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Gambari00In questo sito si sono deliberatamente seguiti eventi positivi, che incitassero a seguirne sempre di nuovi e perché no anche a contribuire alla nascita di nuovi eventi sempre più significativi. Dobbiamo segnalare però anche quelli infausti. Tra cui nei giorni passari la immatura scomparsa di Filippo Maria Gambari, direttore del Museo delle Civiltà di Roma. Nell'auspicio che anche le perdite, anche quelle più importanti, più dolorose, siano un monito e uno stimolo per andare avanti. Positivamente.

 

 

 

Gambari01Abbiamo seguito con interesse e speranze in gran parte avveratesi la nascita le iniziative e le vicende del Museo delle Civiltà di Roma, anche se talvolta ma era un dovere criticando le iniziative meno riuscite. Abbiamo taciuto fin troppo del ruolo avuto da Filippo Maria Gambari nella nascita del grande polo museale, di enormi prospettive. Il Muciv è stato inizialmente contestato, a torto, come mera operazione di smembramento di un importante patrimonio culturale. Era al contrario l'accentramento di differenti aree museali, alcune limitrofe ed altre lontane, che avevano in comune un  obiettivo: rendere conto di quanto costruito dalle differenti civiltà che avevano consentito la crescita, anche talvolta caotica, incoerente, negativa, della società umana.

Si riunivano così il Museo etnografico e preistorico Pigorini, il Museo di Arti e Tradizioni Popolari, il Museo dell'Alto medioevo: fino ad allora adiacenti ma separati, privi e privanti di una visione di assieme. Si univano a questi il Museo di Arte Orientale fino ad allora dislocato in locali esigui e inadatti a via Merulana e il Museo Africano, in passato all'interno di quello che fu il Giardino zoologico e poi chiuso e inaccessibile per molti anni.

E' stata una grande sorpresa, di cui lo scrivente si è però reso conto solo con il passare del tempo, vedere per la prima volta in assoluto un direttore di museo, e uno tra i più importanti, rendersi disponibile al pubblico. E non occasionalmente, non per mettersi in mostra ma per mettersi a disposizione, dettagliando quanto il museo stava facendo e quanto avrebbe fatto, pur non nascondendo alcuno degli ostacoli che rimanevano da superare.

SalaConferenzeEmblematico lo slogan con cui comunicò la sua decisione di non chiudere alcuna sala durante il lungo e complesso lavoro di ristrutturazione del museo, chiedendo in cambio ai visitatori di sopportare qualche disagio: Aperti per lavori. Da allora le iniziative museali si sono susseguite a un ritmo molto elevato, facendo venire in mente allo scrivente il monito di Ulisse: fatti non foste a viver come bruti.

Ora l'animatore di questa rinascita ci ha lasciato, strappato via dalla epidemia conosciuta come covid-19 il 19 novembre 2020.Una perdita grave e dolorosa.

Ma potrebbe, dovrebbe, essere l'occasione per aumentare il passo sulla strada che lui aveva tracciato, rendendoci conto per primi, noi stessi, senza che ci debbano ammonire altri, che fatti non fummo a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza. C'è un grande vuoto da colmare, e se la prematura scomparsa di Gambari rimarrà comunque un grave vulnus, che valga almeno a prenderne coscienza.

 


FibulaPrenestinaSono custodite nel complesso museale definito nel 2017 Museo delle Civiltà le testimonianza di numerose culture, non escluse quelle autoctone. Nel Museo Pigorini sono esposte opere uniche risalenti alla preistoria, come la venere di Savignano e quella ritrovata nel villaggio neolitico del lago di Bracciano, detta La marmotta.

Inoltre testimonianze alttrettanto uniche della protostoria, come la fibula prenestina a lungo oggetto di controversie sulla sua autenticità, che sembrano definitivamente risolte dagli studi più recenti. Un ornamento d'oro destinato probabilmente alla chiusura di un mantello virile.

E' forse la più antica reliquia che riporti, sviluppato da destra a sinistra, il linguaggio arcaico dei nostri antenati, quello da cui nacque il più importante e diffuso mezzo di comunicazione tra esseri umani: l'alfabeto latino. MANIOS:MED:FHE:FHAKED:NUMASIOI: Manio mi fece per Numerio.

MagentaNella sezione etnografica non è ancora possibile esporre permanentemente le opere provenienti dal Giappone, quelle a noi più care, per quanto si stia ovviamente lavorando in proposito.

Sono molte ed importanti, una anteprima è stata possibile in occasione della mostra temporanea dedicata alcuni anni fa alla avventura della pirocorvetta Magenta, che trasportò nel paese del sol levante la prima missione italiana, da cui il Giglioli riportò numerose opere d'arte e oggetti di uso comune.

Erano ugualmente esposte in quella occasione alcune delle numerose fotografie dell'archivio ottocentesco di Felice Beato e della scuola di Yokohama, di cui il museo detiene una parte significativa.

 

 

PortaMarinaVerso l'attiguo Museo dell'Alto Medioevo verrà attivato, o forse lo è già stato, un collegamento interno.

Al momento è infatti ancora necessario uscire dalle tre sedi museali per raggiungere quelle adiacenti.

Vi è esposta oltre alle magnifiche opere della civiltà longobarda alto-medioevale la impressionante, straordinaria, sala con decoro fittile ritrovata nei pressi della Porta marina di Ostia antica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LeptisIn attesa che vengano allestiti i nuovi spazi recentemente acquisiti e che le opere provenienti dai magazzini e dagli altri musei accorpati nella nuova sede vengano verificate, preparate per l'esposizione e adeguatamente descritte al pubblico, una delle iniziative più interessanti di Gambari è stata come già accennato quella di lasciare il museo aperto per lavori, senza rimandare la disponibilità al pubblico di opere che molti non avevano mai avuto occasione di ammirare.

In un'ala del Museo di Arti e Tradizioni Popolari, che si trova dal lato opposto dell'ampio piazzale rispetto a quello Preistorico Etnografico, hanno infatti trovato ospitalità oltre a svariate mostre temporanee alcune delle opere provenienti dalle attività di ricerca degli esperti etnografi italiani in varie parti del mondo e molto spesso in Africa.

Come ad esempio il grande plastico del foro di Leptis Magna (Libia) che furono in gran parte esplorate e portate alla luce dalle missioni degli archeologi italiani.

E' lecito quindi nutrire speranze per l'avvenire, ipotizzare che la perdita di Gambari si tramuti in uno sprone per continuare la sua opera? E' possibile, la volontà da parte dei suoi collaboratori non manca e si spera che il successore si mantenga sullo stesso alto livello.

Ma manca ancora qualcosa; la reazione, l'azione, del pubblico.

SaloneL'epidemia che sta ancora mordendo il mondo intero non ha solamente portato via tanti esseri umani,costretto molti di più a temere per la loro vita e sottoporsi a intense cure mediche, tutti a vivere isolati da amicizie, attività, interessi.

La necessità che ha portato l'epidemia di evitare assembramenti ha richiesto prima la chiusura dei luoghi culturali, poi una loro riapertura contingentata, con obbligo di prenotazione. Infine una nuova chiusura, che dura tuttora e che ha tra l'altro troncato i progammi del Muciv, che intendeva a dicembte 2020 dare forti segnali di ripresa di un intenso ciclo di attività.

Ma il pubblico non ha reagito come ci si attendeva. Si sono dimostrate superflue le complesse procedure di prenotazione on line messe in opera dai musei in ogni parte d'Europa: dopo la prima riapertura ovunque i musei sono rimasti cattedrali nel deserto, con pochi sparuti visitatori.

E' stato doloroso vedere gli enormi ambienti del Muciv, che potrebbero ospitare centinaia di persone contemporaneamente senza pericolo di creare assembramenti, rimanere desolatamente vuoti.

Gambari02L'opera di Gambari e degli operatori della cultura tutti, custodi di un patrimonio universale che permette nel mentre ammiriamo culture lontane di comprendere la nostra cultura e noi stessi, non è al sicuro.

L'unico modo di onorare degnamente il loro impegno è di portare a livelli paragonabili anche il nostro.

Altrimenti avranno lavorato e continueranno a lavorare invano.

P.B: