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Una volta convinto di essere invincibile, ora Musashi desidera solamente colmare le sue debolezze praticando incessantemente l'arte della spada.

E' di nuovo in cammino ed a lui si è unito anche il mercante di cavalli Kumagoro (Haruo Tanaka), quello che era fuggito esterefatto al vedere Musashi afferrare le mosche al volo, e che ha deciso di divenire suo discepolo.

Musashi ha però deciso di fermarsi: inutile cercare in altri cosa sta cercando in se stesso.

Si fermeranno in uno sperduto villaggio, in una zona infestata da briganti, e costruiranno una capanna dove fermarsi a vivere.

Là, liberi da altre preoccupazioni, potranno perfezionarsi nell'arte della spada.

 

 

In qualche modo Otsu è venuta a conoscenza di tutto, e sfidando l'insidia dei briganti dopo un lungo viaggio solitario raggiunge Musashi,

Che è lieto di vederla: sta lavorando sulla terra ed al tempo stesso su di se, rendendo fertile il proprio corpo.

Non è però ancora pronto per affrontare la vita, anche se la sua maturazione sta giungendo al termine.

Otsu verrà ospitata inella capanna del capo villaggio, e Musashi manterrà da lei una certa distanza, pur tentando di farle capire che si tratta solo di aspettare prima che la loro vicenda vada a compimento.

Otsu non riesce a comprendere, è delusa e turbata da questo atteggiamento.

 

 

 

 

Anche Akemi ha raggiunto il villaggio: riconosciuta da Kojiro tra le donne di una casa di piacere, ottiene da lui la somma per riscattarsi e informazioni su come recarsi da Musashi.

Sempre condannata a seguire volontà altrui, catturata dai briganti e costretta a collaborare con loro per assalire il villaggio, troverà la morte durante l'assalto, ribellandosi a loro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il destino dei vari protagonisti della saga si avvia verso la conclusione.

A Musahi viene recapitato un messaggio: è Kojiro, che gli ricorda il loro impegno e chiede di fissare il duello.

Sarà il 13 aprile del 1612: 12 anni dall'inizio della vicenda di Musashi, che iniziò al tempo della battaglia di Sekigahara.

Musashi era probabilmente alle soglie della trentina, mentre l'età di Kojiro è controversa.

L'isola dove ebbe luogo il duello verrà conosciuta poi, dal suo nome di battaglia, come Ganryu jima: l'isola della Scuola della Roccia.

 

 

 

 

 

Anche Kojiro, come il suo avversario, non ha ritenuto possibile legarsi ad una donna.

A differenza di Musashi ha però inseguito questa o quella, senza soffermarsi su alcuna.

Ora sta trovando la compagna della sua vita, ma non sa se la sua vita continuerà, e prende da lei commiato rimandando a dopo, se un dopo ci sarà, ogni altra cosa.

Musashi viene raggiunto da Otsu sulla spiaggia dove si sta imbarcando per andare a combattere. Anche tra di loro avviene un chiarimento, anche per loro bisognerà attendere l'esito del confronto.

 

 

 

 

 

 

Tra le numerose e contraddittorie versioni del combattimento Inagaki ha dovuto operare delle scelte.

Conferma quella, contestata da alcuni, che Musashi durante la traversata abbia ricavato un grande bokken dal remo di riserva, combattendo con quello.

Presumibilmente senza alcuna intenzione di sorprendere Kojiro con la le dimensioni della sua arma.

Musashi era di grande complessione, era del tutto normale che adottasse armi adatte alla sua statura, e anche nelle ipotesi di ricostruzione più estreme il suo bokken arriva al massimo ad eguagliare la misura dello stendipanni con cui combatteva Kojiro.

 

 

 

 

 

Quando la barca viene avvistata dalle vedette Kojiro, che attendeva silenzioso, prende congedo dagli ufficiali della casata Hosokawa e con passo calmo si dirige alla volta di Musashi.

E' visibilmente cambiato anche esteriormente: il suo aspetto è ancora curato, ma non compiaciuto di se stesso come lo è sempre stato in passato, al confronto appare quasi dimesso.

In Musashi questo processo di rinuncia è cominciato prima, ha voluto trascurare qualunque cosa tranne la spada per poi nel momento cruciale rinunciare anche a quella, combattendo con un rudimentale bokken.

 

 

 

 

 

 

Esistono decine di versioni di questo duello, la vicenda di Miyamoto Musashi e Sasaki Kojiro in Giappone è stata popolare sullo schermo probabilmente quanto da noi I tre moschettieri.

Per una sorta di tacito consenso, aggiungendo qua e là qualche abbellimento, quasi tutti i registi che ci si sono cimentati hanno tratto ispirazione da Inagaki, che pure ha concesso poco se non nulla allo spettacolo fine a se stesso e ha seguito a sua volta gli stilemi dei suoi predecessori, Mizoguchi fra tutti..

 

 

 

 

 

 

 

 

E' destino che Kojiro debba soccombere.

Gli ufficiali che si recano là dove è caduto - tutti erano rimasti prima a rispettosa distanza, trovano Musashi muto, attonito.

Si limita a rispondere alle congratulazioni per avere permesso di assistere ad uno splendido duello dichiarando che Kojiro è stato il più grande avversario da lui incontrato.

Poi ringrazia silenziosamente i presenti con un inchino, prima di volgere loro le spalle e riguadagnare la barca per tornare alla vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

Solo nella solitudine della barca, anche il loquace barcaiolo dopo aver espresso la sua gioia capisce che è il momento di tacere, Musashi si lascia andare.

Sfoga nel pianto la tensione accumulata in dodici lunghi anni trascorsi sula via.

Sfoga il dolore di avere ucciso in Kojiro se stesso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Termina qui la trilogia dedicata a Musashi.