L'Arte Sublime ed Estrema dei Punti Vitali

Herny Plée

Edizioni Mediterranee

 

BOLLINO ROSSO:

Discutibile operazione commerciale che non svela inesistenti segreti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In copertina vengono riportati i nomi di due autori, Fujita Saiko, Responsabile in capo del Centro Nazionale Giapponese di Ricerche sulle Tecniche Marziali Ancestrali, ed Henry Plée, 10° dan di karate e noto studioso francese di arti marziali.

Tuttavia la responsabilità di questo libro va secondo noi attribuita esclusivamente a Plée, per ragioni che spiegheremo più avanti. La recensione è stata condotta sul testo originale francese, potrebbero quindi esserci alcune discordanze con l'edizione italiana.

Fujita Seiko (secondo la trascrizione più corrente) nacque nel 1899 e scomparve in un incidente automobilistico (secondo altri per un tumore al fegato) nel gennaio 1966. Già qui sorgono numerosi dubbi: il libro è stato pubblicato nel 1998, ossia 32 anni dopo, e sulla controcopertina non appare alcun cenno significativo sulla vita di Fujita e sui suoi legami con Plée.

Viene indicato come 10° dan e 14° soke della scuola di ninjutsu Koga ryu - ed è già un dato che lascia perplessi in quanto è noto che i rappresentanti di una scuola non hanno grado - nonché come responsabile in capo del Centro Nazionale Giapponese di Ricerche sulle tecniche Guerriere Ancestrali. In realtà Fujita è stato un personaggio discusso nel mondo delle arti marziali: diciamo subito che sembra sia stato erede del ramo Wada del Koga ryu, non della scuola principale e che abbia deciso deliberatamente di non lasciare eredi, preferendo che la scuola scomparisse con lui. Aveva anche studiato diverse scuole di karate di Okinawa, questo potrebbe spiegare i contatti con Plée, o perlomeno come gli siano pervenuti alcuni documenti.

Nel frontespizio viene riportata la sua prefazione ad un documento militare del 1944 definito "top secret ... destinato agli istruttori dei corpi speciali dell'esercito giapponese", al seguente scopo:

"Si les points vitaux mentionnés sont touchés ou frappés selon les instructions données, et si l'on exécute les méthodes de réanimation telles qu'elles sont décrites, on obtiendra exactement les résultats indiqués."

Una spiegazione molto vaga, che è necessario approfondire. Ci troveremmo di fronte ad un documento derivato, secondo l'apparenza, dalle esperienze condotte da un gruppo i cui i componenti vennero processati per crimini contro l'umanità, avendo condotto esperimenti sui prigionieri di guerra al fine di testare l'efficacia dei suddetti punti vitali causandone il collasso fisico temporaneo o la morte, e di verificare la loro resistenza al dolore e i limiti di resistenza del corpo umano. Non sono possibili dubbi, si fa esplicito e compiaciuto riferimento nel libro alla unità 731 delle cui attività potete informarvi su Wikipedia. Ogni commento è superfluo.

In realtà le immagini che illustrano i suddetti punti vitali sembrano derivare piuttosto da una precedente opera di Fujita, apparsa nel 1934 circa, intitolata Kenpo Gokui Sakkatsu-Ho Mekai (Metodo Kenpo di armi di percussione e punti vitali. Alcuni hanno osservato che sono presenti anche disegni - di differente stile - che fanno esclusivo riferimento a tecniche utilizzate nel karate, ipotizzando che questi siano opera di Plée o comunque da lui selezionati.

Il libro si divide comunque in 4 parti: premessa storica, archivi "segreti" delle 32 scuole considerate più importanti, conclusioni tratte dal suddetto Centro di Ricerche, ed infine applicazioni pratiche.

Si tratta di un libro del grande formato chiamato nei paesi anglofoni "coffee & tea book", ossia da sfogliare senza alcun vero interesse prendendolo dal tavolino del soggiorno dove gli ospiti attendono il té con i pasticcini. E che quindi non può e non deve essere un testo approfondito ed impegnativo ma piuttosto un semplice passatempo da sfogliare distrattamente guardando soprattutto le illustrazioni.

Il testo ovviamente c'è ma iniziandone la lettura si scopre che ogni pagina promette mirabolanti rivelazioni che non arrivano mai, alternando le promesse con altrettanto mirabolanti autocertificazioni dell'eccezionalità delle informazioni fornite, per la prima volta, al mondo.

 

 

 

 

Le 366 pagine del libro passano lentamente: ad ogni riga si cerca invano di capire quando è che si arriva veramente al punto, finché non si arriva invece senza che si sia letta una sola informazione non diciamo interessante ma almeno concreta, - e data la materia trattata verrebbe da dire per fortuna - alla controcopertina. Dove appare, accanto a quello di Fujita, il ritratto di un Henry Plée compiaciuto ed inappuntabile, in alta tenuta giapponese, con l'aori ove appare in bella evidenca il mon di famiglia. Non sapevamo che in Francia esistessero i mon di famiglia, ma tant'è.

Avrete capito che con un certo genere di libri - e questo qui in particolare - non è il caso di andare troppo per il sottile.

Ci dicono che Henry Klée è personaggio autorevole e studioso di fama. Purtroppo non è certamente qui che lo dimostra e non è possibile giudicare un'opera basandosi esclusivamente sull'autorevolezza della firma: siamo tenuti a giudicare il contenuto e non l'autore.

Questo libro è, purtoppo, solamente una operazione commerciale di dubbio gusto e che non ha avuto finora, sperando che continui a non averne in futuro, alcun impatto nel mondo dei seri praticanti e studiosi di arti marziali.

Si indirizza probabilmente alle persone che si sono avvicinate da poco a questo affascinante mondo, facendo leva soprattutto sui loro più bassi istinti, con l'immancabile promessa di rivelare finalmente - in nome dell'arte - i segreti dell'arte rimasti tali per secoli. Ragione sufficiente per doverne parlare, anche se avremmo preferito francamente lasciarlo nel meritato oblio.