Kokoro
Lafcadio Hearn
Luni, 2007

 

Uscito nel 1896 con il titolo di Kokoro: Hints and Echoes of Japanese Inner Life questo libro di Lafcadio Hearn tenta di aprire agli occidentali un mondo sconosciuto, non attraverso gli strumenti che normalmente vengono utilizzati in queste operazioni culturali ossia fredde analisi, raccolte di dati statistici, compendi di storia. La parola kokoro viene normalmente tradotta con cuore: ed è cercando di penetrare nel cuore del popolo giapponese che questo uomo che ha sempre amato viaggiare - nello spazio nel tempo e nelle culture - vuole introdurci al Giappone.

Sono sufficienti questi spunti ed echi della vita interna del Giappone per permetterci di comprenderlo? Certamente no, ma certamente non è nemmeno questo lo scopo del libro. Hearn intendeva probabilmente far nascere nel lettore il desiderio, forse addirittura l'urgenza, di comprendere di più e di farlo soprattutto attraverso il contatto diretto, rinunciando ad affidarsi solamente alla parola scritta. Non sta a noi dire se ed in quale percentuale lo scopo sia stato raggiunto, ma vorremmo rassicurare chi legge questa recensione: la lettura dell'opera vale sicuramente l'impegno necessario per reperirla. La Luni Editrice ha infatti chiuso i battenti da qualche anno ma diverse librerie on line segnalano di poterla fornire. Questa versione porta un sottotitolo non perfettamente aderente a quello inglese e precisamente Il cuore della vita giapponese.

Quale è il cuore della vita giapponese secondo Hearn? L'autore non espone come detto una tesi derivante da analisi e verifiche fattuali, non fa elenchi. Fornisce alcuni esempi, da lui selezionati si direbbe in maniera del tutto casuale, eppure legati tra loro da un filo forse poco evidente ma sicuramente impossibile da ignorare.

L'autore premette:

Gli scritti riuniti in questo volume parlano della vita interiore giapponese, più che di quella esteriore, perciò sono stati raccolti con il titolo Kokoro («cuore»). Scritto con l'ideogramma che appare qui sopra, il termine significa anche «mente», in senso emotivo; «spirito, coraggio, proposito, sentimento, affetto»; e «significato interiore» così come nella nostra lingua si dice «il cuore delle cose».

Kobé, 15 settembre 1895

 

La grande abbondanza di significati attribuibili alla parola kokoro, ed ognuno dei quali a sua volta suscettibile di assumere numerose sfumature se non significati alternativi, fa immediatamente comprendere che il compito di Hearn non sarà facile, e che non sarebbe stato ragionevole affrontarlo con i consueti mezzi adottati se non pretesi dal raziocino occidentale.

Leggendo questo libro vengono irresistibilmente richiamate alla mente tante letture passate, ed una emerge prepotentemente: Le notti attiche di Aulo Gellio, erudito romano del II secolo, nello spiegare le ragioni del titolo avverte immediatamente il lettore che si troverà di fronte ad una caotica raccolta di pensieri casuali scaturiti dalle lunghe e splendide notti di studio in Atene, senza alcun filo conduttore.

Iniziando la sua avventura di testimone con accurati calcoli sulla statura dell'eroe Ercole, passando per la nomenclatura delle formazioni dell'esercito romano o per i possibili colori dei manti dei cavalli, Aulo conduce a volo d'uccello il lettore nel mondo romano. Noncurante dei particolari che la visione dall'alto non consentirà di cogliere, noncurante di seguire un percorso programmato ma lasciandosi trasportare dalle aeree correnti della sete di conoscenza.

Hearn inizia la sua opera narrando lo straordinario - per noi - episodio dell'ufficiale di polizia che si rivolge ad un bambino ancora in tenera età, ancora aggrappato alla schiena della madre, indicandogli l'uccisore del padre che viene trasportato in prigione. Lo invita a guardare l'assassino negli occhi, per quanto gli possa essere doloroso, per compiere il suo dovere verso la memoria del padre che non conoscerà mai.

Alterna impressionistici e vivaci affreschi di vita quotidiana a profonde riflessioni sui sentimenti collettivi del popolo giapponese di fronte a grandi e spesso tragici avvenimenti, come guerre, epidemie o catastrofici fenomeni della natura.

Ammirato e conquistato dalla cultura giapponese mantiene tuttavia la necessaria lucidità; non si fa remore di vedere anche il male che si annida nelle tradizioni nipponiche, ma tenta sistematicamente di comprenderne le ragioni e trarre anche da lì un insegnamento, rinunciando alla tentazione di attribuirli ad abitudini e tradizioni tanto esotiche, sia pure affascinanti, da non essere per noi decifrabili. Osserva infatti, a proposito dell'invalicabile abisso che separa nella città di Matsue i paria - hachiya, koya no mono, yama no mono, eta -  dal resto della società - heimin - che  «Un giapponese di classe elevata pensa a togliersi il cappello davanti ad uno yama no mono quanto un possidente delle Indie Occidentali pensa di inchinarsi davanti ad un negro.

Alludendo presumibilmente Hearn con il termine Indie Occidentali agli Stati Uniti, in cui aveva vissuto, da cui provenivano le navi da guerra che aprirono al Giappone le porte della "civiltà".

L'autore testimonia le parole degli sconosciuti grandi piccoli saggi che si accollavano allora il compito di ricordare al popolo giappponese che nemmeno con la morte si sfugge alla suprema necessità di vincere se stessi,.

Ci porta con lui nei lunghi ed avventurosi viaggi che affrontava per conoscere il Giappone, là dove nessuno straniero era mai arrivato

Trascrive ingenue quanto splendide ballate popolari. Ci narra la storia commovente e dolceamara della geisha Kimiko:

Desiderare di essere dimenticati dall'amato è per l'anima un compito ben più difficile che cercare di non dimenticare