

Questo getta ombre anche nella ricostruzione del suo percorso marziale. Secondo alcune ricostruzioni Munisai avrebbe trasmesso al figlio l'arte della spada del feudo di Shinmen e quella del jitte, un corto bastone metallico dotato di un gancio che funge anche da guardia, utilizzato fino a tarda epoca dalla polizia per intercettare i colpi di spada e spezzarne la lama con una brusca torsione del polso.

GorinNoSho440pxMa questa tesi cade irrimediabilmente se dobbiamo accettare quella che Musashi abbia perso il padre in ancora tenera età, o sia stato addirittura figlio postumo se non adottivo.

Per comprendere appieno le ragioni del suo percorso di vita, rinunciando a ricostruirne il percorso tecnico, dobbiamo fare riferimento agli ultimi suoi anni di vita, e soprattutto alle sue opere.

Il suo Gorin no sho (Libro dei cinque anelli) è conosciuto oggigiorno in tutto il mondo, e questo inevitabilmente ha portato a molte differenti interpretazioni, non tutte condivisibili.

E anche a disinvolte operazioni destinate a interessare un pubblico lontano dalla filosofia del guerriero, come quello degli uomini di affari, che dalla strategia di Musashi - secondo gli editori - potrebbero ricavare vistosi vantaggi nelle transazioni commerciali.

Stendiamo qui un velo pietoso su queste manovre e rimandiamo per il Gorin no sho alla recensione.

 

 

 

Qui citeremo piuttosto il Dokkodo (独行道), che potremmo rendere con Cammino della solitudine oppure Via da percorrere da solo.

Si tratta di un breve elenco di precetti, diciannove o ventuno secondo le versioni (i precetti indicati con colore diverso non compaiono nelle versioni più antiche) rilasciati da Musashi al discepolo Terao Magonojo al momento di abbandonare ogni suo possedimento terreno, prima di ritirarsi nel Reigando per riflettere e scrivere, in attesa della morte.

 

 

 

 

 

 

 

 

Accetta ogni cosa cosi come è.

Non cercare il piacere per la tua propria soddisfazione.

Non dipendere, sotto alcuna circostanza, da impressioni parziali.

Pensa con leggerezza di te stesso e con profondità del mondo.

Sii distaccato dal desiderio durante tutta la tua vita.

Non rimpiangere quello che hai fatto.

Non essere mai geloso.

Non lasciarti mai rattristare da una separazione.

Risentimento e lamentele non si addicono né a te stesso né ad altri.

Non lasciarti guidare da sentimenti di lussuria o passione.

In tutte le cose, non avere preferenze.

Sii indifferente al luogo dove vivi.

Non ricercare il gusto del buon cibo.

Non attaccarti al possesso di quanto non ti serve più.

Non agire seguendo idee dettate dall'abitudine.

Non collezionare armi e non praticare con armi quando non sia utile.

Non temere la morte.

Non cercare il possesso di beni o feudi per la tua vecchiaia.

Rispetta Budda e gli dei ma non contare sul loro aiuto.

Puoi abbandonare il tuo corpo. Ma devi conservare il tuo onore.

Non allontanarti mai dalla via


Se le origini della tecnica di Musashi rimangono nell'ombra il suo battesimo del sangue lo tramanda lui stesso, nel prologo del Gorin no sho.

Fin da giovane mi dedicai al sentiero di Heiho, combattendo e vincendo, per la prima volta alla età di tredici anni, un guerriero di nome Arima Kihei, della scuola Shinto-ryu. A sedici anni vinsi un grande combattente, Akiyama di Tajima. A Ventuno anni venni nella capitale [che era da poco tempo Edo, ma qui Musashi si riferisce probabilmente alla capitale imperiale Kyoto] per conoscere i maestri provenienti da ogni parte del paese; li affrontai in numerosi duelli, ed in nessuno di essi il successo mi è mancato. Ho poi vagato di provincia in provincia, accettando le sfide di molti esperti di varie scuole, vincendo sempre in oltre sessanta duelli. Tutto questo tra i tredici ed i trenta anni.

Sono numerose le domande che dobbiamo porci nel leggere Musashi. Non a tutte potremo tentare di dare risposta, andremmo oltre i limiti di quella che vuole essere una sintetica biografia, e probabilmente non ne avremmo nemmeno le capacità. Ma facciamo una eccezione per parlare del concetto di Heiho. D'altronde non saremo noi a parlarne, lasciamo la parola allo stesso Musashi, che così, terminato il prologo, inizia il Libro della Terra, il primo dei cinque libri - o anelli - che compongono la sua opera.

Innanzitutto Heiho è la via del guerriero. Colui che deve espressamente metterla in pratica è il comandante, ma deve comprenderla anche il semplice soldato. Al giorno d'oggi tuttavia non c'è guerriero che abbia raggiunto con sicurezza la comprensione della via che conduce ad Heiho.

 

 

 

 

 

 

 

Ma riprendiamo con il prologo del Gorin no sho, dal punto dove avevamo interrrotto:

Giunto ai trenta anni ho riflettuto sulla mia vita precedente e ho concluso che le mie vittorie non dipendevano da una piena comprensione dei principi dell'arte: forse avevo una predisposizione naturale verso di essa, o forse quella era la volontà del cielo, o forse semplicemente era a causa dello scarso livello delle altre scuole di spada. Ho cercato allora di raggiungere una conoscenza più profonda, dedicandovi me stesso giorno e notte, e all'età di cinquanta anni ho realizzato in me stesso l'essenza di Heiho.

Musashi quindi ci lascia nel dubbio. Parla di altre scuole di spada, quindi evidentemente era lui stesso discepolo di una scuola. Quale tuttavia, non lo dice, e confessa in ogni modo di non aver padroneggiato i segreti dell'arte. D'altra parte, avendo affrontato il primo duello a tredici anni, ed avendo cominciato la sua esistenza errabonda non molto tempo dopo, non è verosimile che abbia avuto modo di assorbire profondamente i principi di una scuola, qualunque essa sia stata. Di più, non ci è consentito sapere.

E' importante sapere invece che Musashi consideri di avere raggiunto all'età di cinquanta anni l'essenza dello Heiho. Seguendo quale scuola o metodo? Sembra che sia stato soprattutto dedicandosi come dice lui "a varie arti e mestieri" seguendovi sempre i principi dello Heiho ma "senza la necessità di avere alcun insegnante o maestro".

 

 

 

 

 

Fu valente scultore, soprattutto in legno, e apprezzato pittore, ma si dedicò ad ogni tipo di arte. Molti praticanti di spada utilizzano ancora oggi la tsuba (guardia di spada) da lui disegnata.

Semplice, austera, elegante, efficace, viene talvolta denominata come tsuba Niten, talvolta semplicemente tsuba di Musashi.

La sua scuola di spada Niten Ichi ryu, non sembra tuttavia avere stretti legami con le tecniche utilizzate da Musashi in combattimento, e questo non dovrebbe meravigliare in quanto lui stesso ricorda di non avere chiara la percezione delle ragioni dei suoi sanguinosi successi e di non essere in grado di identificare un filo conduttore nel suo primo stile di combattimento.

La scuola Niten ichi ryu (Unica Scuola dei Due Cieli) rimane tuttora l'unica in cui si faccia uso sistematicamente delle due spade che ogni samurai portava al fianco: la lunga katana ed il corto wakizashi (dai-sho: lungo-corto).

 

 

 

 

Anche questa seconda tsuba, lavorata a bassorilievo mentre la prima era di tipo sukashi ossia lavorata a traforo, è opera di Musashi.

Unisce con un felice effetto grafico che fa pensare al tomoe, l'incrocio dei due simboli yin e yang, due temi naturali beneauguranti.

In basso un pesce gatto, riconoscibile dai baffi, si accosta con curiosità ad una zucca, che sembra replicare esattamente e specularmente la sua sagoma.

 

 

 

 


Nato probabilmente con il nome di Takezo, il guerriero scelse di adottare all'inizio del suo difficile percorso una pronuncia alternativa degli ideogrammi: Musashi.

Sembra una coincidenza troppo strana, la famiglia Miyamoto era originaria infatti di Musashi prima di trasferirsi nella provincia di Harima, ma nulla vieta di pensare che siano stati il padre stesso o i familiari a scegliere un primo nome che permettesse più tardi di cambiarlo con uno più legato alle sue origini.

Oltretutto era spesso usanza di conservare da padre a figlio il primo ideogramma o perlomeno il fonema, la successione da Miyamoto Munisai a Miyamoto Musashi appare quindi plausibile.

Quasi tutte le ricostruzioni della vita di Musashi che vengono costantemente pubblicate sono pesantemente e a volte inconsapevolmente debitrici di Musashi,  un romanzo storico di Eiji Yoshikawa che ebbe immensa popolarità da quando venne pubblicato, a puntate a partire dal 1935, fino ai giorni nostri.

Delle numerosissirme versioni su schermo va citata, una spanna sopra le altre, quella dovuta a Hiroshi Inagaki, una trilogia risalente alla metà degli anni 50 del XX secolo, che ha fortemente influenzato sia ogni versione successiva, sia l'immaginazione popolare. E perfino non pochi ricercatori.

Cercheremo qui di astenerci dagli episodi romanzeschi dando conto soprattutto di quanto sicuramente accertato. Non è molto, ma certamente aiuta a comprendere le ragioni dell'immenso impatto avuto da Musashi nella cultura samurai.

Abiamo saputo, direttamente da Musashi, che il suo percorso iniziò a 13 anni, quando affrontò e vinse in duello Arima Kihei. A sedici anni sconfisse un certo Akiyama, grande combattente. Arriviamo così, se accettiamo la data di nascita del 1584, all'anno 1600. L'anno della grande battaglia di Sekigahara.

Morto pochi anni prima il dittatore Toyotomi Hideyoshi, il suo vassallo Yeyasu Tokugawa aveva raccolto intorno a sé una fitta schiera di dissidenti del regime. Nell'ottobre del 1600, dopo una serie di schermaglie iniziali, le sue truppe affrontarono a Sekigahara quelle del clan Hideyoshi, comandate da Ishida Mitsunari, nella madre di tutte le battaglie del Giappone feudale: si scontrarono oltre 160.000 guerrieri.

Miyamoto Musashi, ancora adolescente, militava probabilmente nel fronte che venne sanguinosamente sconfitto. Le conseguenze dello scontro furono epocali per il Giappone, drammatiche per ogni samurai che vi avesse preso parte.

Dopo un lungo periodo di anarchia Yeyasu Tokugawa prendeva il dominio assoluto, ed iniziava con lui una dinastia che avrebbe retto le sorti del Giappone per oltre 260 anni. Terminava il periodo delle grandi guerre, e terminava di conseguenza il periodo della spada antica: koto. Gradualmente la lunga e ben arcuata spada da cavalleria, tachi, viene sostituita da una lama più corta: la katana. Convenzionalmente infatti si assume che l'inizio dell'epoca della nuova spada, shinto, coincida circa con il 1600.

Miyamoto Musashi, ancora ragazzo, diveniva da quel momento un ronin: un uomo onda, un samurai senza più un feudo di cui seguire le sorti e una terra dove mettere radici. Gran parte dei feudi sconfitti vennero infatti dissolti, conglobati nei feudi vincitori, e quasi tutti i guerrieri legati alla parte perdente furono congedati, con l'obbligo di abbandonare terreni ed abitazioni loro assegnati. Il seguito della sua storia non può prescindere da questo traumatico cambiamento.

L'iconografia tradizionale ci tramanda infatti una immagine di Miyamoto Musashi stereotipata che vuole rendere l'idea del suo stato: i capelli non hanno il chommage, la tradizionale acconciatura del samurai: la parte sommitale rasata ed un lungo ciuffo che partendo dalla coda è legato alla sommità del capo, e che veniva tagliato in caso di espulsione dalla casta o in segno di sfregio infierendo sulle spoglie del nemico ucciso.

Crescono selvaggiamente e sono raccolti in una alta crocchia: Musashi è identificabile a vista d'occhio come ronin, samurai senza padrone. Se per propria scelta o costretto da circostanze avverse, come quasi sempre è il caso, nessuno può dire.

 

 

 

 

 

Indossa l'hakama, il largo pantalone tipico del samurai utilizzato ancora nelle arti marziali tradizionali, stretta però sotto il ginocchio da una fasciatura,  perché non si sporchi o dia impaccio durante i viaggi. Viene insomma perennemente raffigurato nelle vesti del viaggiatore, del samurai errante.

Sulla hakama, o come qui nella stampa di Kuniyoshi sull'aori, quasi sempre viene riportato il motivo del campo di riso, tradizionalmente scelto da molti samurai (ancora oggi lo si trova nelle borse o nei portaspade utilizzati per recarsi al dojo).

Si dice di lui che fosse persona scostante e sgradevole fisicamente, con un aspetto irsuto e trasandato, ma non sappiamo quanto sia dovuto ad una scelta deliberata e quanto alla sua condizione randagia.

Era di grande corporatura, oltre sei shaku (piede, corrispondente a 30,3cm). Superava quindi i 180cm e non doveva passare inosservato in un'epoca in cui la statura media dell'uomo adulto si aggirava intorno ai 160.

Si crede che per questo utilizzasse una spada di dimensioni inconsuete, oltre 90cm di lama. Certamente la spada va commisurata alla statura del possessore, ma va anche considerato che solo gradualmente, e solo ben dopo che Musashi aveva concluso (intorno al 1614) il suo percorso di cavaliere errante  venne abbandonata la consuetudine di adottare il tachi, lunga e arcuata spada da cavalleria, per adottare invece la katana, più corta e generalmente meno curva.

In defnitiva, non sembra ricevibile l'osservazione di alcuni critici che Musashi utilizzasse una spada di dimensioni molto sopra la media. D'altra parte, nel corso dei suoi numerosi duelli - si pensa che siano stati 64 - utilizzò raramente una vera spada. Li affrontò quasi sempre con il bokuto, che oggi viene più comunemente definito bokken: la spada di legno da allenamento.

La stampa nishiki-e a fianco proviene dal'Honchô kendo ryaku den (Racconti di spada della nostra terra), pubblicato nel 1845 circa. Non possiamo considerare questo genere di documenti come perfettamente aderente alla realtà, la didascalia informa infatti che Musahi viene raffigurato durante il viaggio intrapreso per incontrare e sfidare Tsukahara Bokuden, in realtà morto a tarda età circa 14 anni prima della sua nascita. Ma è indicativa di come Musashi veniva rappresentato nell'immaginario del popolo giapponese. Dai suoi giorni fino ai nostri giorni.


Al termine della battaglia di Sekigahara il giovane Takezo si era ritrovato improvvisamente nella condizione di ronin - uomo onda,, ossia samurai senza padrone. Non sappiamo con certezza nemmeno se abbia partecipato alla battaglia, imposssibile dire agli ordini di quale feudatario.

Si accetta comunemente però la tesi che abbia militato nella parte perdente, fedele ai Toyotomi, e si sia ritrovato di conseguenza automaticamente senza padrone quando i clan sconfitti vennero sciolti o dovettero in ogni caso drasticamente ridurrre il numero di uomini ai loro ordini.

Tutto questo può essere accettato, anche se non dimostrato, ma in realtà la partecipazione di Musashi alla guerra di successione appare semplicemente un intervallo tra due diversi periodi trascorsi come ronin quindi non è probabile che ne sia la causa iniziale, che va attribuita forse solamente alla sete di ricerca di Musashi.

Non dimentichiamo infatti che lui stesso afferma di essere stato impegnato in duelli dai 13 anni ai 16 (presumibilmente dal 1596 al 1599, anno precedente Sekigahara) per poi passare al suo soggiorno nella capitale all'età di 21 anni, quindi nel 1604 circa, senza menzionare quanto fatto nel frattempo.

Secondo alcuni il lungo periodo periodo vuoto da informazioni venne trascorso da Musashi perfezionando la sua pratica presso alcune scuole dislocate sul monte Hiko. Questo contrasta in parte con la sua dichiarazione di non avere avuto una scuola di riferimento. Nel 1604 iniziò a Kyoto una serie di duelli che lo rese famoso.

Affrontò i vari campioni della scuola della famiglia Yoshioka, il cui stile di scherma sembra derivasse dal Katori Shinto ryu. Alcune fonti sostengono che già Munisai - padre di Musashi - aveva affrontato la scuola Yoshioka in un torneo organizzato dallo shogun, ottenendo la vittoria.

Nel marzo 1604 Musashi (non sappiamo con certezza quando assunse questo nome, ma d'ora in poi lo chiameremo così) sfidò ed affrontò in duello Seijuro Yoshioka, rappresentante della scuola, e lo sconfisse con un colpo di bokuto che lo colse alla spalla sinistra, rendendolo invalido. Musashi si era presentato al confronto - abitudine che mantenne quasi sempre - in forte ritardo. L'effetto, voluto o meno, fu spesso quello di innervosire l'avversario di turno al punto da fargli quasi perdere il controllo d se.

Assunto il titolo di caposcuola fu Denshichiro Yoshioka, fratello di Seijuro, a rilanciare la sfida. Il secondo duello ebbe luogo accanto al tempio di Sanjusangendô (Sala delle 33 colonne).

Anche questa volta Musashi si presentò in ritardo e vinse il confronto, disarmando Denshichiro del suo bokuto rinforzato da anelli di ferro, secondo alcuni uccidendolo.

 

 

Dopo questa seconda sconfitta la rappresentanza nominale della scuola venne affidata a Matashichiro Yoshioka che aveva però solamente 12 anni. Venne affiancato durante un terzo duello da un folto gruppo di sostenitori pesantemente armati, probabilmente con l'intenzione di eliminare Musashi senza scrupoli ristabilendo così il buon nome della scuola.

Il luogo fissato per lo scontro era nei pressi del tempio di Ichijoji, ma contrariamente al suo solito Musashi vi si era recato molte ore prima, nel cuore della notte, e vi si era celato.

All'arrivo del gruppo avversario uscì fuorl all'improvviso dal suo nascondiglio ed approfittando della sorpresa uccise Matashichiro riuscendo anche a sottrarsi alla reazione degli altri e a mettersi in salvo, dopo aver fatto numerose vittime.

Dopo quello finale sostenuto contro Sasaki Kojiro in un'isola deserta, fu questo il più famoso dei duelli affrontati da Musashi. Tutti vinti come sappiamo, e tutti sostenuti secondo Musashi tra i 13 e i 30 anni di età ossia tra il 1597 ed il 1614 circa.

Questo non significa che ricostruirli nel dettaglio sia facile, e lo vedremo già nel suo duello successivo, quello contro Shishido Baiken.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per nessuna altra figura storica del suo tempo si sono infatti intessute altrettante leggende, dai suoi incontri o scontri - quasi sempre immaginari - con le maggiori personalità (Yeyasu Tokugawa, il monaco Takuan...) e i maggiori maestri di spada del suo tempo o anche di altri tempi (Tsukahara Bokuden, Yagyu Muneyoshi, Muso Gonnosuke...).

Qui lo vediamo addirittura alle prese con una balena, in un'altra stampa di Utagawa Kuniyoshi (1797-1861).

Un altro esempio, sicuramente meno clamoroso di un duello con una balena, ma più difficile da chiarire: si accetta comunemente che sia avvenuto un incontro amichevole tra Miyamoto Musashi e Muso Gonnosuke, con la vittoria del primo.

 

 

 

 

Però solamente verso la fine del XVIII secolo, oltre un secolo dopo la morte di entrambi i protagonisti, viene "scoperto" nei registri della scuola Muso Shinto ryu il resoconto di un secondo duello nel corso del quale Muso, esperto di bo (probabilmente rokushaku bo, "bastone da 6 piedi") ottiene la rivincita utilizzando un bastone più corto e maneggevole di 128cm circa, il jo utilizzato ancora oggi nel Muso Shinto ryu, da dove probabilmente venne introdotto nello studio dell'aikido.

Cambiando semplicemente il nome dell'antagonista e lo strumento utilizzato la stessa leggenda viene attribuita

a Tsukahara Bokuden (1489-1571) che avrebbe perso un primo duello con Musashi (1584-1644) ottenendone però l'intuizione di creare il bokuto, la spada di legno utilizzata per allenamenti e duelli, che da lui avrebbe preso il nome, per ottenere la rivincita. Ma Bokuden =卜伝 , mentre bokuto = 木刀, è composto dagli ideogrammi boku = legno e to = spada.

Il duello con Baiken sarebbe avvenuto nel 1607 a Edo, dove nel frattempo l'errabondo Musashi si era temporaneamente spostato. Baiken era maestro nell'uso del kusari gama. Si tratta di un falcetto con manico, a volte con la lama bloccata in posizione di lavoro da un anello girevole, in modo da poterla ripiegare e trasportare così agevolmente l'arma. Alla estremità posteriore del manico è fissata una lunga catena, con una pesante palla di ferro alla estremità.

La catena viene fatta ruotare in continuazione dalla mano destra, costituendo allo stesso tempo una terribile minaccia per la sua estrema velocità di rotazione, e una efficace difesa potendo quasi infallibilmente intercettare la lama della spada e renderla inutilizzabile attorcigliandosi contro. A questo punto interviene l'altra mano con il micidiale falcetto, a porre termine al combattimento.

 

Questo duello sarebbe stato molto importante nel percorso di studio di Musashi, che fu costretto per affrontare Baiken ad utilizzare contemporaneamente lo shoto, la spada corta, e il daito, la lunga, in modo da non rimanere completamente inerme quando una delle due venisse intercettata dalla catena.

Molti anni dopo Musashi osservava di essere arrivato alla conclusione che quel modo di combattere, o perlomeno di praticare quotidianamente, rendeva il guerriero più completo in quanto lo addestrava ad utilizzare contemporaneamente il braccio destro ed il sinistro.

A tuttoggi, la scuola Niten ichi ryu rimane l'unica il cui metodo di base preveda l'uso contemporaneoamente le due spade. Non l'unica in assoluto tuttavia, e forse ha verosimiglianza storica il legame tecnico tra Musashi e Muso Gonnosuke, visto che tra le altre vi è proprio il Muso Shinto ryu, ove si pratica anche la difesa contro il kusari gama.

In realtà, se varie versioni di questo duello erano note già in epoca antica, non è chiaramente definibile la figura storica dell'antagonista di Musashi.

La prima menzione del nome Shishido Baiken viene fatta addirittura dallo scrittore Eiji Yoshikawa nel suo romanzo Musashi, negli anni 30 del XX secolo, che ne fa più un brigante di campagna che un guerriero di Edo. La cui vera identità ci rimane al momento ancora sconosciuta, essendo forse destinata a rimanerlo per sempre.

Nello stessso anno, sempre ad Edo, Musashi avrebbe affrontato e vinto Muso Gonnosuke.


Ricordiamo ancora quando abbiamo letto all'inizio; Musashi scriveva di se: "Ho poi vagato di provincia in provincia, accettando le sfide di molti esperti di varie scuole, vincendo sempre in oltre sessanta duelli. Tutto questo tra i tredici ed i trenta anni". Dovremmo quindi concluderne che non sostenne più duelli nel resto della sua vita, ma in realtà ne vengono riportati diversi.

Rimane il dubbio se siano veramente avvenuti o non siano anche queste delle leggende accavallatesi con il tempo. A fianco ne vediamo una abbastanza tipica, raffigurata da Utagawa Kuniyoshi nella serie Mitate Hakkei (Selezione di otto vedute, sottinteso di eroi), dal titolo Seiran (Tramonto glorioso).

Nel particolare vediamo Musashi, assalito a tradimento dagli uomini del suo nemico Shirakura Dengoyemon, difendersi essendo disarmato addirittura strappando un pilastro della casa e menando botte all'impazzata con quello.

Di sicuro Musashi partecipò ad alcune delle maggiori battaglie dell'epoca, come l'assedio di Osaka - forse ancora come a Sekigahara a fianco degli ultimi irriducibili seguaci dei Toyotomi - e la campagna contro i ribelli cristiani di Shimabara. La Pax Togugawa, appellativo con cui viene spesso definita l'epoca Edo, non si impose infatti immediatamente dopo la sanguinosa battaglia di Sekigahara: seguirono diversi decenni di cruenti assestamenti.

L'ultimo duello, o almeno l'ultimo affrontato in quella fase della vita che Musashi considerava essenziale per comprendere il resto del suo cammino, è conosciuto come il duello di Ganryujima ed avvenne il 13 aprile 1612. E' ancora oggi considerato il duello più importante della storia del Giappone; o perlomeno quello di gran lunga più conosciuto e celebrato.

In una fase non identificabile della sua vita, Musashi avvertì il desiderio di mettere termine alla sua vita randagia entrando al servizio di un nobile. Sembra che venne inoltrata una domanda al signore Hosokawa Tadaoki, una delle figure più in vista dell'epoca. Fedele seguace fin dalla prima giovinezza del conquistatore Oda Nobunaga, poi seguace di Tokugawa Yeyasu per il quale combatté a Sekigahara al comando di una divisione, fu marito di Garasha (Gracia) Hosokawa, a sua volta una delle figure più rappresentative di quell'era tormentata.

Convertitasi al cristianesimo (da qui il suo nome) forse più come gesto di sfida che per autentica convinzione, trovò morte eroica nella difesa del castello mentre Hosokawa Tadaoki combatteva altrove. Questi rimase però sempre fedele alla memoria della moglie, pur essendogli sopravvissuto 46 anni, e volle ricongiungersi a lei nell'aldilà disponendo che le loro due tombe fossero affiancate.

Alcune fonti riportano che il duello col maestro d'armi della casata, Sasaki Kojiro, venne autorizzato da Hosokawa Tadaoki per valutare le potenzialità di Musashi. E' lecito dubitarne, in quanto Musashi pur rimanendo vincitore non ottenne poi alcun riconoscimento ed entrò piuttosto in seguito a servizio di vari signori feudali di rango minore e schierati sul fronte opposto. Del resto la scelta di utilizzare duelli all'ultimo sangue per la selezione dei maestri d'armi oltre a non essere usanza nemmeno appare logica.

Solamente nell'anno 1633 Musashi doveva entrare al seguito della casata Hosokawa, e più precisamente di Hosokawa Tadatoshi, figlio di Tadaoki. I primi documenti ufficiali che registrano una sua assunzione formale risalgono al 1640.  Musashi prese congedo dal suo signore e dal mondo nel quinto mese dell'anno 1645, quando volle ritirarsi nel Reigando sentendo la morte vicin

Tornando a quell'aprile del 1612, va accettato comunque senza riserve che il duello fosse ufficialmente approvato dalla casata degli Hosokawa, qualunque ne sia stata la ragione. Venne organizzato in una isola deserta situata nello stretto di Kamon, che divide l'isola di  Kyushu - la maggiore del Giappone - da quella di Honshu, con divieto assoluto di approdo per ogni persona non autorizzata.

Nei numerosi film dedicati alla vita di Musashi o al duello vero e proprio, non manca mai una inquadratura dei paraventi con il mon degli Hosokawa (il sole attorniato dagli 8 pianeti), e uno stuolo di dignitari in attesa,rigidamente seduti in posizione formale, tutti con il jingasa (cappello da battaglia) ed il fusashino, la saratteristica sopravveste dalle ampie spalline quasi sempre indossata dai samurai a servizio di un daimyo. Tra le tante versioni uscite negli ultimi decenni non vi sono sostanziali differenze, tantevvero che abbiamo deliberatamente selezionato i fotogrammi da opere differenti, alternandoli a stampe d'epoca.

L'isola, che si chiamava all'epoca Funajima, è conosciuta ora col nome di Ganryujima, isola di Ganryu.

Era questo forse il soprannome di Sasaki Kojiro,  secondo altri invece più verosimilmente  il nome della scuola di spada da lui fondata: Ganryu = scuola della grande roccia.

Le notizie sul conto di Sasaki sono estremamente lacunose, la sua età ad esempio varia a seconda delle fonti dai 18 ai 50 anni, per quanto siano stati tramandati particolari apparentemente meno significativi come i vestiti che indossava al momento del duello: una hakama di pelle racchiusa da fasce sotto il ginocchio, ed un aori (sopravveste) rosso sopra un kimono bianco aderente, adatto ad un duello.

 

 

 

 

Si pensa che provenisse dalla scuola Chujo ryu del maestro Toda Seigen, forse appresa da uno dei suoi discepoli in quanto Toda scomparve nell'anno 1590. La maggior parte delle fonti attribuisce infatti a a Sasaki una età vicina a quella di Musashi - entrambi intorno alla trentina al momento del mortale duello. Era conosciuto per il colpo chiamato tsubame gaeshi, "incrocio a coda di rondine".

Alcune ricostruzioni fantasiose spiegano che il nome derivasse dalla sua abitudine di addestrarsi tagliando al volo con la spada le rondini che incautamente gli volavano attorno. Più realisticamente accetteremo la spiegazione "tecnica" ma dopo averci riflettuto.

La coda della rondine ha come si sa la forma di una V, di conseguenza le ipotesi sono legate ad una tecnica in cui la spada tracci un percorso simile. Verosimilmente dovrebbe trattarsi di un colpo fendente dall'alto verso il basso in diagonale che ritorna immediatamente verso l'alto sorprendendo l'avversario che avesse evitato il primo colpo.

Quindi una successione di due colpi in diagonale: yokomenuchi (fendente laterale) o kesagiri (taglio della sciarpa) in giapponese. Traversone nell'antica terminologia occidentale, che curiosamente indica ora nel gioco del calcio il lungo passaggio di un attaccante dalla linea laterale verso l'area di porta.

La stampa di Achihiro Harukawa (attivo tra il 1816 ed il 1824) mostra in realtà l'attore kabuki Ohtani Tomoemon nella parte di Kojiro nel corso di una rappresentazione teatrale, non dobbiamo quindi attenderci una aderenza assoluta alla realtà. La scena rappresenta il duello fatale; nel particolare non inquadrato Musashi assesta il colpo mortale, si vede il suo bokuto che arriva alla gola di Kojiro, che ha invano eseguito il suo famoso tsubame gaeshi, evocato anche dalle rondini in volo nel cielo dietro di lui.

 

Come suo solito Musashi si presentò con inaccettabile ritardo, mandando su tutte le furie l'avversario, i padrini e il pubblico selezionato autorizzato dagli Hosokawa ad assistere. Solamente nella tarda mattinata la barca che lo trasportava apparve all'orizzonte, e questo automaticamente rende irrealistiche le ricostruzioni del duello in cui Musashi abbaglia l'avversario col riflesso del sole che sorge dal mare alle sue spalle.

Nella lunga traversata Musashi aveva ingannato il tempo intrecciando con dei fogli di carta un tasuki, la fettuccia che viene intrecciata ad 8 per poi passare le braccia nei due cappi, in modo da raccogliere gli indumenti e non esserne impacciati nel combattimento. Aveva poi afferrato un remo di scorta e l'aveva rozzamente lavorato per ricavarne un bokuto di fortuna con cui affrontare Sasaki, rinunciando alla spada che lasciò nella barca.

 

 

Secondo alcuni critici la lunghezza di questo bokuto era anomala, maggiore del normale: tra i 120 e i 130cm.

Per comparazione si pensi che la lunghezza di un bokken moderno, o dello iaito utilizzato da una persona di normale statura, si aggira sui 102cm.

Ma queste misure di riferimento vennero stabilite in epoca Kambun, solamente 60 anni dopo il duello, e non vennero adottate su larga scala che in epoca Meiji, tardo 800. All'epoca - come detto - si utilizzavano spade di misure maggiori.

Musashi avrebbe celato l'anomalia della sua arma lasciandola puntata verso il basso mentre - sceso dalla barca - si dirigeva verso la spiaggia immerso in acqua fino alla cintola. Non sembra una osservazione sensata: non appena Musashi fosse uscito dall'aqua il suo espediente sarebbe stato completamente vano. Inoltre lo stesso Musashi nel Libro dell'aria, nel capitoloTaryu ni okinaru tachi o mutsu koto (Uso di spade lunghe nelle altre scuole) critica severamente l'utilizzo di spade molto lunghe.

Sasaki Kojiro era invece armato di una spada di grande pregio, opera di Nagamitsu di Bizen, vissuto circa 200 anni prima. Nella foto vediamo la spada denominata Dai Hannya Nagamitsu, appartenuta a Oda Nobunaga e poi a Yeyasu Tokugawa.

Quella di Sasaki si dice fosse  denominata Monohoshi no sao (Palo per asciugare) e la sua lama misurava in lunghezza (nagasa) 90cm circa.

Poiché si pensa che nella scuola di Toda si studiasse l'uso del nodachi (spada da battaglia, uno spadone che arriva anche a 150cm di lama) con un eccesso di disinvoltura si riporta che Sasaki utilizzasse sempre il nodachi, e lo si rappresenta con lo spadone fissato dietro la schiena come uno zaino, non essendo possibile portarlo alla cintura e praticamente priva di sori (curvatura della lama) che come vediamo era invece pronunciata in altre opere di Nagamitsu.

 

BokutoMusashiQuanto alla misura In realtà 90cm di lama erano all'epoca una misura quasi normale per un tachi, soprattutto per un guerriero ancora più alto del già alto Musashi. Di più: se vi aggiungiamo 30/35 cm di manico arriviamo ad una misura complessiva di poco superiore al normalissimo shinai utilizzato oggigiorno nel kendo (120cm) e grossomodo corrispondente a quella dello "smisurato" bokuto di Musashi. Non si capisce quindi per quale ragione Sasaki avrebbe dovuto rimanere sconcertato nello scoprirne - quando era ormai troppo tardi - la lunghezza.

Misure a parte, è da escludere che il bokuto di fortuna realizzato e utilizzato da Musashi nel duello fosse massiccio come viene di solito rappresentato. Diversi anni dopo un suo discepolo gli chiese di averne una replica e Muashi acconsentì: è ancora conservata in un tempio del sud del Giappone. L'immagine proviene dai brevi video di approfondimento che accompagnano tradizionalmente i taiga (serial tv) prodotti dalla NHK e precisamente da Musashi, emesso in 50 puntate nel 2003.

Non sappiamo fino a che punto il romanzo di Yoshikawa abbia influito sulle infinite ricostruzioni del duello; certamente molto. Una delle più ricorrenti vuole che Sasaki, irritato del ritardo di Musashi, al vederlo finalmente pronto abbia sfoderato la lama di Nagamitsu gettandone lontano nella sabbia il fodero.

Non è un gesto usuale da parte di un samurai: tutto quanto riguardava la spada non solo aveva un valore venale molto elevato ma era anche era oggetto di un rigoroso rituale sia simbolico, toccare il fodero della spada era un affronto che andava regolato immediatamente con la morte del colpevole, che racchiudente anche fini pratici. La procedura di manutenzione della spada prevede che il fodero venga immediatamente riposto nella sacca dopo averne estratto la lama, per evitare nel modo più assoluto che vi penetrino polvere o sporcizia.

Gettarlo nella sabbia con la certezza di rigarvi poi la preziosissima lama sembra strano. Ma possiamo ipotizzarlo come sintomo di un eccesso di nervosismo, su cui Musashi infierì facendo rimarcare che un samurai che abbandona il fodero della propria spada abbandona in quel modo anche la propria vita.

Senza continuare una disamina degli aspetti psicologici del confronto, ogni ipotesi sarebbe basata su fatti non accertati o su palesi esagerazioni, tentiamo di ricostruire lo svolgimento vero e proprio del duello.

Occorre dire subito che anche qui sappiamo ben poco: dopo una presumibile fase di attesa o di studio, Sasaki avrebbe attaccato per primo vibrando il suo tsubame gaeshi. Il colpo discendente tagliò la fascia che cingeva la fronte di Musashi, andando ad un nulla dall'essere mortale.

Qui vediamo Miyamoto Musashi interpretato da Toshiro Mifune nella trilogia dedicatagli a metà degli anni 50 dal regista Hiroshi Hinagaki. Un modello rimasto insuperato al quale si sono praticamente attenute anche tutte le versioni successive.

 

 

 

 

 

 

Il colpo di ritorno che avrebbe falciato dal basso verso l'alto venne evitato da Musashi con un prodigioso salto.

Mentre ancora si trovava librato in aria, vibrò a sua volta un colpo fendente che colpì Sasaki sulla calotta cranica, causandone la morte pressoché immediata (la stampa è di autore sconosciuto e rappresenta Musashi con 2 spade, fedele alla leggenda).

Alcuni sostengono che il colpo venne dato con la sola mano sinistra, in modo da ottenere un maggiore allungo.

La mano sinistra impugna infatti all'estremità del manico, quella destra nella parte più vicina alla guardia, con una differenza quindi valutabile intorno ai 25 cm su una spada - o bokuto - di quelle dimensioni.

 

 

 

Secondo la tradizione Musashi sfoderò allora entrambe le spade per rendere omaggio all'avversario caduto.

Ovviamente diventa una ipotesi impossibile se accettiamo che avesse appena lasciato il daito nella barca, come la logica suggerisce: era anche quella una spada di notevoli dimensioni, durante il duello gli avrebbe dato solamente impaccio.

Normale invece che avesse tenuto alla cintura lo shoto, wakizashi o tanto che fosse: da queste armi il samurai non si separava mai.

Dopo aver salutato i padrini, senza dire una parola (come alcuni documenti assicurano abbia fatto anche all'inizio), risalì sulla barca e tornò da dove era venuto.


Nella sua seconda vita Miyamoto Musashi, oltre a continuare lo studio della spada e gettare le basi pratiche e filosofiche della sua scuola, il Niten Ichi ryu, divenne un rinomato artista.

In contrasto con la fama di uomo rude, scostante e in definitiva sgradevole che accompagnava la sua vita di ronin, le sue opere rivelano una personalità sensibile nella ricezione degli stimoli forniti dalla natura o dalla riflessione interna, e altrettanto delicata ma potente nel rendere nei manufatti le sue sensazioni.

Eccelse nell'arte del kakemono, o kakejiku, lunghi rotoli di carta destinati ad essere appesi come decorazione nella parete d'onore delle stanze dedicate ad attività significative, come ad esempio il lato kamiza del dojo, la sala destinata all'allenamento delle arti marziali, o nelle essenziali stanzette dedicate al chanoyu.

L'opera viene normalmente tracciata ad inchiostro, non consentendo ripensamenti ed aggiustamenti: ogni tratto è definitivo e fatale, come il colpo di una spada.

La sua opera più nota, di cui vediamo il particolare essenziale, è una averla posata su un albero morto, o forse semplicemente spoglio, di bambu.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel suo popolarissimo romanzo, Eiji Yoshikawa attribuisce lo sbocciare del talento artistico di Musashi al suo incontro in Kyoto, all' epoca della faiida con gli Yoshioka, con Hon'ami Koetsu (1558-1633).

Appartenente alla celebre famiglia di togishi (rettificatori di spade) che si tramandò poi per molte generazioni l'incarico ufficiale di classificare e valutare le spade giapponesi di maggior pregio artistico e storico, Koetsu divenne anche un apprezzato ceramista e calligrafo.

Dopo essere stato discepolo del maestro di te Furuta Oribe e del grande calligrafo principe Soncho sviluppò - non prima di avere studiato e applicato a fondo gli stili tradizionali - numerose tecniche innovative di ceramica, pittura e laccatura.

A fianco possiamo vedere una calligrafia di Miyamoto Musashi: la parola sunyata (vuoto, o nulla).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Più tardi, sempre nel romanzo di Yoshikawa, Musashi incontrerà un togishi di nome Zushino Kosuke, che stanco di vedersi recapitare lame trattate senza rispetto ed utilizzate senza scrupoli, ha da poco cambiato la insegna del suo laboratorio: da "pulitore di spade" a "pulitore di anime".

In cambio di una spada di cui si è innamorata a prima vista, Musashi prometterà a Zushino una immagine della dea della misericordia - Kwannon - scolpita in un antico blocco di legno recuperato in un tempio, ma fallirà la prova ritrovandosi incapace di ricavare dalla materia viva l'immagine che ha nella mente.

Da allora alternerà l'esercizio della spada con quello delle altre arti, per dimostrarsi all'altezza della promessa. Riuscirà a manteneral dopo un periodo trascorso in solitudine con il figlio adottivo Iori, dedicato solo al perfezionamento della sua tecnica e della sua capacità di concentrazione.

Attendibile o meno che sia questa libera ricostruzione di Yoshikawa, Musashi fu anche un valente scultore. La sua opera più conosciuta è la rappresentazione in legno del dio della saggezza e del fuoco Fudo Myo (o Fudo sama) l'Immovibile, corrispondente al dio buddista Acala, che abbiamo già visto.

Questa altra immagine, presa di lato, permette di apprezzare la posizione classica di guardia Yin no kamae - o hasso no kamae - che Musashi fa assumere al dio. Normalmente viene raffigurato con una corda nella mano sinistra per legare il diavolo, la spada nella destra.

 

 

 

Le opere di Musashi denotano un sorridente ed acuto spirito di osservazione, ed una graffiante capacità di sintesi.

In questo inchiostro su carta è raffigurato Hotei, il dio della saggezza.

Tradizionalmente è un giovale signore di mezza età, dal grande ventre e che trasporta sempre con se una grande zucca ove è racchiusa la saggezza, che distribuisce a sua discrezione ad uomini e donne.

Musashi lo ha raffigurato mentre osserva, con benevolo quanto ironico divertimento, le mosse di due galletti intenti ad un futile duello.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La sua inventiva e la sua destrezza nel maneggio di vari materiali, dal legno all'acciaio, dalla carta all'inchiostro si applicarono anche agli oggetti di uso pratico.

Abbiamo già detto che  si tramandano e si replicano ancora a distanza di secoli le guardie di spade (tsuba) da lui disegnate.

Sappiamo già anche che fabbricò sempre personalmente i bokuto con cui si allenava, eccone qui infatti un diverso esemplare che si dice nato dalla sua mano e adoperato dalle sue mani.

Notiamo per la seconda volta che non ha assolutamente nulla a che vedere con gli enormi bokuto che gli vediamo utilizzare nelle stampe e nei film, simili piuttosto ad alcuni tipi di suburito, ossia attrezzi da allenamento destinati al perfezionamento della forma o al potenziamento fisico ma non al combattimento.

Certamente nulla vieta di pensare che Musashi abbia utilizzato, cosa del resto normale, differenti tipi di bokuto a seconda delle circostanze.

In un ritratto di autore ignoto, che si pensa risalire al 1640 circa, possiamo farci una idea dell'aspetto che aveva in età matura il grande samurai.

 

 

 

 

 

 

 

 


Non sappiamo in realtà quanto sia rimasto dell'insegnamento tecnico di Miyamoto Musashi. Ebbe tre figli adottivi, dei quali Mikinosu scomparve prematuramente compiendo seppuku dopo la sconfitta del suo signore, Iori divenne ministro nel feudo degli Ogasawara, Hirao Yoemon maestro d' armi dell'importante feudo di Owari, e diversi allievi fedeli tra cui Terao Magonojo cui è dedicato il Gorin no sho.

Aldilà delle vicende del suo amore per Otsu, tormentato e contrastato dal desiderio e dalla necessità di percorrere la via del guerriero, uno dei temi dominanti del romanzo di Yoshikawa, non sappiamo se abbia avuto una mogile, e non ebbe discendenti naturali.

Certamente, essendo entrato al servizio degli Hosokawa come maestro d'armi e avendo fondato la scuola Niten Ichi ryu, tuttora esistente, ha diffuso con la pratica il suo messaggio, ma nei suoi scritti ha ammonito soprattutto a serbare intatti i principi di rettitudine e di ferma determinazione, senza approfondire gli aspetti tecnici, da lui ritenuti meno importanti rispetto ai primi.

Ma si potrebbe dire che già questo è un grande, importante, insegnamento.

Oltre ai 21 precetti del Dokkodo, riportati in precedenza, le sue opere principali sono tre. Lo Enmei ryu Kenpo sho (Scritto sulle tecnica della scuola di Enmei) che si dice sia stato composto quando Musashi aveva 22 anni, in contrasto con quanto abbiamo visto dichiarare dallo stesso Musashi nel Gorin no sho: "Giunto ai trenta anni ho riflettuto sulla mia vita precedente e ho concluso che le mie vittorie non dipendevano da una piena comprensione dei principi dell'arte".

Si può però pensare che questa frase implichi la condanna di quanto scritto in precedenza senza necessariamente significare che nulla sia stato scritto prima dell raggiungimento della comprensione, che Musashi situava ai 50 anni di età e quindi intorno al 1634.

Il secondo testo, lo Yoho Sanjugo, ossia Trentacinque scritti sulla strategia, venne composto nel 1641 e dedicato ad Hosokawa Tadatoshi.

L'anno seguente la salute di Musashi divenne malferma: soffriva di dolori nevralgici dovuti probabilmente a un tumore ai polmoni, e si ritirò nellla caverna Reigando.

Qui, pochi mesi prima della morte, iniziò la stesura della terza opera, il Gorin no sho.

Senza alcuna ombra di dubbio la sua opera più conosciuta. Viene tuttora studiata, anche fuori dal Giappone, come un breviario dei principi guida che possono portare ogni essere umano al successo, non solamente il guerriero alla vittoria in battaglia.

Gli ultimi suoi istanti di vita vengono riportati nella cronaca Hyoho senshi denki:

 

Al momento della morte, si tirò su, allacciò la cintura inserendovi il wakizashi.  Si mise da solo seduto, con un ginocchio drizzato verticalmente, la spada nella mano sinistra ed un bastone nella destra. Morì in quella posizione, alla età di 62 anni. I maggiori vassalli del signore Hosokawa si riunirono e celebrarono con dolore la cerimonia. Eressero una tomba sul monte Iwato, dietro ordine del signore.

 

La scuola Niten ichi ryu rimaneva affidata ai suoi principali discepoli: Furuhashi Sozaemon e i due fratelli Terao: l'irruento Magonojo cui affidò il manoscritto del Gorin no sho con l'incarico di bruciarlo, ed il più giovane Kyumanosuke, più riflessivo anche se meno dotato tecnicamente cui aveva affidato lo Hyoho Sanjugo. In seguito Magonojo declinò l'incarico di caposcuola lasciandolo a Kyumanosuke.

Questi, ottenuto in prestito per pochi giorni il Gorin no sho prima che venisse distrutto, su ordine del signore Hosokawa Mitsuhisa ne fece due copie di cui una tenne per se consegnando l'altra, che ci è pervenuta, ad Hosokawa.

 

La successione all'interno della scuola non fu, forse per volontà dello stesso Musashi, necessariamente ereditaria come di consueto.

Questa è la linea di successione:

Miyamoto Musashi Fujiwara no Genshin

Terao Kyumanosuke Nobuyuki

Terao Kyoemon Katsuyuki

Yoshida Josetsu Masahiro

Santo Hikozaemon Kiyoaki

Santo Hanbei Kiyoaki

Santo Shinjuro Kiyotake

Aoki Kikuo Hisakatsu

Kiyonaga Tadanao Masazane

Imai Masayuki Nobukatsu

Iwami Toshio Gensho (Harukatsu)

La scuola Yoho Niten Ichi ryu è tuttora attiva, e si possono leggere - in inglese - alcune interviste rilasciate in occasione di seminari in Francia dal caposcuola, soke Iwami Toshio, undicesimo successore di Miyamoto Musashi, a questo indirizzo. Il sito ufficiale della scuola Hyoho Niten Ichi ryu - riconoscuta dalla Nihon Budo Kyokai - è in giapponese.

Come spesso avviene, specialmente per scuole che hanno diversi secoli di storia alle spalle, si sono col tempo separate alcune branche. Il sito della scuola Hyoho Niten Ichi ryu guidata da Yoshimoti Kiyoshi è in inglese.

La presenza nel programma tecnico dello Yohon Niten Ichi ryu di alcune armi utilizzate dagli avversari di Miyamoto Musashi va vagliata con attenzione: secondo diversi esperti si tratterebbe di integrazioni introdotte successivamente non facenti parte inizalmente del metodo del fondatore.