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La prima mostra italiana dedicata ad Hiroshige
di Manuela Gargiulo
commenti tecnici di Paolo Bottoni

La mostra ospitata dal 17 marzo fino al 13 settembre 2009 presso il Museo del Corso di Roma, organizzata dalla Fondazione Roma e dedicata ad Utagawa Hiroshige (Tokyo 1797–1858) è stata organizzata in modo accurato e attento, cercando di ricreare quell’atmosfera misteriosa e semplice tipica del mondo fluttuante (ukiyo), quel mondo semplice e "materiale" ma sorprendentemente delicato che fa parte a sua volta di un mondo complesso ed affascinante: il Giappone.

 

 

 

Le opere provenivano da una delle maggiori collezioni del mondo, quella della Honolulu Academy of Arts, cui sono state donate da James A. Michener (1907-1997).

Per accedere alla mostra bisognava oltrepassare un ponte di legno sul cui fianco prendevano vita scorci di giardini giapponesi rappresentati nelle varie stagioni nei quali, dietro le tipiche fusuma, le porte scorrevoli di carta di riso delle case tradizionali giapponesi, si scorgeva la presenza dell’essere umano sotto forma di ombre a testimoniare la quotidianità della vita.

Un ingresso veramente suggestivo. Un ponte verso l'universo di Hiroshige.

 

 

 

Mentre varcavo il ponte  la sensazione di lasciare il mondo occidentale per immergersi nel fascino della natura orientale marcava un passaggio tra le culture e i tempi,  fino a portare alla prima sezione della mostra: Il mondo della natura.


La natura in primo piano; scene quotidiane rivestite di incanto e così un fiore che sboccia, un martin pescatore che vola... carpe che risalgono il fiume...

 

 

Fiori e piante delle quattro stagioni
1835 circa
379x482 mm
HAA 21657

Tra i fiori di autunno ed inverno - a sinistra, garofano, ortensia, lespedeza, acero e crisantemo, e quelli di primavera ed estate - camelia, ciliegio e peonia, scorre il ruscello.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutto avvolto nell’alone di una realtà così semplice da  divenire magia. Immagini che scuotono i sensi a tal punto di sentire i suoni della natura con gli occhi; suoni dell'immaginario che si mescolavano con quelli che all’improvviso facevano eco nella sala  facendo così oscillare lo spettatore tra sogno e realtà.

Dove finiva uno e cominciava l’altra? A questa domanda ognuno avrà probabilmente la sua risposta da dare.

Iris e martin pescatore
1830-1840 circa
234 x 160 mm
HAA 22286

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le immagini di Hiroshige trasmettono tranquillità, rispetto; in esse l’uomo è presente come complemento di quell’uno che è l’universo ossia parte della natura stessa senza però esserne il protagonista. Il ruolo principale spetta alla natura, raffigurata anche in situazioni estreme quali pioggie furiose, gelate, nevicate. Situazioni avverse che, stranamente, piuttosto che trasmettere angoscia riempiono di calma interiore.

Carpa nella corrente
1836-1838 circa
255 x 367 mm
HAA 16805

Facendo riferimento ad una nota leggenda di origine cinese, la poesia riportata nell'opera allude al destino finale della carpa che risale il corso del fiume:

 

Alla fine
il suo destino è trasformarsi
in un drago delle nuvole:
la forte carpa
che risale il torrente


La seconda sezione della mostra, intitolata Cartoline dalle province, comprende una serie di stampe raffiguranti  località giapponesi famose. La natura anche qui ha un ruolo protagonista:  alberi dalle strane forme, fiumi, ponti sospesi tra le rocce.

Una delle tante immagini che mi ha colpito è intitolata La luna vista attraverso foglie d'acero ed è stata definita come “la rappresentazione grandiosa di uno spazio minuto”.

La luna vista attraverso foglie d’acero
Serie: Ventotto vedute della luna
1832 circa
380x170 mm
HAA  22306

Descrive una scena autunnale presso una cascata. Guardando attentamente questa meravigliosa stampa si può quasi percepire la lieve brezza d’autunno che fa danzare le foglie d’acero sul corpo lucente della cascata, il suono dell’acqua che dolcemente scorre segnando il tempo sotto lo sguardo acuto di una splendida luna piena.

In un piccolo spazio rettangolare un'esplosione di sensazioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’uomo raffigurato nella stampe spesso è rappresentato mentre ammira estasiato  il paesaggio che lo  circonda; come il barcaiolo vestito di rosso nell’immagine che segue, che si volta ad ammirare i ciliegi in fiore.

L’uomo non è indifferente verso la natura bensì consapevole della sua grandiosità.

Ciliegi in piena fioritura ad Arashiyama
Serie: Luoghi celebri di Kyoto
1834 circa
263x387 mm
HAA 16810

 

 

 

Mi è piaciuto molto Il ponte della scimmia rappresentato nelle varie stagioni dell’anno ma anche tutta la serie delle Vedute del monte Fuji; che paesaggi stupendi! Si intuisce dietro queste immagini il Giappone rurale e contadino di un tempo ed un grande senso di serena semplicità mi ha accompagnato per tutta l‘esposizione.

Il ponte della Scimmia sotto la neve
1845 circa
343x74 mm
HAA 22124































Kai: il ponte della scimmia
Serie: Illustrazioni di luoghi celebri delle sessanta ed oltre province
1853, ottavo mese
354 x 241 mm



In uno splendido mattino, nel primo periodo dell'autunno, le prime luci del giorno illuminano armoniosamente pietra, acqua e vegetazione,.



















 

Il ponte della scimmia a Kai

1854, secondo mese

339 x 112 mmHAA 22123



In questa versione dell'opera è raffigurato invece un tramonto. Il maestro smorza i toni dell'ambiente, ricreando l'atmosfera caliginosa di una giornata incerta per esaltare il rosso acceso in piena stagione autunnale.

La portata maggiore del fiume nasconde le rocce prima visibili, ed il fiume diventa drammaticamente protagonista dell'immagine.

Sono passati 9 anni dalla prima immagine di Sarubashi sotto la neve.





















 


La mostra proseguiva poi con la sezione La via per Kyoto contraddistinta dal torii, il tipico portale rosso scintoista solitamente posto nelle vicinanze dei luoghi sacri.

Questa sezione era dedicata alle due grandi vie (Tokaido, quella lungo la costa e Kisokaido, quella nell’entroterra che passava per le montagne) che collegavano la capitale amministrativa di Edo ove risiedeva lo shogun alla capitale imperiale di Kyoto.

Comprende una delle maggiori opere di Hiroshige: le Cinquantatrè stazioni di posta del Tokaido, considerata uno dei capolavori maggiori del Maestro.

 

 

 

 

Nihonbashi. Corteo di vessilliferi al seguito di un daimyō
Serie: Cinquantatré stazioni di posta del Tōkaidō
1833-1834 circa
222x347 mm
HAA 13636

Anche qui l’idea  del percorso rappresentato da scene quotidiane inserite sempre in paesaggi di straordinaria forza e bellezza.

 

 

 

 

 

 

Nihonbashi: veduta mattutina
Serie: Cinquantatré stazioni di posta del Tōkaidō
1833-1834 circa
261x382 mm
HAA 17241

Delle due versioni di questa celeberrima stampa, la prima si potrebbe definire più  "popolare" e senza dubbio più realistica. I corteggio del daimyo è seminascosto dalla folla di persone comuni intente alle loro faccende quotidiane, che a dispetto della rigida etichetta e delle minacciose spade dei samurai del seguito sembrano del tutto indifferenti alla solennità del momento e tuttaltro che disposti a farsi da parte.

La seconda è un po' più "ufficiale" ma è pur sempre presente il colore locale, senza sovrastare il soggetto principale. La versione più colorita sicuramente è anche più divertente, di quel delicato umorismo che i maestri giapponesi amano riservare ai protagonisti umani delle loro opere.

 

Shōno. Scroscio improvviso [stazione 46]
Serie: Cinquantatré stazioni di posta del Tōkaidō
1833-1834 circa
218x349 mm
HAA 17232

Questa magistrale opera di Hiroshige sembra uno schizzo fatto al volo senza alcuna premeditazione, rivela invece uno accurato studio. La pendenza della strada, e le cime degli alberi piegati dal vento convergono a formare un triangolo che guida l'osservatore verso una meta ideale.Gli elementi umani, gli  uomini in cammino e le capanne del villaggio sullo sfondo, tendono anche essi verso la meta. L'intervento della pioggia rompe questo equilibrio statico che potrebbe altrimenti apparire lezioso.

 

Yokkaichi. Fiume Mie [stazione 44]
Serie: Cinquantatré stazioni di posta del Tōkaidō
1833-1834 circa
223x343 mm
HAA 17228

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Akasaka, illustrazione delle prostitute di una locanda (stazione 37)
Serie: 53 stazioni di posta del Tokaido

1833 - 1834 circa

240 x 351 mm

HAA 25007

 

Sulla destra (non va dimenticato che per i giapponesi la "lettura" di un'opera va da destra a sinistra, quindi in primo piano) tre donne la cui cintura (obi) è annodata sul davanti, a contrassegnarne la professione, si preparano a ricevere i clienti. Due di essi sono visibili a sinistra, uno che sta tornando dal bagno ed il secondo che si rilassa fumando la pipa, mentre ascolta le proposte di un massaggiatore cieco.


La quarta sezione della mostra intitolata Nel cuore di Tokyo comprendeva una serie di immagini raffiguranti luoghi che abitanti e visitatori frequentavano abitualmente come strade affollate, case di piacere, teatri, temi legati alla metropoli.

Ma anche, nella affollata metropoli, la ricerca di luoghi legati alla natura ove immergersi di nuovo nella contemplazione dell'armonia dell'universo


Kameido. Il giardino dei susini
Serie: Cento vedute di luoghi celebri di Edo
1857
377x265 mm
HAA 24103

Aveva ragione Van Gogh ad asserire: “Giapponesi così semplici che vivono nella natura come se loro stessi fossero dei fiori”. Questa espressione si addice perfettamente al senso di delicata sensibilità che scaturisce dalle immagini di Hiroshige.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il pino della luna nella collina di Ueno
Serie: Cento vedute di luoghi celebri di Edo
1857, ottavo mese
371 x 252 mm
HAA 22783

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ueno: Padiglione di Kiyomizu e laghetto di Shinobazu
Serie: Cento vedute di luoghi celebri di Edo

1856, quarto mese

355 x 248 mm
HAA 22700

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Asakusa, davanti a Kaminarimon: Kameya
Serie: Edo. Grande serie delle più rinomate case da tè

1839 - 1842 circa

252 x 372 mm
HAA 23398

 









 

 

Yoshiwara: Fioritura di ciliegi di sera a Nakanocho
Serie: Luoghi celebri della Capitale Orientale
832 -1834 circa
284 x 364 mm
HAA 23572


L’ultima sezione intitolata Il vedutismo di Hiroshige nella prima fotografia giapponese ci mostra come la sua opera abbia influenzato i  primi fotografi dell’epoca che si rifacevano alle sue opere sia scegliendo gli stessi paesaggi sia cercando di ricreare le stesse atmosfere.

Nihonmatsu no Fuji (Fuji-mountain from Nihonmatsu)
Autore non identificato
[Nihonmatsu, prefettura di Fukushima]
Collotipo
92x143mm
1910 circa
JCII, Tokyo

 

 

 

630. Cherry Bank at Koganei.
Kusakabe Kinbei
[Koganei, Tokyo]
Stampa all’albumina dipinta a mano
200x254mm
1880 circa
JCII, Tokyo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

107. Fuji and Kashiwabara Lake.
Autore non identificato
[Kashiwabara, prefettura di Shiga]
Stampa all’albumina dipinta a mano
217x272mm
1880 circa
JCII, Tokyo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Saruhashi (Il ponte della scimmia)
Raimund von Stillfried Ratenicz
1874 circa
Stampa all'albumina colorata a mano
JCII, Tokyo

La mostra si concludeva con un parallelo tra Hiroshige e Van Gogh il quale aveva riprodotto alcune immagini dell’artista dando però il suo tocco particolare ed il confronto mi è parso altamente affascinante.


Van Gogh ed Hiroshige
Paolo Bottoni

Ho avuto la fortuna di poter visitare dopo la mostra di Hiroshige a Roma anche il Museo van Gogh di Amsterdam, e pochi giorni dopo di poter ritornare a Roma per una seconda visita al Museo del Corso. In occasione di questa ultima visita, con la gentile collaborazione della Fondazione Roma che gestisce il Museo, che ha autorizzato la ripresa delle immagini non provenienti dal catalogo, sono stati preparati gli articoli che state leggendo.

Devo dire che è stata una esperienza unica ed emozionante: lo studio su testi e fonti convenzionali non può sostituire l'osservazione diretta dei capolavori, ed il confronto tra opere depositate in località molto distanti, ad Amsterdam come abbiamo detto le opere di Van Gogh e presso l'Honolulu Academy le stampe esposte a Roma, raramente è possibile a così breve distanza di tempo, quando ancora la memoria ha vividi ricordi di quanto impresso nella retina.

Va ricordato subito che l'interesse di Vincent van Gogh verso l'arte giapponese non è stato casuale né episodico. Il grande artista fiammingo era come noto praticamente autodidatta e restìo ad accettare le regole dell'apprendimento e benché nato in una famiglia ricca di artisti rivelò tardi la sua vocazione. Quindi accolse con entusiasmo la possibilità di attingere ispirazione da una scuola che privilegiava l'osservazione attenta della natura e la composizione istintiva alle lunghe sedute in studio.

Fu facilitato dall'avere vicino il fratello Theo, che esercitava il mestiere familiare di mercante d'arte che lo stesso Vincent aveva iniziato con profitto in gioventù. Theo era non solo venditore ma anche estimatore e collezionista di stampe giapponesi e trasmise questa passione al fratello, che sullo sfondo di numerose opere dipinte ad Anversa collocò delle stampe della sua collezione. Durante il loro cosidetto "periodo parigino" - 1886-1888 - Vincent e Theo van Gogh organizzarono la prima esposizione in assoluto di opere ukiyo-e, presso il locale Le Tambourin di proprietà di Agata Segatori.

In seguito, una delle motivazioni che spinsero Vincent van Gogh a trasferirsi ad Arles fu proprio la ricerca del "colore del Giappone", che in quella località gli sembrava possibile ritrovare. Purtroppo il male che lo corrodeva dall'interno non lasciò a van Gogh il tempo di esprimersi appieno. Nel 1890 poneva termine ai suoi giorni, all'età di 37 anni, mentre Theo si spegneva sei mesi più tardi di malattia.

La vedova di Theo van Gogh, Johanna, dedicò gran parte della sua vita al recupero ed alla valorizzazione delle opere del cognato, ed il nucleo della collezione del Museo van Gogh di Amsterdam è formato dalla sua donazione. Sono lì esposte quasi tutte le opere che hanno tratto ispirazione dalle stampe giapponesi. Non solamente da Hiroshige, ricordiamo La Cortigiana da Eisen, e non solamente copie ma anche temi originali trattati "alla giapponese" come Il seminatore (Arles, novembre 1888), Il pesco rosa (Arles, aprile 1888) o Barche da pesca a Les Saintes Maries de la mer (Arles, giugno 1888).

Vincent van Gogh:
Albero di susino in fiore (da Hiroshige)

Parigi, estate 1887, olio su tela
55 x 46 cm
V. v. Gogh Foundation Collection, # S115

Non c'è bisogno di sottolineare che in questa opera van Gogh riprende un capolavoro di Hiroshige che abbiamo ormai imparato a conoscere bene: il Giardino dei susini di Kameido. La versione di van Gogh presenta ovviamente caratteristiche differenti motivate dalla tecnica ad olio utilizzata. Nelle pagine seguenti potrete conoscere in dettaglio la tecnica dell'ukiyo-e d in particolare proprio i passaggi necessari per produrre una copia di questa stampa.

 

 

 

 

 

 

 

Vincent van Gogh:
Il ponte sotto la pioggia (da Hiroshige)

Parigi, estate 1887, olio su tela
73 x 54 cm
V. v. Gogh Foundation Collection, # S114

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Hiroshige:
Ohashi. Acquazzone ad Atake
Serie: Cento vedute di luoghi celebri di Edo
1857, nono mese
360 x 237 mm
HAA 06445

 

 

 

 

 

 


La tecnica di Hiroshige

La silografia, che si pensa sia nato proprio in Giappone intorno all'VIII secolo per arrivare in Europa solamente nel XIV, è la tecnica di trasposizione di un disegno a rilievo sopra una matrice in legno, che verrà poi inchiostrata permettendo la riproduzione dell'opera in alcune centinaia di esemplari, prima che il deteriorarsi della matrice la renda inservibile.

La tecnica prese vie diverse nelle diverse culture. In occidente per permettere tiraggi maggiori si passò prima all'utilizzo di matrici in legno più duro, di difficile lavorazione ma più resistenti, e poi all'utilizzo di matrici in metallo su cui il disegno veniva riportato non scalpellando a mano ma incidendo mediante acidi.

In Giappone il maestro Moronobu iniziò nel XVII secolo ad Edo la rappresentazione di quei soggetti che venivano definiti in ambito religioso ukiyo-e (憂き世 immagini del mondo della sofferenza) ossia situazioni tipiche di chi non ha facoltà di liberarsi dalle proprie passioni. Successivamente venne orgogliosamente rivendicata quella che sembrava una menomazione ed il termine ukiyo-e (浮世絵 immagini del mondo fluttuante) che utilizza differenti kanji fu quello che passò alla storia. Fu più tardi il maestro Haronobu a sviluppare la tecnica nishiki-e che permetteva l'utilizzo del colore mediante più matrici che venivano successivamente trasferite sulla carta.

Questa tecnica venne via via perfezionata, fino a prevedere anche 15 successivi passaggi prima di arrivare al risultato definitivo, ma verso la metà del XIX secolo delle severe leggi suntuarie tentarono di limitare il procedimento a non più di 7/8 passaggi. Il sistema nishiki-e oltre a permettere l'introduzione del colore, e con effetti suggestivi non consentiti da altri sistemi di riproduzione, permetteva di produrre differenti versioni dello stesso soggetto mediante apposizione di strati di colore differenti. Ecco infatti una suggestiva versione notturna del giardino dei susini di Kameido.

Kameido, il giardino dei susini

Serie: Cento vedute di luoghi celebri di Edo

1857, undicesimo mese

363 x 247 mm

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Seguiamo ora, attraverso la documentazione esposta nella mostra di Roma, le varie fasi della lavorazione di una stampa: il giardino dei susini di Kameido, di cui abbiamo già parlato e che il lettore già ha visto.

Prima di tutto converrà parlare degli strumenti utilizzati dagli ignoti artisti che provvedevano a trasportare sulla carta, seguendo precise indicazioni dell'autore e dell'editore, la matrice.

Il disegno approvato per l'esecuzione della stampa veniva affidato ad un maestro incisore, che lo incollava su una tavola di legno tenero e provvedeva ad asportare la superficie lasciando intatto il contorno , in modo da avere una matrice in positivo del disegno, e poi altrettante matrici per ogni strato di colore che si prevedeva di applicare.

Utilizzava a tale scopo una serie di scalpelli e sgorbie in tutto simili a quelli in uso in Europa.

 

 

 

 

Matrice di base per stampa
Utagawa Hiroshige

245 x 410 mm
HAA 14108

Possiamo osservare, nell'angolo inferiore a sinistra,  i segni dello scapello che hanno evidentemente asportato il timbro dell'editore, in occasione di una ristampa. E' verosimile che sia stata preparata una nuova matrice per apporre i timbri del nuovo editore e della censura.

 

 

 

 

 

 

Bagliore del tramonto a Seta
Serie: Otto scenari di Omi
1834 circa
da Wikimedia

Questa è una stampa relativa alla matrice precedente. Rappresenta il lungo ponte Seta Karahashi sul lago Biwa. lungo il cammino del Tokaido. Naturalmente la matrice imprime sulla carta una immagine speculare rispetto all'originale.

 

 

 

 

 

 

 

I colori utilizzati erano in polvere, e prevalentemente di origine vegetale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Venivano stesi sulla matrice mediante pennelli e premuti sulla carta tenuta a registro con appositi tamponi, in modo che l'inchiostro vi si trasferisse.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ecco come si presenta la stampa dopo il primo passaggio, in cui vengono riportate sulla carta solamente le linee del disegno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il secondo passaggio: una tonalità ocra.

Rempie i fiori di susino e poco altro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il terzo passaggio riempie la "quinta"sulla sinistra

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel quarto passaggio si inizia a campire il cielo con una tonalità rossastra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il passaggio successivo inzia ad aggiungere sfumature di colore.

Immediatamente la stampa prende vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Terminata la prima "serie" di strati di colore, tutti sul rosso, ora è la volta del blu

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Inizia ad acquistare profondità e rilievo anche il prato al di sotto dei susini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il riempimento dei tronchi e rami dona di colpo alla stampa una dimensionalità fino a quel momento non immaginabile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ancora un passaggio: è evidente quale ne sia lo scopo.

Altrettanto evidenti gli effetti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'ultimo passaggio ci restituisce il capolavoro che avevamo già ammirato in precedenza.

Il giardino dei susini di Kameido, in Edo (Tokyo).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




Vediamo come nasce una importante raccolta, una delle maggiori a livello mondiale. I capolavori esposti nella mostra di Roma provenivano dalla raccolta della Honolulu Academy of Arts, alimentata prevalentemente dal lascito del famoso scrittore anglosassone James Michener, autore tra l'altro di numerosi romanzi ambientati nell'estremo oriente.

Hiratsuka Unichi (1895-1997)
Ritratto di James A. Michener

1957
HAA 24493a
(foto di Tim Siegert)

Michener rivela di avere cominciato ad apprezzare relativamente tardi l'arte del maestro, di cui aveva scritto: "l'opera di Hiroshige non ha su di me il fascino che ha per la maggior parte dei collezionisti." Questa sua opinione era giustificata dalla scadente esecuzione di molte stampe sul mercato: Michener affermava che nessun altro maestro aveva avuto una percentuale di riuscita così bassa, essendo veramente rare le stampe che si distaccavano dalle altre per qualità di esecuzione. Probabilmente le opere di Hiroshige furono vittime del loro successo, che spinse gli editori a riutilizzare matrici già oltre il termine della loro vita utile, e per giunta manipolate per sostituire il timbro dell'editore e quello della censura od altri particolari di contorno, come abbiamo già visto.

Eppure era di Hiroshige la prima stampa giapponese in assoluto che Michener ebbe modo di ammirare, ricordando nel suo scritto Japanese Prints (1959): "Credo di avere intuito allora tutto quanto avrei scoperto un giorno sugli ukiyo-e." Fu l' inizio di una passione che dopo quel momento di raffreddamento di cui abbiamo parlato, tornò ad accendersi e durò per tutta la vita. Si trattava della stampa conosciuta come Mii no bansho, ossia Campana serale al tempio di Mii.

Campana serale a Miidera
Serie: Otto scenari di Omi
1834 circa

La collezione di Michener trovò la sua destinazione finale in circostanze talmente banali da sfiorare il paradossale e apparire frutto di una fantasia spropositata: sembrerebbero uscite da uno dei romanzi stessi del collezionista.

 

 

 

 

 

 

 

Avendo già deciso di lasciarla al Metropolitan Museum of Art di New York, vi si recò per prendere accordi parcheggiando regolarmente la sua macchina negli spazi appositi.

Ciò malgrado un poliziotto intervenne e lo multò per sosta vietata, rigettando bruscamente ogni obiezione.

Fu tale l'irritazione di Michener che decise seduta stante che New York non avrebbe avuto le sue opere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il destino volle che qualche tempo dopo, nel corso di una visita alla Academy di Honolulu, un altro poliziotto si dimostrasse al contrario estremamente cortese nell'aiutare Michener nel parcheggio. Come andò a finire, ormai il lettore lo può comprendere immediatamente.

Non si creda però che Michener abbia agito d'impulso, solo sulla base di questi episodi casuali. I suoi legami con le Hawaii, dove è ambientato un suo famoso romanzo e dove visse per alcuni anni, erano profondi, e trovava deplorevole che una cultura che doveva tanto all'Asia ed al Giappone fosse priva di opere d'arte che permettessero di rendere possibile il sogno di Anna Rice Cooke, fondatrice della Academy, che così scriveva nel 1927: "Che i nostri figli di diverse nazionalità e razze, vivendo lontani dai centri dell'Arte, possano farsi un'idea delle rispettive tradizioni culturali e conoscere gli ideali incarnati nell'arte di altri popoli loro vicini."

La sede della Honolulu Academy of Arts
foto: www.honoluluacademy.org