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 E ora facciamo un passo indietro

I diplomi yudansha dell'Hombu Dojo venivano consegnati in occasione del seminario estivo. Era mio compito prelevarli dalla segreteria e portarli a Coverciano, tutti: le comunicazioni non erano facili e immediate all'epoca, non era possibile conoscere in precedenza chi sarebbe intervenuto e chi no, quindi i diplomi a scanso di equivoci si portavano tutti, per poi rimandare a Roma quelli non ritirati.

Era inoltre mio compito controllare chi fosse presente e prelevare i relativi diplomi, ordinarli per grado dallo shodan in su, e in occasione della cerimonia di consegna tenermi sulla destra di Tada sensei per porgergli di volta in volta i diplomi. E già...

Eroici3 05Nel 1982 si cambiò registro. Negli anni precedenti i fotografi d'ordinanza dell'Aikikai d'Italia avevano dato forfait, per varie ragioni tutte comprensibili. Avevo di conseguenza rispolverato la mia antica attività di fotografo amatoriale, e non avendo più da tempo la fida leggendaria Canon Re2000 avevo raggranellato il necessario per acquistare una Canon A1; macchina di cui si diceva all'epoca un gran male, avendo un timido accenno di quella che avrebbe poi imperversato fino ai giorni nostri e presumibilmente anche oltre: l'elettronica! La ritenevo però più adatta ai miei scopi, avendo la possibilità di lavorare in priorità dei tempi che è essenziale per ritrarre scene d'azione, e non me ne sono mai pentito.

Quell'anno mi venne una idea in più, e tutti sanno che io sarei una persona sopportabile se non avessi delle idee, ma ormai è troppo tardi per pensare a qualche rimedio. Fotografare le cerimonie di consegna. Gli yudansha erano praticamente tutti responsabili di dojo e io non solo avevo i loro indirizzi ma inviavo loro periodicamente corrispondenza di ogni tipo, dalle schede di iscrizione ai bollini di convalida, dai bollettini di conto corrente alle domande di esami. Non mi sarebbe costato nulla inserire nella corrispondenza le loro foto. E così feci anche negli anni successivi, ma chi avesse perso la sua foto non me la chieda ora: inviavo anche i negativi, per permettere la stampa nel formato che ognuno volesse, quindi non mi è rimasto nulla.

Torniamo a quella prima volta. Dopo lunga e matura riflessione stavo arrivando alla conclusione che sarebbe stato probabilmente scomodo continuare ad assistere il maestro nelle consegne e duplicarmi ciclicamente per potere contemporaneamente fotografare il tutto. Chiesi quindi a Imazaki Masatoshi di sostituirmi, e di conseguenza fu lui da quell'anno in poi, fino al suo ritorno in Giappone, a essere in seiza alla destra di Tada sensei.

Non che avessi dimenticato che quell'anno dovevo ritirare il diploma di nidan... Ma la cosa non presentò particolari difficoltà; essendo stato io a ordinare i diplomi conoscevo esattamente il momento in cui sarebbe toccato a me. Ebbi quindi tutto il tempo di appoggiare la Canon sul tatami, posizionarmi di fronte a Tada sensei e procedere nella sua direzione in shikko come previsto dal protocollo, arrestandomi nella posizione prevista.

Eroici3 02Mentre il maestro declamava ritualmente il riconoscimento, sentii l'inconfondibile rumore dello scatto della Canon, e il trascinamento della pellicola da parte del motor drive. Inevitabile pensare, dimenticando completamente l'evento e le circostanze, pur senza apparentemente muovere un ciglio, “Ma chi è quel disgraziato?!?! Ma come si permette?”

Era inevitabilmente l'inevitabile Stefano P.. Sempre lui. Aveva pensato che mi avrebbe comunque fatto piacere avere un ricordo materiale di quel momento, e aveva dimostrato a tutti “la differenza tra pensiero e azione” afferrando la Canon per fotografarmi. Non ricordo nemmeno se lo ringraziai al momento. Lo ringrazio ora.

 


Eroici3 03Nota:  E' noto al colto pubblico che ci legge che il mitico Mida, re della Frigia, aveva ottenuto dal dio Dioniso il potere di tramutare in oro quanto toccava salvo pentirsene quando non riusciva più nemmeno a sfamarsi, anche il cibo diventava non appena toccato prezioso quanto immangiabile oro.

Meno noto è che membro di una giuria diede un giudizio non lusinghiero delle arti canore del dio Apollo, che gli fece crescere un vistoso paio di orecchie d'asino. Fu costretto a celarle sotto quel berretto che ancora oggi si chiama frigio, ma avendo col tempo bisogno di una scorciata ai capelli, chiamò il barbiere di corte pretendendo da lui il segreto più assoluto su quanto avrebbe visto sotto al berretto.

Il povero barbiere resistè fino ai limiti delle umane possibilità, infine esausto, scavò una buca nel terreno, vi immerse il viso e vi spifferò tutto, ricolmando poi accuratamente la buca. Sfortunatamente (per Mida) da quella buca nacquero delle canne, che a ogni fremito del vento col loro fruscio raccontavano ai passanti che al re, per un giudizio avventato, erano state assegnate orecchie d'asino.